13 novembre 2014

Il cavallo di Troia


di Giuliano Guzzo

«E’ irresponsabile indebolire la famiglia, creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia di classica memoria – per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano»In questo denso passaggio della prolusione di ieri del cardinal Bagnasco, se ci pensiamo bene, non manca nulla. C’è anzitutto notevole precisione linguistica – non si parla di riconoscere bensì, giustamente, di creare «nuove figure» familiari -, poi c’è analisi – l’invenzione giuridica delle nuove famiglie viene associata alla volontà, assai funzionale al controllo del potere e alla manipolazione, di «confondere la gente» – e non manca neppure acume antropologico, col sapiente collegamento fra il declino dell’istituto familiare e lo scardinamento culturale del «nucleo portante della persona e dell’umano».

In pratica Bagnasco, con un ragionamento razionale e per nulla irragionevole, sottolinea un concetto semplice ma decisivo: l’indebolimento della famiglia – effetto inevitabile se si mettono sullo stesso piano coppie sposate e coppie di fatto, magari pure di persone dello stesso sesso, inaugurando una sorta di grottesco supermercato degli affetti, dove ognuno si piglia il modello familiare che più lo attrae – è indebolimento dell’uomo. Solitudine. Perdita del futuro. Vuoto. Il declino della natalità e la spaventosa diffusione statistica della cosiddetta famiglia unipersonale sono lì a testimoniarci che una società che sottovaluta la centralità della famiglia, beh, scherza col fuoco. E il dato che purtroppo conferma la gravità della situazione è, suo malgrado, proprio lui, il cardinal Bagnasco, un uomo di fede che ci supplica di usare la ragione. Un religioso che ci chiede di essere meno superstiziosi e schiavi delle sirene edonistiche del “love is love”. A questo siamo.

 

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