10 novembre 2014

Due (enormi) balle per promuovere l’eutanasia


di Giuliano Guzzo

«Due delle ragioni che giustificherebbero da sole la legalizzazione della eutanasia in Italia sono il fenomeno della eutanasia clandestina (circa 20mila casi l’anno) e quello dei suicidi di malati (1.000 l’anno, e più di 1.000 tentativi di suicidio)», si legge sul sito de L’Espresso in un intervento a firma di Carlo Troilo, intervento forte e persuasivo sin dal titolo: “Se mille suicidi vi sembran pochi”. Ora, chi si limitasse alla lettura integrale dell’articolo, potrebbe anche sposarne le ragioni. Legittimamente. Del resto non s’intende, qui, esprimere parere alcuno sulla “dolce morte” né sull’autodeterminazione ma solo segnalare come i due argomenti principali prodotti – 1.000 suicidi e 20.000 casi di eutanasia clandestina l’anno – siano non solo poco corretti, ma totalmente destituiti di fondamento.
Partiamo dai «suicidi di malati (1.000 l’anno, e più di 1.000 tentativi di suicidio)». E’ vero che ci sono stati 1.316 suicidi aventi la malattia come movente, ma non va dimenticato – come del resto precisa la stessa tabella Istat a cui rimanda il sito de L’Espresso (Dati 2008) – come la stragrande maggioranza di questi riguardino malattie psichiche (1.010) e non malattie fisiche (306); stesso discorso per i tentativi 1.382 tentativi di suicidio: quasi tutti causati da malattie psichiche (1.259) anziché da malattie fisiche (123). Posto che pure il dato sui suicidi per malattie fisiche andrebbe preso con le pinze (quante di queste morti si sono verificate nonostante cure adeguate e quante, purtroppo, in carenza di esse?), meraviglia che si taccia sulla prevalenza statistica delle malattie psichiche, che certo non hanno un legame diretto col dolore fisico che tanto, giustamente, spaventa.
Abbiamo cioè soggetti che magnificano l’autodeterminazione, ma poi ci nascondono il fatto che i dati che loro chiamano in causa riguardano per lo più persone che, in conseguenza di un disagio mentale, non sono state affatto così libere di scegliere. Bella presa per i fondelli. Ma non è la sola, dato c’è un altro dato da smascherare: quello sul «fenomeno della eutanasia clandestina (circa 20mila casi l’anno)». Qui L’Espresso neppure rinvia alla fonte, ma solo ad un pezzo di Repubblica che presenta un’indagine dell’Istituto Mario Negri. Si tratterebbe, secondo Troilo, della «ricerca più autorevole sulla eutanasia clandestina». Peccato che sul sito degli autori della ricerca, curata dal GiViTI – acronimo che sta per Gruppo Italiano per la Valutazione degli interventi in Terapia Intensiva -, un comunicato stampa del dottor Bertolini, responsabile di GiViTI, prenda le distanze proprio dalle manipolazioni radicali.
«Purtroppo i dati di quella importante ricerca – scrive il dottor Bertolini - sono stati riportati in maniera distorta e scorrettatravisando completamente la loro portata e il loro significato. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza […] La ricerca del GiViTI ha mostrato che nel 62% dei decessi avvenuti in Terapia Intensiva, la morte è stata preceduta da una qualche forma di limitazione terapeutica, dopo che è stata verificata l’inefficacia delle cure. In questo senso, è frutto di ignoranza, di superficialità o peggio di malafede porre sullo stesso piano l’eutanasia e la desistenza da cure inappropriate per eccesso, come purtroppo si è visto fare in queste ore. Questa campagna di grave disinformazione non solo è lesiva di un comportamento virtuoso da parte di tanti medici intensivisti, ma impedisce lo sviluppo di una corretta discussione su temi tanto delicati e sensibili all’interno della società civile» (03.05.2013).
Se sono queste le «ragioni che giustificherebbero da sole la legalizzazione della eutanasia in Italia» il fronte a favore della “dolce morte” è messo davvero male. Non solo: se c’è bisogno di arrivare a mentire, a manipolare numeri e a farsi persino sconfessare dagli autori delle ricerche citate a supporto delle proprie tesi, le possibilità sono due: o queste tesi sono fallaci e truffaldine come gli argomenti che le dovrebbero supportare, oppure c’è parecchio da fare. Che i lettori si facciano, giustamente – e in vera libertà, almeno loro -, l’idea che credono; ma stiano bene attenti perché questi signori che oggi la sparano grossa sull’eutanasia clandestina sono culturalmente figli e nipoti, se non fratelli, di coloro che ieri la sparavano grossa sull’aborto clandestino che in Italia, ogni anno, si sarebbe ripetuto milioni di volte. Poi è l’aborto clandestino e divenuto aborto di Stato e a diventare clandestina, da allora in avanti, è stata la stessa che oggi si tenta di nascondere ancora: la verità.

 

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