29 dicembre 2014

Oltre il vuoto ideale, la curvatura delle banane e il regno del sofisma


di Matteo Donadoni

Esiste un lembo di terra francese in cui si parla tedesco, anzi, un dialetto alemanno. E’ l’Alsazia, luogo simbolo della secolare rivalità franco-tedesca. Il capoluogo alsaziano, capitale ideale dell’Europa (dopo Roma) ed esempio di pacificazione di atavici conflitti in vista di un futuro migliore è una delle tre sedi del Parlamento europeo. Di Strasburgo ricordo il traffico, le salsicce e una curiosa, incessante, sensazione di trovarmi in Germania. D’altra parte ci sono rimasto soltanto poche ore, meno del tempo sufficiente a Papa Bergoglio per fare un discorso straordinario. Il discorso che attendevo.

Il pontefice romano è tornato a parlare nell’emiciclo di vetro “dopo oltre un quarto di secolo” dalla visita di San Giovanni Paolo II nel 1988, il cui discorso è stato richiamato più volte. Allora il mondo era diviso in due blocchi, oggi è frantumato; al tempo della minaccia sovietica l’Europa Unita era una speranza, oggi è un superstato burocratico, una burocrazia assoluta, che si occupa di inculcare nei cittadini dei vari stati dell’Unione un’unica visione del mondo ideologizzata, legata alle esigenze della massoneria internazionale – dalle normative sulla pesca al calibro delle pere ed alla corretta curvatura delle banane – non tenendo conto del meraviglioso patrimonio storico-culturale che i popoli europei custodiscono, uniti dalla tradizione cristiana declinata nelle diverse culture locali, perché «l'unità non significa uniformità politica, economica, culturale, o di pensiero».

Discorso laico, quello del Papa, e, a differenza di quello di Wojtyla, di singolare scaltrezza gesuitica. Ha fatto riflettere infatti, dopo gli applausi, il fatto che, nel giorno in cui tutto il mondo ha potuto vedere in bella mostra le icone russe nella Stazione Spaziale Internazionale – trionfo di Maria di Fatima con buona pace del cosmonauta Jurij Gagarin che non aveva visto Dio –, il Santo Padre non abbia mai nominato, ma nemmeno una volta, il nome di Gesù Cristo.
Per quanto io avrei preferito che tuonasse a suon di Sacre Scritture, Papa Francesco ha esortato a “tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell'Unione europea” e soprattutto a riscoprire le Originarie radici greco-romane e giudaico-cristiane su cui l’Europa fonda la propria civiltà, e da cui sono scaturiti quelli che oggi chiamiamo “diritti umani”: «Tale consapevolezza culturale trova fondamento non solo negli avvenimenti della storia, ma soprattutto nel pensiero europeo, contraddistinto da un ricco incontro, le cui numerose fonti lontane provengono “dalla Grecia e da Roma, da substrati celtici, germanici e slavi, e dal cristianesimo che li ha plasmati profondamente”, dando luogo proprio al concetto di "persona"». Quindi la priorità del Parlamento europeo dovrebbe essere quella di fare leggi adeguate alla “dignità trascendente dell’uomo”, perché «parlare della dignità trascendente dell'uomo, significa dunque fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male, a quella "bussola" in scritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell’universo creato».
Mentre, invece, oggi la civiltà europea sembra soccombere in favore dei tecnicismi burocratici delle proprie istituzioni, che parlano ormai una lingua che nessuno capisce, professano una fede laica avulsa dalla storia e dalla memoria dei popoli, insegnano una cultura di morte che “ruba la speranza” alle persone. Questo è il grande equivoco che avviene «quando prevale l'assolutizzazione della tecnica», che finisce per realizzare «una confusione fra fini e mezzi». Risultato inevitabile della "cultura dello scarto" e del "consumismo esasperato". Al contrario, affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio.
E dato che, se mi è concesso citare un grande filosofo sudamericano, Nicolás Gómez Dávila, «il paganesimo è l’altro antico testamento della Chiesa», ecco un esempio fornito dall’affresco nella Stanza della Segnatura, "la Scuola di Atene" (1509-1510) di Raffaello Sanzio (1483 – 1520): «un'immagine che ben descrive l'Europa e la sua storia, fatta del continuo incontro tra cielo e terra, dove il cielo indica l'apertura al trascendente, a Dio, che ha da sempre contraddistinto l'uomo europeo, e la terra rappresenta la sua capacità pratica e concreta di affrontare le situazioni e i problemi. Il futuro dell'Europa dipende dalla riscoperta del nesso vitale e inseparabile fra questi due elementi. Un'Europa che non è più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita è un'Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima e anche quello "spirito umanistico" che pure ama e difende.
Proprio a partire dalla necessità di un'apertura al trascendente, intendo affermare la centralità della persona umana, altrimenti in balia delle mode e dei poteri del momento. In questo senso ritengo fondamentale non solo il patrimonio che il cristianesimo ha lasciato nel passato alla formazione socioculturale del continente, bensì soprattutto il contributo che intende dare oggi e nel futuro alla sua crescita. Tale contributo non costituisce un pericolo per la laicità degli Stati e per l'indipendenza delle istituzioni dell'Unione, bensì un arricchimento. Ce lo indicano gli ideali che l'hanno formata fin dal principio, quali la pace, la sussidiarietà e la solidarietà reciproca, un umanesimo incentrato sul rispetto della dignità della persona».

Un discorso laico che tutti possono capire, un discorso che non offre il fianco alle solite strumentalizzazioni. Un discorso chiaro per dare una svolta alla concezione di Europa che immaginiamo e che vogliamo, per non vivere nell’omologazione, “nella concezione omologante della globalità”, nel regno del sofisma.
Perché «dare speranza all'Europa non significa solo riconoscere la centralità della persona umana, ma implica anche favorirne le doti. Si tratta perciò di investire su di essa e sugli ambiti in cui i suoi talenti si formano e portano frutto. Il primo ambito è sicuramente quello dell'educazione, a partire dalla famiglia, cellula fondamentale ed elemento prezioso di ogni società.
La famiglia unita, fertile e indissolubile porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro. Senza tale solidità si finisce per costruire sulla sabbia, con gravi conseguenze sociali».
Molto altro ancora si potrebbe dire riguardo al grande discorso di Strasburgo, che va letto integralmente e meditato, ma questo era quanto mi stuzzicava raccontarvi... Ma avranno capito, lassù a Strossburi?

 

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