10 dicembre 2014

“Lazzaro Spallanzani e Gregor Mendel. Alle origini della Biologia e della Genetica” (I parte)


di Francesco Filipazzi

La storia della scienza è molto appassionante e soprattutto in epoca di mistificazione generale, trovare un volume che racconti i fatti e descriva le persone protagoniste di quella storia in base a criteri di verità è certamente piacevole. Il volume “Lazzaro Spallanzani e Gregor Mendel. Alle origini della Biologia e della Genetica”, di Francesco Agnoli ed Enzo Pennetta appartiene a questa categoria. Il libro, edito da Cantagalli e disponibile ad esempio su Ibs, racconta in modo completo la biografia di due grandi scienziati che hanno rivoluzionato la scienza, oltre a fornire una bella digressione riguardante il monachesimo e il suo valore economico e sociale, oltre che spirituale, da cui deriva la grandezza dell’Europa.

La prima parte del libro si occupa di Spallanzani, facendo notare che egli era sia scienziato che sacerdote dell’ordine dei gesuiti. In vita fu uno degli uomini più noti del suo tempo, stimato e ammirato da atei e avversatori della fede del calibro di Voltaire, che di fronte alle sue scoperte non potevano fare altro che inchinarsi e riconoscere la genialità dell’uomo. Successivamente però Spallanzani cadde nel dimenticatoio, in quanto il sopravvento delle tesi scientiste imponeva di negare qualsiasi rapporto fra scienza e fede che non fosse di opposizione.
I fatti si possono distorcere o tacere, come nel caso della “Storia del pensiero filosofico e scientifico” di Ludovico Geymonat, nel quale il naturalista emiliano non viene minimamente citato, ma basta grattare la superficie per scoprire i meriti enormi di un uomo che dedicò alla scienza tutta la sua vita.
Spallanzani è il fondatore del naturalismo moderno, capace di imporsi sulla scena europea sin dai primi studi. Egli confutò la teoria, molto in voga fino alla metà del ‘700, secondo cui la vita è in grado di auto generarsi dalla materia inanimata, sotto forma di batteri. La generazione spontanea si basava sugli studi di Buffon e Needham, il primo considerato all’epoca il più grande naturalista d’Europa e il secondo un gesuita, che stavano fornendo agli avversatori del creazionismo molto materiale. Le loro teorie vennero confutate in modo molto semplice e Voltaire declassò Needham al rango di “imbecille”.
Il mondo scientifico sarà continuamente scosso dagli studi di Spallanzani, evidentemente persona di intelligenza sopraffina. Lo studio sulle rigenerazioni della testa delle lumache infiammò l’Europa e le riviste scientifiche, tanto che comparvero appelli accorati per chiedere di concludere la mattanza delle lumache, a quanto pare massacrate in gran quantità.
Nell’ambito della biologia, numerosi sono stati gli studi di successo, tanto da fare sembrare il ‘nostro’ un Re Mida della scienza, visto che conseguiva scoperte epocali a conclusione di ogni studio cui si interessava. E’ considerato addirittura uno dei padri della vulcanologia, avendo studiato il Vesuvio e Vulcano, scoprendo e osservando l’ossidiana.
Uno scienziato dalle mille sfaccettature che non aveva paura di confrontarsi con i problemi che vedevano altri brancolare nel buio, in virtù di una spregiudicatezza non comune e di uno sprezzo del pericolo che poteva portarlo a conseguenze gravi. Per compiere studi sulla biologia arrivò a fare esperimenti sul proprio corpo o ad estrarsi i succhi gastrici, mentre per studiare i vulcani si calò, secondo nella storia, nel cratere di uno di essi, Vulcano.

Un personaggio che andrebbe quindi riscoperto sia a scuola che in ambito apologetico, guidato dalla fede cattolica e da un’intelligenza non comune, che in vita era considerato il “principe dei biologi” e oggi è sconosciuto ai più.

 

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