14 ottobre 2014

Sinodo e vocazione matrimoniale


di Giulia Tanel

Dai lavori del Sinodo Straordinario sulla Famiglia è emersa la constatazione che la celebrazione del matrimonio “[...] sembra ridursi sempre più alla dimensione sociale e giuridica, invece che religiosa e spirituale. Il percorso preparatorio spesso viene percepito dai nubendi come un’imposizione, un compito da assolvere senza convincimento e risulta essere troppo breve”. Proprio per questo i Padri Sinodali hanno più volte sottolineato che sarebbe necessaria una più approfondita preparazione al matrimonio, “[...] affinché esso sia non solo valido, ma anche fruttuoso. [...] bisogna trasmettere una visione del matrimonio non solo come un punto di arrivo, ma come un cammino verso una meta più alta, una strada di crescita personale e di coppia, forza e fonte di energia. La scelta matrimoniale è una vera e propria vocazione e in quanto tale ha bisogno di fedeltà e coerenza per risultare vero luogo di crescita e di salvaguardia dell’umano”.

Dare vita a una nuova famiglia è quindi frutto di un’adesione al progetto di Dio sulla propria vita: è la risposta alla vocazione matrimoniale. Tuttavia attorno a questa affermazione si aprono due piani di riflessione, i quali in un certo senso l’anticipano e ne creano i presupposti.
Da un lato la constatazione di come, al giorno d’oggi, siano veramente pochi i giovani aiutati a intraprendere un serio percorso di discernimento vocazionale. Questo itinerario ha infatti finito per essere identificato con il periodo di verifica che precede la scelta di consacrarsi, dimentichi del fatto che qualsiasi scelta di vita trova la propria origine e il proprio compimento in una chiamata specifica da parte del Signore: fare il medico, piuttosto che l’insegnate o il giornalista non dovrebbe infatti rispondere esclusivamente al libero arbitrio o essere frutto della casualità. Eppure anche molti cattolici praticanti non hanno una chiara consapevolezza circa l’importanza di aderire, quale via privilegiata per giungere alla santificazione, alla vocazione che Dio ha assegnato loro. E questo in quanto sono oramai pochi i pastori disposti a parlare di questo aspetto senza reticenze dettate dal fatto che la società in cui viviamo è sempre più secolarizzata e quindi meno aperta a concepire l’esistenza individuale all’interno di un disegno più ampio.
Il secondo aspetto su cui riflettere interessa invece il fidanzamento. Nel corso del Sinodo si è infatti parlato molto della preparazione al matrimonio, senza tenere tuttavia in debita considerazione il fatto che le coppie che decidono di frequentare questi corsi hanno alle spalle uno, due, tre o più anni di vita condivisa. Hanno quindi già percorso assieme un importante tratto di strada, durante il quale hanno consolidato delle abitudini comuni e si sono, almeno parzialmente, plasmati l’uno sull’altro. Ebbene, riguardo al fidanzamento cattolico troppo spesso il messaggio che viene fornito è quello di evitare i rapporti prematrimoniali, mentre poco o nulla viene spiegato circa il dialogo di coppia, la condivisione del tempo e delle amicizie, la relazione con le rispettive famiglie d’origine, la risoluzione dei conflitti, l’importanza di pregare assieme e di avere una guida spirituale... tutti questi sono aspetti che vengono rimessi alla responsabilità delle singole coppie di fidanzati e alla loro maturità (di fede e non).

Alla luce di quanto affermato emerge quindi che, seppure sia certamente necessario pensare a dei corsi di preparazione al matrimonio più approfonditi e più seri, sarebbe innanzitutto doveroso ricominciare a parlare in maniera esplicita della questione vocazionale intesa in senso ampio e del delicato periodo del fidanzamento, perché sono questi due i veri presupposti sui quali si fondano le basi della famiglia che verrà.
Nel momento in cui si è certi di essere chiamati alla vita matrimoniale e, nel corso di un fidanzamento serio e casto, si è stati aiutati ad approfondire la conoscenza della persona con cui s’intende condividere il resto della propria vita, è infatti lecito presupporre di avere delle buone garanzie di riuscita matrimoniale, consapevoli che la Grazia del sacramento matrimoniale sopperirà a tutte le tare proprie della natura umana.

 

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