15 dicembre 2014

“Lazzaro Spallanzani e Gregor Mendel. Alle origini della Biologia e della Genetica” (II parte)


di Francesco Filipazzi 

La seconda parte del libro “Lazzaro Spallanzani e Gregor Mendel. Alle origini della Biologia e della Genetica” si occupa della figura del monaco Gregor Mendel, padre della genetica e dell’orticoltura, grande appassionato di apicoltura e meteorologia. L’approfondimento della figura del monaco austriaco è preceduta da una lunga digressione sul monachesimo e sull’importanza dei frati nella storia d’Europa, che deve il proprio sviluppo sia spirituale che materiale proprio ai vari ordini nati nei primi secoli dell’era cristiana, con le prime regole scritte già nel quinto secolo.

Mentre tutto il continente era in preda al caos, dopo la caduta dell’impero romano, i monaci rappresentarono un elemento di stabilità. Bonificarono le paludi, dissodarono terreni incolti e posero le basi per una rinascita dell’Europa cristiana. Per San Benedetto la coltivazione dei campi era doverosa sulla base di quanto detto dai padri della Chiesa: “Sant’Agostino aveva asserito che il lavoro dei campi non era soltanto una conseguenza del peccato originale e della caduta dell’uomo, ma che esso faceva parte della sua vocazione naturale quale giardiniere dell’Eden, ed era perciò in accordo con la sana vita del monaco.”

I monaci salvarono dalla fame e dalle carestie milioni di persone e rivoluzionarono l’alimentazione, creando nel corso di tutto il Medioevo aziende agricole e innovando continuamente il lavoro dei campi e la produzione del cibo. Introdussero la pesca in molte zone dove non era praticata, utilizzarono i mulini ad acqua, svilupparono la produzione del vino e dell’olio, la lavorazione del latte per creare moltissimi tipi di formaggi. Modernizzarono la produzione della birra, tanto che ancora oggi le birre d’abbazia e trappiste sono fra le più pregiate. Tutto ciò era dovuto alle molte eccedenze di prodotti che erano nelle disponibilità dei monaci in virtù dei loro metodi di coltivazione moderni e all’avanguardia.

Insomma, i frati hanno insegnato l’agricoltura agli europei ponendo le basi della loro ricchezza.



Ne solco della creatività monacale troviamo dunque Gregor Mendel, monaco che viveva nell’attuale Repubblica Ceca. Durante la dittatura comunista, il monaco, proprio perché cristiano, è stato sottoposto a damnatio memoriae, nonostante sia stato il primo a studiare in modo scientifico la trasmissione dei caratteri ereditari, facendo quindi nascere la genetica. Una genetica eticamente buona, che intendeva conoscere il creato (e secondariamente produrre cibo migliore), non come la genetica moderna, l’eugenetica, volta a produrre esseri umani in laboratorio sostituendosi a Dio.

Un altro ambito in cui Mendel ebbe grande influenza fu la meteorologia di cui può essere considerato uno dei padri.  Gli autori fanno notare come questa scienza faccia parte della tradizione monastica già da molti secoli prima di Mendel, in quanto è legata allo sradicamento delle superstizioni nell’Europa post-pagana, ad opera dei cristiani. “Svincolarono così l’agricoltura, il tempo, i fulmini, le tempeste ecc. dalla presenza di divinità immanenti e dalla necessità di riti magici, espiatori e propiziatori.”

Mendel quindi, applicandosi alla meteorologia, acquisì molta fama in vita, più che per gli studi sui caratteri ereditari, che gli valsero una fama più tardiva e postuma.



In generale, possiamo concludere che Lazzaro Spallanzani, di cui ho parlato nel precedente articolo, assieme a Gregor Mendel è uno di quegli studiosi che hanno dimostrato come l’uomo animato dalla luce della fede possa produrre una scienza vera e di qualità, senza giungere a derive distruttive e nemiche della persona. Derive che oggi mettono a rischio l’armonia e la pace fra l’Uomo e il Creato.

 

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