16 dicembre 2014

Boldrin, l’Immacolata e un inarrestabile declino


di Alessandro Rico

Come diceva il filosofo, su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. E parlare di Michele Boldrin diventa sempre più difficile, man mano che le sue sortite sui social network gli fanno rasentare l’umano annichilimento. L’ultimo triste episodio delle baruffe virtuali, Boldrin l’ha scritto lunedì 8 dicembre. Livoroso e stizzito, se l’è presa con l’Immacolata Concezione, dedicandole ben tre post su Facebook.

Prima la stoccata: «Ma gli italiani sanno che c**** festeggiano oggi?»; poi ha pubblicato una vecchia foto della sua bella madre, «che ha fatto il suo dovere senza essere immacolata» e infine, il giorno dopo, è tornato sulla diatriba per spiegare la sua idea di festività nazionale, di cui ovviamente le ricorrenze cristiane, in quanto «divisive», non fanno parte. Non è dato capire perché il leader di Fare – setta, più che partito, ormai scivolato nell’oblio politico – occupi un intero festivo a discutere dell’8 dicembre. Forse voleva fare i regali di Natale e ha trovato i negozi chiusi, o il tabaccaio era di riposo e il distributore automatico di sigarette non funzionava. Le ragioni psichiatriche del disagio rimangono insondabili. Manifeste, e manifestamente penose, invece, le argomentazioni che Boldrin ha proposto nella sua crociata anticristiana. Festa divisiva, si diceva. E quali sarebbero le feste degne di essere celebrate, che uniscono il popolo attorno a un patrimonio di valori comune? Il 25 aprile? Il 2 giugno? Ci sarebbe qualcosa da dire sull’uso politico della liturgia antifascista, oltre che sul significato di quel referendum monarchia/repubblica, che certo non fu un plebiscito contro la corona. Potremmo tornare indietro, per cercare qualche celebrazione meno divisiva. Che so, le Idi di Marzo – ma poi ci sarebbe da fare i conti con i cesariani – o le calende greche, magari con tanto di obolo corrisposto ai lavoratori per andare a teatro a guardare Sofocle ed Euripide, come ai bei tempi dell’Atene classica. L’impressione, in realtà, è che a certi anticlericali d’accatto, figli storpi della secolarizzazione, marxisti convertiti a un liberalismo superficiale, andrebbe bene festeggiare pure l’anniversario della nascita della Coca-Cola, pur di depennare tutto ciò che evoca la religione. Al punto che il Boldrin furioso ha avuto persino il coraggio di negare le origini cristiane del Thanksgiving, che forse celebrerebbe al posto dell’Immacolata, perché fa tanto americano e le italiche usanze sono da trogloditi. Che dire di Halloween? Scommetterei che a Boldrin, del dissenso di alcuni cattolici, non interesserebbe nulla: l’Immacolata Concezione è un dogma privo di prove scientifiche, mentre che Jack O’Lantern scorrazzi per i crocicchi abbiamo solide evidenze.

Siamo né più né meno che ai consueti deliri di un pensiero antistoricista e costruttivista, che disprezza la Tradizione e la Cultura, ma finisce col propinare un’altra tradizione e un’altra cultura, inventate di sana pianta. Come i rivoluzionari francesi, che per disperdere il ricordo di ogni cosa anche lontanamente associabile al cristianesimo, cambiarono il nome ai mesi, introdussero nuovi sistemi di misurazione e sostituirono i monumenti alla Madonna e ai santi con le statue dedicate alla dea Giustizia e alla Libertà. Sterminarono qualche migliaio di contadini vandeani, ma oggi la Francia della Manif pur tous è capace di mobilitare altrettanti difensori della famiglia tradizionale. A un piccolo uomo come Boldrin, sicuramente più piccolo di Marat o Robespierre, che passa le giornate a insultare i suoi “amici” di Facebook e a imbastire puerili e pretestuose campagne contro la Vergine Maria, non bisognerebbe dare alcuna importanza. Il mio, infatti, è piuttosto un appello intellettuale a chiunque corra il rischio di confondere liberalismo e anticlericalismo, laicità e laicismo, progresso e progressismo: abbandonate l’illusione che personaggi come Boldrin possano recare un qualsiasi contributo alla battaglia per le libertà economiche e la civiltà politica di questo Paese. E quando pontificano su quanto faccia schifo l’Italia e su quanto desiderino tornarsene negli USA, fate una colletta e comprate un biglietto aereo di prima classe. Viaggino comodi, così che non abbiano più voglia di tornare. Qui abbiamo già troppo declino e non sarebbe male se insieme ai cervelli, iniziassimo a esportare qualche testa di legno.
 
 

0 commenti :

Posta un commento