11 novembre 2014

San Martino, soldato di Cristo



di Roberto De Albentiis

San Martino, Vescovo di Tours, chiamato, nella tradizione orientale, il Misericordioso, nacque a Sabaria, in Pannonia, in un anno compreso tra il 316 e il 317: era figlio di un generale romano di religione pagana, ed entrò anche lui molto giovane nell'esercito; promosso al rango di circitor e inviato in Gallia, era suo compito svolgere la ronda notturna e ispezionare i posti di guardia.

Un giorno, durante l'esercizio della sua funzione militare, incontrò un mendicante seminudo e gli offrì metà del suo mantello (episodio su cui poi si basò l'intera produzione iconografica e innografica), e quella notte stessa gli apparve in sogno Nostro Signore Gesù Cristo, che lo lodava per averLo rivestito mentre era povero e sofferente.

Il sogno ebbe un tale impatto su di lui che decise di convertirsi e di ricevere il Battesimo; divenuto, infine, generale, decise di lasciare l'esercito e di farsi consacrare sacerdote.


Dedicatosi alla lotta all'eresia ariana e, contemporaneamente, all'eremitaggio e alla vita monacale (fondò presso Poitiers uno dei primi monasteri occidentali), Martino fu scelto un giorno dai cittadini di Tours come loro nuovo Vescovo; in questa sua nuova veste, tuttavia, continuò sempre a praticare una vita ascetica e monacale e a combattere l'eresia ariana e il paganesimo.

Durante i molti anni in cui fu Vescovo (uno dei massimi esempi di Corepiscopo) si dedicò alla predicazione, alla celebrazione dei sacramenti, allo sradicamento delle usanze pagane, all'esercizio delle opere di misericordia corporale, alla fondazione di monasteri; verso tutti esercitò compassione e misericordia, e la sua fama di uomo giusto era forte tanto presso i cristiani cattolici che presso gli eretici e i pagani. Morì santamente in una notte di inizio novembre dell’anno 397; i suoi funerali videro un immenso concorso di popolo, accorso da tutta la Gallia, e fu l’inizio del suo culto ufficiale, nonostante il popolo già lo venerasse, in vita, come santo.
Uno dei santi più popolari dell'antichità e del Medioevo cattolico (tanto che in calendari civili o, come quello ambrosiano, ecclesiastici, il giorno della sua festa era una data importantissima e irrinunciabile), venerato come confessore e Taumaturgo, era ed è Patrono, tra le tante categorie, dei poveri, dei mendicanti e dei soldati; il suo culto era molto popolare soprattutto nelle campagne: prova ne sono i toponimi (basti pensare alle centinaia di chiese, comuni e frazioni che portano il suo nome), le feste religiose e le sagre di paese (legate soprattutto alle castagne, al vino e ai mostaccioli), le usanze popolari (come distribuire dolci e regali ai bambini), i proverbi (come “A San Martino ogni mosto diventa vino”).

San Martino fu soprattutto sacerdote, vescovo e monaco, eppure l’iconografia maggioritaria che lo riguarda lo raffigura nel famosissimo episodio del dono del mantello al povero, quando era ancora un cavaliere (pagano, ma che, per il suo gesto, si meritò di poter interloquire con Cristo Stesso), e per questo ho deciso di intitolare in quel modo questo mio articolo; della sua lunga e ricca vita possiamo trarre alcuni interessanti spunti, riguardanti il monachesimo, il rapporto tra carità e amore per il culto di Dio, il rapporto tra carità e verità.


Quanto al monachesimo, come detto, San Martino fu uno dei fondatori del monachesimo occidentale: dal distacco dal mondo e dalla conseguente preghiera unitiva con Dio riusciva a trarre l’energia necessaria per poter affrontare meglio i problemi del mondo (secolare ed ecclesiale) che era chiamato a risolvere; se non possiamo, per i più vari motivi, lasciare tutto e ritirarci in convento, dobbiamo, però, per come possiamo, cercare di vivere nel modo più monastico, distaccato e, soprattutto orante, in questo nostro mondo e rispettando i nostri doveri di stato.


Quanto al rapporto tra carità e amore di Dio, tutti conosciamo il famoso episodio del mantello donato al povero, e la tradizione ci riporta tantissimi altri atti di elemosina e carità (tanto che, nella tradizione greca e slava, è chiamato San Martino il Misericordioso), però pochi conoscono il suo rapporto con la Divina Liturgia, che celebrava nella maniera più santa e decorosa possibile e, in un’occasione, proprio durante la celebrazione della Santa Messa, fu oggetto di un miracolo: un globo rosso e fiammeggiante fu visto posarsi, tra lo stupore dei fedeli e del coro dei monaci, sulla sua testa. Questo valga per quanti pensano che la preghiera, e soprattutto la preghiera delle preghiere, la Santa Messa, sia in antitesi con la carità verso il prossimo.


Quanto, infine, al rapporto tra carità e verità, se abbiamo esaminato gli esempi della sua carità, non dobbiamo scordarci che San Martino fu anche il campione zelantissimo della fede cristiana cattolica ortodossa, tanto contro il paganesimo quanto contro l’eresia ariana; eppure, fu sempre rispettato e amato anche dai pagani e dagli eretici: questo ci insegni che, a dispetto di ciò che il mondo e, anche, parte della Chiesa di oggi, dicono, carità e verità non sono affatto in contrapposizione, ma sono strettamente collegate l’una all’altra.


La festa principale di San Martino oggi l’11 novembre, mentre altre feste sono poste al 4 luglio (Consacrazione e Traslazione delle Reliquie) e, nei calendari orientali, al 12 ottobre e al 12 novembre; possa la sua intercessione aiutarci e il suo esempio guidarci!
 

0 commenti :

Posta un commento