30 novembre 2014

Perché Salvini non può essere la nuova destra


di Alessandro Rico

Il boom della Lega Nord, che secondo l’ultimo sondaggio SWG viaggia a ridosso del 12%, ha persuaso molti orfani della destra a cercare in Salvini un nuovo padre adottivo. Il “Matteo contro Matteo” stuzzica persino il Cavaliere, che con il suo endorsement forse prende tempo nello scontro con Fitto, ma restituisce gli umori di un elettorato alla disperata ricerca di un leader. È indubbio che Salvini funzioni alla grande: unico esponente di destra che sia stato capace di costruirsi una piattaforma social, non passa giorno che non faccia parlare di sé, abile provocatore e apologeta del senso comune. Mentre Forza Italia si sgretola e il Nuovo Centrodestra appare una miserrima stampella di Renzi, votare/votarsi a Salvini sembra l’ultima scialuppa sulla nave che affonda. Ma non basta. Ci sono tre elementi che impediscono alla Lega di diventare la futura colonna portante della destra italiana: la congiuntura storica, la volatilità dell’elettorato, il limite intrinseco del partito.

I primi due problemi sono strettamente correlati. Sembrerò ripetitivo, ma voglio ricordare che, nel bel mezzo della crisi economica, il voto di protesta diventa un fenomeno dilagante. E questo spiega anche perché la grande fetta di elettori insoddisfatti non si distingua per la propria fedeltà a un partito: il M5S aveva sfondato nel 2013 ma sta velocemente affondando, inizia l’emorragia di consensi anche dal PD, la Lega può raccogliere una parte di questo malcontento, ma non è sull’esasperazione della gente che si possono costruire programmi politici. E questo ci porta alla questione dei limiti costitutivi di un partito come la Lega, di per sé destinata a oscillare rapidamente, come un pendolo di Schopenhauer, dal successo alla sconfitta. Il movimento di Salvini si fa forte dei sentimenti “contro” di tanti italiani: contro l’Europa, contro il degrado delle periferie, contro la clandestinità, tutte battaglie sacrosante, che però ingrossano il partito quando è all’opposizione e lo sgonfiano quando diventa maggioranza. Perché governare, specie in un sistema politico che, a meno di clamorosi colpi di mano da parte di Renzi, rimane essenzialmente consensuale e corporativo, vuol dire scendere a compromessi, “moderarsi”. E a quel punto, Salvini non ha ragion d’essere. È vero che già si è costituita la corrente “centrista” di Tosi, ma è una legge ferrea del marketing politico che se l’offerta moderata è molteplice, gli elettori preferiscono l’originale – sia Forza Italia, NCD, o più probabilmente lo stesso PD renziano.
Ipotizziamo però che l’alchimia funzioni ancora a lungo e che magari la Lega, come il Front National, benefici di cospicui finanziamenti dalla Russia. Il problema è che un simile stato di cose contribuirebbe ad accrescere l’anomalia del centrodestra italiano, vincolandolo alle sorti di un’internazionale vacillante – viste le crescenti pressioni delle potenze mondiali su Putin – e sinceramente discutibile – capisco e condivido le simpatie per il leader russo, ma come scrisse su questo blog Riccardo Facchini, non sarà Putin a redimere il mondo. Per quanto possiamo essere deboli in Europa, Russia e Corea del Nord mi sembrano partner meno affidabili che, ad esempio, una Francia decisa a contrastare la governance tedesca. Da questo punto di vista, posso essere d’accordo sul fatto che i reiterati attacchi di Alfano a Salvini rappresentino l’ennesima testimonianza della miopia dell’ex delfino di Berlusconi. In questa fase, farebbe bene almeno a rispettare le esigenze di rottura di cui il leader leghista si fa portavoce, anziché cadere nella trappola dello snobismo. D’altra parte, rimango favorevolmente colpito dal tentativo coraggioso di smarcarsi da facili strategie elettorali, sforzandosi di costruire un soggetto politico più simile ai Tories britannici che ad Alba Dorata. Di sicuro Alfano, Lupi o la Lorenzin non saranno i Thatcher italiani. Ma se non si può fare a meno di condividere molte delle posizioni di Salvini, mentre i radical-chic rosicano e gridano al pericolo fascista, resta il fatto che la Lega è lontana dal rappresentare quel grande contenitore liberal-conservatore che, solo, potrebbe risorgere dalle ceneri del berlusconismo. Le nubi nere all’orizzonte della destra sono ancora lungi dall’essersi dissolte.

 

3 commenti :

  1. Non so se siano i tempi di un grande "polo liberal-conservatore" ...come Cameron o Sarkozy? L'Ungheria di Orban mi sembra più vicina a Salvini, e vincente! Comunque, chi ha occhi per vedere più lontano (così DOVREBBERO essere i cattolici) farebbe bene a passare un po' di idee sane al "vicino" leghista, che almeno non ha guardie del corpo davanti alle ville dentro cui succede di tutto... e quello che fa viene fuori dopo 1-2 minuti...

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  2. Articolo discutibile e contestabile:
    1) la Destra, quella vera, non ha nulla da spartire con il liberalismo. La Destra, quella vera, è identitaria, anticapitalista, con una visione sociale organica e basata sui corpi intermedi, certamente anti-individualista e orientata al sacro. Tutto il contrario del liberalismo;
    2) nel deserto della Destra politica attuale, si salvano Fratelli d'Italia e, appunto, la Lega. Certo, con molte riserve e molti distinguo. Ma c'è altro?
    3) l'alleanza con il Front National (preferivo il padre, ma non si può avere tutto) è significativa di una precisa scelta di campo di Salvini;
    4) Putin è oggi, che ci piaccia o no, l'unica alternativa alla dittatura supercapitalista, con le sue appendici antirazziste, omesessualiste, anti-identitarie. Il blocco eurasiatico risponde non solo agli interessi geopolitici europei, ma alla sua (dell'Europa) storia, alla sua cultura, alle sue radici;
    5) Salvini sta aggregando, almeno al centro-sud, tutte le sparse realtà di Destra-Destra;
    6) la lotta contro l'immigrazione, l'ordine pubblico, l'arroganza dell'Unione europea la vedo solo nella Lega e in Fratelli d'Italia, destinati, inevitabilmente, ad almeno un'alleanza tattica.

    Conclusione: ritenere che la Destra possa essere rappresentata da Forza Italia o, peggio, dal NCD, significa non sapere cosa sia la Destra o mistificare il significato delle parole.

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