23 dicembre 2014

Letture natalizie: la redazione consiglia


In occasione delle feste natalizie e del meritato riposo che vi si trova, la Redazione si permette di consigliare alcune opere biblio- e filmo-grafiche ai propri lettori, di modo che, durante queste Sante Feste, colgano l'occasione di rigenerarsi intellettualmente, oltre che spiritulamente nella contemplazione e meditazione dell'Incarnazione del Verbo, principio e fine della storia umana.
 
“La liberazione del gigante” di Louis de Wohl e "L'Annuncio a Maria" di Paul Claudel (FP)
Oltre che un gradevolissimo romanzo di avventure, un romanzo storico fatto di scene e schizzi elegantemente delineati, una breve agiografia romanzata del doctor angelicus, “La liberazione del gigante” di Louis de Wohl è un polittico narrativo realizzato nel secolo scorso quasi ad immagine dei cicli pittorici gotici tardomedievali. Nel breve romanzo si intersecano le vite di san Tommaso d'Aquino e dei fratelli, e quella, inventata, del nobile cavaliere inglese Piers Rudde, sullo sfondo dei grandi sconvolgimenti politici dell'epoca: il regno virulentemente anticristiano di Federico II di Svevia, le crociate di san Luigi IX, le dispute filosofiche sulle dottrine di Aristotele e dei suoi interpreti musulmani, la querelle sugli ordini mendicanti e l'università parigina.
Accanto ai grandi avvenimenti ed ai ritratti in alta forma dei grandi personaggi, imperatore, re, papi, si svolgono le intime e a tratti commoventi conversazioni ed azioni e meditazioni dei personaggi più piccoli, tutti attratti attorno alla figura al contempo familiare e sublime, gigante, di Tommaso.
In particolare il cavaliere Piers, sempre seguito dal fedele e simpatico scudiero Robin, così archetipicamente british, funge da fil rouge e quasi deus ex machina della narrazione, permettendo, con le sue opere nascoste, lo svolgimento delle diverse storie pubbliche raccontate dal de Wohl.
Attraverso l'umile onestà e senso del dovere condotto fino all'abnegazione e quasi al martirio di questo guerriero agisce qui la Divina Provvidenza, e se nella sua particolare santità si legge l'esaltazione della cavalleria cristiana medievale, altri ideali della Cristianità medievale troviamo rappresentati nel poetico mystère composto alcuni decenni prima dal convertito francese Paul Claudel: "L'Annuncio a Maria".
In quest'opera teatrale di impianto arcaizzante vediamo rappresentata, sullo sfondo delle fasi terminali della Guerra dei Cent'anni, la storia naturale e soprannaturale della giovane e bella Violaine, che dalla iniziale felicità per l'amore ricambiato con il suo promesso sposo Giacomo e per la semplice e serena vita rurale e cristiana della famiglia, viene condotta dalla Provvidenza, attraverso la lebbra e l'abbandono in un eremo, fino al sacrificio riparatore attraverso cui resuscita la figlioletta dell'aspra sorella Mara e dell'ex fidanzato Giacomo, e riporta la pace nella famiglia disunita dalle incomprensioni e dalla lontananza del Padre, Anna Vercors, partito per un pellegrinaggio a Gerusalemme.
Santità, conciliazione fra fede e ragione, ideale della cavalleria cristiana, e sacrificio mistico ed espiatorio ad immagine di Cristo, ecco i sublimi temi che, incarnati nel meglio della civiltà cristiana medievale, vengono finemente delineati e riproposti nel XX secolo in queste due operette, a dimostrazione anche per noi oggi di come sia possibile un'arte intrisa dell'idea e dell'esperienza cristiana, e di come anche di qui passi la nuova evangelizzazione.

"Il Natale di Poirot", Agatha Christie (MM)
“A Natale impera lo spirito di buona volontà. Vecchi litigi vengono dimenticati, coloro che si trovano in disaccordo fanno la pace... Sia pure provvisoriamente le famiglie che sono state separate per tutto l'anno si raccolgono ancora una volta... In queste condizioni, amico mio, deve ammettere che i nervi possono venir sottoposti a dura prova. Persone che non hanno alcuna voglia di essere amabili fanno uno sforzo per apparirlo... C'è in loro molta ipocrisia, a Natale, onorevole ipocrisia, senza dubbio, ipocrisia pour le bon motif, ma sempre ipocrisia. E lo sforzo per essere buoni e amabili crea un malessere che può riuscire in definitiva pericoloso”. Hercule Poirot, piccolo investigatore belga dalla testa a forma di uovo, è il personaggio più noto tra quelli creati dalla scrittrice Agatha Christie, nota in ambito tradizionalista anche per aver promosso l’appello degli intellettuali inglesi del 1971 in favore della salvaguardia della Messa Tridentina. La frase citata, pronunciata dal protagonista nel romanzo “Il Natale di Poirot”, è però ben lontana da ciò che siamo soliti associare allo “spirito natalizio”. Eppure costituisce, più che il segno di un compiaciuto cinismo, il risultato di una disincantata e realistica analisi sull’inautenticità di tanti rapporti umani. Del resto Poirot, che Guido Vitiello ha definito “cattolico pessimista alla De Maistre, ossessionato dal peccato originale”, è innanzitutto un grande esperto di umanità: “lei saprà tutto su sigarette e cerini, monsier Giraud – dirà in un altro celebre romanzo (“Aiuto, Poirot!”) a un suo rivale fissato con i nuovi e “scientifici” metodi investigativi – ma io, Hercule Poirot, conosco il cuore umano!”. La famiglia, in ogni caso, è al centro di questo giallo: Simeon Lee, un vecchio milionario, decide di radunare attorno a sé per il Natale tutti i suoi parenti. Lo scopo, tuttavia, non è quello di un riavvicinamento: Lee annuncia un misterioso cambio di testamento e si lascia anche andare a sprezzanti giudizi nei confronti dei figli. Poco dopo viene ritrovato morto nella sua stanza, chiusa a chiave dall’interno. Poirot, che la Christie colloca alle prese con il Natale anche nel più suggestivo racconto “L’avventura [o Il caso] del dolce di Natale”, sarà chiamato dunque a risolvere il mistero, immerso nell’atmosfera classica di una villa di campagna inglese.

“La notte dei desideri, ovvero il Satanarchibugiardinfernalcolico Grog di Magog” di Michael Ende (FF)
Chi fosse in cerca di una favola di Natale da raccontare ai propri bambini, o un libro da regalare ai figli già capaci di leggere, troverà nel libro “La notte dei desideri, ovvero il Satanarchibugiardinfernalcolico Grog di Magog” di Michael Ende, un’ottima soluzione.

Il libro narra di un gatto e un corvo, Maurizio e Jacopo, che devono fermare i loro padroni Belzebù Malospirito e sua zia Tirannia Vampiria, intenti nel perseguire la rovina del mondo durante la notte di Capodanno. I due perfidi sono al servizio del Demonio, che commissiona ai suoi servi un certo numero annuale di azioni malvagie. Belzebù e Tirannia però sono due perfetti incapaci e quindi sono in ritardo nel compimento dei loro delitti.

Decidono dunque di preparare una pozione, il Satanarchibugiardinfernalcolico Grog di Magog, che esaudisce istantaneamente i desideri di chi ne beve un sorso, ma al contrario. Dunque i due stregoni contano di desiderare tanto benessere per l’umanità, in modo da turlupinare i loro animali domestici, che loro credono ignari della loro cattiveria, ma nel frattempo provocheranno pestilenze e cataclismi.

I due animali però, dopo una serie di peripezie durante le quali incontreranno addirittura San Silvestro, riusciranno a invertire l’effetto del Satanarchibugiardinfernalcolico. I desideri positivi dei due maghi quindi si avverano alla lettera, provocando l’ira del Demonio e la loro sconfitta.

"La vita è meravigliosa" di Frank Capra (AC)
Fra i film natalizi per eccellenza, l'opera di Frank Capra rappresenta la storia di George Bailey, un giovane onesto cresciuto in provincia, con una grande forza d'abnegazione ed un forte desiderio di avventure e di viaggi. Alla morte del padre, George rinuncia agli studi universitari (e a tutti i suoi propositi di evasione) per mandare avanti l’impresa di famiglia, una modesta cooperativa di risparmio che costruisce case a buon mercato per la piccola borghesia. La vigilia di Natale, per una sbadataggine del suo socio in affari la ditta si ritrova sull’orlo del fallimento: a questo punto George, disperato, dopo aver litigato violentemente con la moglie, decide di uccidersi. Il tentativo di suicidio viene però fermato da un angelo, che con l’“inganno” gli impedisce di attuare il suo proposito. George a questo punto esprime il desiderio di non esser mai nato, e l'angelo lo esaudisce, mostrandogli come sarebbe stato il mondo nel caso in cui egli non fosse nato, in particolare le conseguenze per le persone che ama.
Gli spunti interessanti sono molti, ma fra i più importanti sottolinerei il carattere fortemente pro-life (in senso lato) del film: non solo il rispetto della vita umana per il suo valore intrinseco e le sue potenzialità relazionali, ma pure l’importanza della famiglia (come luogo degli affetti) e della comunità (come contesto solidale). Come dice l’angelo a George, sconvolto dalle nefaste conseguenze derivanti dalla sua non-nascita: «la vita di un uomo è legata a tante altre vite. E quando quest'uomo non esiste, lascia un vuoto».
Un altro aspetto interessante del film è anche l'importanza dell’obbedienza alla realtà, obbedienza intesa non come esecuzione passiva di un ordine estrinseco, ma come capacità e volontà di rimanere responsabilmente al proprio posto, senza pensare a fughe o evasioni: il protagonista cerca nel desiderio di viaggi in gioventù e nel suicidio davanti alle difficoltà la soluzione al proprio insoddisfacente vivere, o ad un momento di smarrimento, la cui oscurità nasconde il senso della vita. Senso che gli viene donato dall'angelo e che trova nella famiglia e nella comunità, oltre che nella preghiera.


 

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