21 ottobre 2014

Paolo VI: allora progressista, oggi reazionario.



di Francesco Filipazzi
La beatificazione di Paolo VI ha suscitato l'interesse dei media, orfani di un Sinodo che non ha rispettato le aspettative in termini di aperture dannose e contrarie alla dottrina. I Tg e i giornali dunque si sono interessati alla figura del pontefice che ha chiuso il Concilio Vaticano II, descrivendolo come un grande Papa di cambiamento e di riforma, ignari, volutamente o perché ignoranti, del fatto che Paolo VI oggi sarebbe additato come oscurantista e retrogrado.
Il magistero di Giovanni Battista Montini non fu per nulla “progressista” e durante quel pontificato certe discussioni e riflessioni marxiste (sottolineiamo la voluta ambiguità del termine) e kasperiane, sarebbero state respinte con sdegno. Le encicliche parlano chiaro, culminando nella mitica ed eroica Humanae Vitae, scritta in un periodo di rivolgimenti epocali, in cui imperversavano il '68 e la violenza femminista, iniziavano a premere le derive abortiste e divorziste e gli anti concezionali iniziarono ad essere distribuiti come caramelle.

Riguardo il matrimonio leggiamo ad esempio che “L’amore coniugale rivela massimamente la sua vera natura e nobiltà quando è considerato nella sua sorgente suprema, Dio, che è "Amore", che è il Padre da cui ogni paternità, in cielo e in terra, trae il suo nome". Il matrimonio non è quindi effetto del caso o prodotto della evoluzione di inconsce forze naturali: è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore. […]. Per i battezzati, poi, il matrimonio riveste la dignità di segno sacramentale della grazia, in quanto rappresenta l’unione di Cristo e della chiesa”. La finalità del matrimonio è inoltre indubbia: “Il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori”.

L'aborto è rifiutato nettamente. Se ne parla nel paragrafo “Vie illecite alla regolazione della natalità”. “In conformità con questi principi fondamentali della visione umana e cristiana sul matrimonio, dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto diretto”.

I metodi anti concezionali sono inoltre rifiutati e considerati come via principale all'infedeltà coniugale. Questi metodi sono contrari alla dignità della donna. Il paragrafo 17 dell'enciclica è un vero e proprio colpo di scena: “Si può anche temere che l’uomo, abituandosi all’uso delle pratiche anticoncezionali, finisca per perdere il rispetto della donna e, senza più curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, arrivi a considerarla come semplice strumento di godimento egoistico e non più come la sua compagna, rispettata e amata”.


Il lettore penserà che qui si stia cercando di strumentalizzare un'enciclica. Com'è possibile che il Papa del primo post concilio non sia moderno e trendy? Ci sarà sicuramente una qualche enciclica più aperturista. Invece no. Parliamo ad esempio del celibato sacerdotale. Una delle grandi problematiche dei nostri tempi è la balzana idea, portata avanti purtroppo anche da qualche sacerdote, che il prete possa vivere bene la propria vocazione anche se sposato. Addirittura si narra di preti che in Austria convivono more uxorio con delle donne e nei puzzolenti salotti televisivi italici capita che venga proposta l'esperienza del prete che vuole vivere il suo amore con la donna della sua vita. Paolo VI visse nel periodo in cui nacquero tutte queste storture e la risposta non si fece attendere. La Sacerdotalis Caelibatus. Un'enciclica lunga, che analizza il problema del celibato in modo approfondito e offre tutte le risposte del caso. Il messaggio è anche qui inequivocabile “ Noi dunque riteniamo che la vigente legge del sacro celibato debba ancora oggi, e fermamente, accompagnarsi al ministero ecclesiastico; essa deve sorreggere il ministro nella sua scelta esclusiva, perenne e totale dell'unico e sommo amore di Cristo e della consacrazione al culto di Dio e al servizio della Chiesa, e deve qualificare il suo stato di vita, sia nella comunità dei fedeli, che in quella profana”.

Abbiamo qui citato l'ultima e la penultima enciclica di Paolo VI, quelle scritte dopo il Concilio e quindi quelle che avrebbero potuto risentire dello spirito del “concilio dei media”. Ma non fu così, perché Montini non era così. Nella sua prima enciclica, Ecclesiam Suam, questo pontefice vissuto in uno dei periodi peggiori per la Chiesa del '900, scrisse nel paragrafo “Vivere nel mondo e non del mondo: Sarà opportunissima cosa che anche il cristiano d'oggi abbia sempre presente questa sua originale e mirabile forma di vita, che lo sostenga nel gaudio della sua dignità e che lo immunizzi dal contagio dell'umana miseria circostante, o dalla seduzione dell'umano splendore parimenti circostante.” Ecco come san Paolo medesimo educava i cristiani della prima generazione: Non unitevi a un giogo sconveniente con gli infedeli; poiché che cosa ha a che fare la giustizia coll'iniquità? e che comunanza v'è tra la luce e le tenebre?... che rapporto tra il fedele e l'infedele? La pedagogia cristiana dovrà ricordare sempre all'alunno dei tempi nostri questa sua privilegiata condizione e questo suo conseguente dovere di vivere nel mondo ma non del mondo, secondo il voto stesso sopra ricordato di Gesù a riguardo dei suoi discepoli: Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.E la Chiesa fa proprio tale voto.” Un voto portato avanti fra mille difficoltà.

 

2 commenti :

  1. ot la rai contro le sentinelle in piedi?
    http://lezpop.it/quelli-che-il-calcio-lucia-ocone-vende-una-sentinella-in-piedi-video/

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  2. Caro Filipazzi,
    avevo espresso analoghe vedute in vari articoli su Libertà e Persona: basta mettere il mio nome per trovarli. Purtroppo i novatores voglio oggi, dopo averlo strumentalizzato per 50 anni, superare il Vaticano II (1965) e perfino il CCC (1997). Come a dire che ciò che ieri era di sx (o sembrava esserlo), oggi, alla luce dell'inarrestabile progresso storico appare di dx, e dunque si deve andare sempre più in là... La Rivoluzione mangia oggi i suoi figli di ier, come uccisero Robespierre. Noi dobbiamo usare non solo il Magistero cattolico, ma perfino Marx (che elogiava l'economia medievale), Stalin (anti gay) e Togliatti (che difese la bontà del Concordato del '29) contro i progressisti-satanisti di oggi... Sapendo però che Dio resta infinitamente più a dx di tutti costoro e di noi stessi: l'eterna destra celeste...

    Fabrizio C.

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