02 novembre 2014

Il gender tra Africa e ONU


di  don Mauro

Sabato 4 ottobre, vigilia della concertata ed osteggiata veglia nazionale delle Sentinelle in Piedi, a Brescia si è tenuta una giornata di studio e formazione sul tema della famiglia, promossa e ospitata dalla curia diocesana, molto attiva e coraggiosa su simili tematiche. Nell'intensa giornata si sono succeduti una decina di interventi dei quali mi propongo dare una breve sintesi in questo e in successivi articoli. Partiamo con un po' di sommario. Argomenti affrontati: l'evoluzione storico-culturale-politica dell'ideologia del gender; la dittatura del gender in un contesto di scontro di civiltà, particolarmente nel contrasto tra esportazione culturale europea e resistenza tradizionale africana; aggiornamento della situazione giuridica quale luogo e mezzo di ulteriore diffusione e imposizione dell'ideologia; ultimi studi neuroscientifici sull'importanza del rapporto madre-figlio fin dal periodo della gestazione; recensione critica circa lo status questionis delle ricerche sul benessere o malessere dei bambini adottati da coppie omosessuali. Relatori, nell'ordine: Marguerite Peeters, card. Robert Sarah, Giancarlo Cerrelli, Massimo Gandolfini, Roberto Marchesini. Tralascio di dire dei video relativi ad altre micro-questioni, contributi complementari e via dicendo (su tutti la promozione del caso Bruce Brenda David, già recensito su Campari).

Non dirò pressoché nulla sul l'intervento di Cerrelli, perché non abbisogna di particolari commenti, trattandosi di un elenco eloquente dell'incalzante moltiplicarsi di leggi a favore delle cause omosessualiste (non le definisco "cause omosessuali" in quanto molti omosessuali non vi si riconoscono), spesso connotato da forzature procedurali puntualmente pubblicizzate da agenzie di comunicazione tendenziose. Rimando poi ad altra sede la recensione degli interventi di Gandolfini e Marchesini, in quanto il contenuto degli interventi è confluito in un bel testo della "biblioteca della Manif" che converrà riprendere per intero altrove.

Parliamo qui delle lezioni offerte da Peeters e Sarah.

L'intervento del card. Robert Sarah, fisicamente assente per impegni dell'ultima ora in Vaticano, è stato relazionato dal suo segretario, mons Tejado. A fronte delle recenti polemiche sul cosiddetto razzismo kasperiano, torna utile uno sguardo sul discorso di Sarah, che verte attorno a due questioni fondamentali. La prima riguarda il bagaglio culturale africano e il portato valoriale di quel continente, spesso filtrato dagli europei attraverso pregiudizi che ne snaturano il senso profondo. Attraverso una serie di esempi relativi alle molte e diversificate tribù africane, il relatore ha mostrato come si conservi nella coscienza nera il senso dell'unicità e dell'indissolubilità matrimoniale. Cominciando dal primo carattere, a dispetto di pratiche poligame sovente diffuse e ovviamente discutibili, va notato come il privilegio della prima moglie non è misconosciuto, a lei si devono infatti onori unici, particolarmente nell'ambito paradigmatico della dote matrimoniale o delle onoranze funebri, con cui si afferma lo status giuridico-culturale di amanti per tutte le successive compagne dell'uomo di casa. D'altra parte si danno riti sponsali altamente simbolici in cui si dichiara plasticamente l'indissolubilità, ad esempio tramite riti natural-religiosi imperniati sull'uso della noce di cola, frutto tipico dell'Africa occidentale il cui guscio, un tutt'uno dato da due parti 'cementate' tra loro, illustra il valore del coniugio. La seconda questione sollevata è più incisiva, perché consiste in un j'accuse lanciato a noi europei, esportatori della teoria del gender, descritta dal prelato come una lotta contro le determinazioni antropologiche e teologiche scritte nella nostra natura, processo con cui si istituzionalizzano convincimenti psicologici e orientamenti antinomici alla concezione sessuale tradizionale. Il che si configura come una imposizione dell'ONU a danni della cultura africana, che sente l'omosessualità come un non-sense rispetto alla matrimonialità, e ritiene dunque oltraggioso il volerla imporre. La problematica si riassume dunque in un quesito: l'omosessualità porterà qualcosa di buono al matrimonio? Evidentemente no. Inoltre l'Africa deve difendersi dall'influsso di simili gruppi anche perché essi autorizzano la morte di bambini, anziani e handicappati. Per concludere il card. Sarah ha illustrato la differenza tra le agenzie ideologiche che portano oggi la decadenza europea in Africa, e invece i missionari che hanno portato il Vangelo!

Limite dell'intervento di Sarah è stata l'assenza del conferenziere, sì da rendere impossibile approfondire temi di peso, per lo più solo accennati nella relazione, e peraltro calibrati su un registro testimoniale più che documentale. Testimonianza personale e incisività argomentativa sono state fuor di dubbio le note dell'intervento di Marguerite Peeters, esperta e critica internazionale delle problematiche della gender theory, cui è approdata ormai vent'anni fa, quando, ancora giovane giornalista, si è trovata coinvolta un po' casualmente tra le reporter al Congresso ONU di Il Cairo e di Pechino, e da allora si è specializzata quale studiosa delle politiche familiari globali, evidentemente volte a modificare lo stato reale della realtà al fine di imporre modelli che strumentalizzano e snaturano donna, bambino, famiglia e vita. Veniamo ai contenuti della conferenza.

Si parte da un appello, appello a reagire alla pressione culturale e politica che sta investendo tutto l'occidente, ma anche gli altri continenti affatto digiuni della nostra storia e dei nostri problemi. Per reagire serve però anzitutto conoscenza, conoscere la storia che sta dietro all'attuale moda omosessualista e antifamilista. Anzitutto bisogna riconoscere che il gender non è un progetto esclusivamente omosessuale, ha invece due interpretazioni: quella femminista radicale e quella omosessuale. Le donne per prime hanno negato l'identità filiale, materna e coniugale loro propria, di conseguenza si è venuti a dire che l'identità maschile e femminile nella loro complementarietà allo stesso modo sarebbero costruzioni sociali che si opporrebbero all'uguaglianza dei cittadini, da qui l'imperativo: le concezioni tradizionali vanno smontate con ogni mezzo, sia esso educativo, giuridico, culturale. Su questa duplice radice, femminista ed omosessualista, si snoda la seconda considerazione: riconoscere che la medesima governance familiare presiede alle iniziative di tutela del gender e pure a quelle che aboliscono la donna come persona e la sostituiscono con un essere individualista, nella promozione spinta di politiche anticoncezionali e abortiste. Proprio per il fatto che la donna ha perso il suo ruolo, per questo suo non essere più femminile né accogliente, ma volta alla ricerca di potere e conflitto con l'altro sesso, si assiste oggi a un aumento del numero di omosessuali nella società contemporanea. Un terzo punto si è soffermato sullo sviluppo storico-culturale dell'ideologia imperante: dal deismo alla Butler, da Rousseau che riteneva l'istituzione paterna nociva all'egualitarismo sociale alla tecnocrazia di ispirazione nicciana. In quarto ed ultimo luogo la Peeters ha portato l'attenzione su quelle che sono le odierne linee politiche e culturali della governance mondiale, evidentemente ritagliate sulle classiche strategie massoniche della ambiguità terminologica e delle dietrologie dell'ombra. Si vede nella nascita e diffusione del termine 'gender', che inizialmente poteva essere interpretato variamente: si trattava solo di una nuova promozione delle quote rosa? In realtà no, bensì l'ONU voleva fornire una nuova etica al mondo globale; e donde si sarebbe attinta tale etica? Dal contesto culturale del post-guerra fredda, nel contesto della caduta del muro e dello sdoganamento di aborto e divorzio già avviato. E più in generale si vede nella sistematica diffusione di un nuovo linguaggio che veicoli questa stessa etica, un linguaggio diffusivo che viene importato ormai in ogni continente: governance, consensus, partnership, democrazia partecipativa. E ancora, si assumono come campi di cooperazione internazionale i problemi di fame, ecologia e sessualità, pretendendo si siano superati i vecchi problemi relativi all'opposizione degli schieramenti politici, per tuffarsi nella nuova proposta dei temi etici, da trattare - si promette - in modo neutro, e in realtà pilotati attraverso neo-lingue ambigue, opache e insidiose. Infine si riconosce esserci una governance che guida tale procedere, dove per governance si intende un sistema in equilibrio tra società civile e settore privato, tra governo e altre istituzioni mediane, in un meticciamento che sposta l'asse dalla verticalità gerarchica all'influenza orizzontale delle ONG, per un gioco fittizio nel quale di fatto le ONG finiscono col dettare l'agenda politica degli Stati (praticamente come sta avvenendo con Re.a.d.y. in Italia). Fin qui la Peeters, che però non ci ha dato soluzioni, se non quella preliminare, urgente e per nulla scontata di formarsi una coscienza critica e un sapere adeguato alla materia e ai tempi. Prossimamente Marchesini e Gandolfini.

 

1 commento :

  1. La professoressa Anna Bono ci degna di immeritata attenzione attraverso la pagina di FB, e condivide la propria massima competenza, rilevando le imprecisioni della mia recensione. Mi pare doveroso puntualizzare che la parte di relazione relativa alla situazione africana è effettivamente debole, data l'assenza del conferenziere, ma non inventata dal sottoscritto. Che ci siano gravi problemi di poligamia, tratta delle donne, caccia alle streghe, agli albini etc. mi è noto. In questo senso il paragrafo sull'Africa rimane da completare: non potevo però farlo io da semplice compilatore. Se posso andare oltre il riassunto e tentare un commento, credo che mons. Sarah attraverso il suo portavoce ci stesse chiedendo di cercare possibili radici di bene nella cultura africana - che so, i semina verbi - e di non andare ad aggiungere ai problemi loro propri i nostri problemi da europei. Ma qui mi sono già spinto troppo oltre: oltre le mie competenze e oltre la mia promessa di fare una semplice recensione.
    Ringrazio pubblicamente la professoressa dell'attenzione e delle correzioni. DMB

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