12 gennaio 2015

Dopo l'attentato, Charlislam?



di Franciscus Pentagrammuli

La prima cosa certa che conosciamo è la minaccia dell'islam radicale dentro i paesi d'Europa.
I governi, il francese in particolare, pur senza essere riusciti a reagire prontamente nel catturare gli attentatori di Parigi, sono invece stati prontissimi nella reazione culturale alla minaccia clamorosamente mostratasi agli occhi di tutti: subito il primo ministro Valls ha affermato di dover distinguere l'Islam dal terrorismo, e ha ripudiato espressamente coloro che mettessero in guardia dall'islamizzazione del paese, nella persona del romanziere Houellebecq “la Francia non è Houellebecq”. Il giorno successivo Hollande ha condannato “razzismo ed antisemitismo”, non una parola sul radicalismo islamico. I musulmani sono stati invitati alla marcia di unità nazionale di domenica organizzata dal Partito Socialista unitamente a Sarkozy, mentre al Front National – pur forte del notevolissimo ultimo risultato elettorale – è stata rifiutata la partecipazione. Alla faccia della unità e della libertà di espressione, ma, passons...

L'obiettivo indiretto del governo sembra essere di fomentare fino all'eccesso un islamismo moderato moderno giovane e repubblicano da contrapporre a quello radicale e violento, un nuovo islam europeo, “Charlislam”, capace di diventare una sorta di religione ufficiale o quasi di Francia: oltre alla corte che già Valls e Hollande stanno facendo ai ceti islamici non (ancora) violenti, si ha il caso del vecchio sindaco di Parigi Bertrand Delanoë che l'anno scorso diede una festa al municipio per la fine del ramadan, si ha il ministro dell'istruzione che in un'intervista affermò il cattolicesimo essere incompatibile alla libertà e democrazia, ed esser necessario fondare una nuova religione repubblicana, e si può vedere in questi giorni su tutti i canali televisivi di Francia l'esaltazione propagandistica di un presunto islam moderato e costituzionale, l'invito a finanziare scuole coraniche, immagini di studenti musulmani sorridenti. Analogamente, qui in Italia, abbiamo già da tempo la signora Boldrini che fa da madrina a certo islam ripulito, con tanto di visita in moschea civettuolamente vestita di abito e velo bianchi, abbiamo il tentativo di fondare a Lecce la prima università islamica del paese, abbiamo l'onorevole Chaouki che, reduce da richieste di imam e mensa islamica alla Camera dei Deputati, da partecipazioni a video rap di razzismo immigrato antitaliano, ora promette una forte reazione culturale al terrorismo (intus lege: formare un fronte islamico presentabile e coltivato).
Si tratterebbe di agire una secolarizzazione dell'islam, ridotto a sistema di saggezza non eurocentrico, con innesti new age e condanna storica dell'Europa (in quanto cristiana, colonizzatrice, violenta...).
Nonostante la possibilità teoretica e la probabilità pratica di un tale processo, esso si rivelerebbe comunque fallimentare di fronte all'islam radicale ed autentico, incorrotto: la storia ci dimostra come le mezze vie democristiane o liberal-socialiste non siano state altro che un preludio morbido all'affermazione di regimi comunisti ed iperprogressivi, da Kerenskij fino al Cile e all'Italia. Per di più, lo Charlislam sarebbe certo una religione elitaria capace di far presa al massimo sugli europei sbalestrati pronti a convertirsi a qualsiasi esotismo sapienziale – che sia pseudobuddista o pseudomaomettano poco importa – e non certo sulle masse musulmane, e sarebbe privo di una vera carica ideale da poter contrapporre alla radicalità dell'autentico islam: altro non sarebbe che una riedizione col turbante del liberal-ismo europeo degli ultimi decenni, costituzionalmente incapace di contrapporsi a qualsiasi ideale forte per quanto spietato.
E non sarebbe risparmiato dai guerriglieri rimasti fedeli all'islam originario, i quali non stanno esitando a far la guerra e massacrare anche i fratelli nella fede moderati (si vedano gli accadimenti in Siria, Egitto, Iraq...). Insomma un fallimento necessario.

Restano dei punti insoluti, forse imprevedibili: quali sarebbero le reazioni delle potenze extraeuropee? Gli USA forse lascerebbero agire un tale processo, a patto di non rinunciare all'alleanza atlantica, e allora la Russia verosimilmente si opporrebbe a questi nuovi stati charlislamisti, magari appoggiando le destre rimaste fedeli alla memoria europea?
Certo dipende da chi faccia il primo passo: potrebbe essere la Russia stessa a favorire l'islamizzazione per amicarsi i governi europei. E i paesi del sud ed est del Mediterraneo? L'Iran?
La Chiesa come reagirebbe? Potrebbe persino assecondare tale processo, pro bono pacis et oecumenismi, oppure in un accesso di coraggio decidere di chiudere i concordati?
E le destre europee come risponderebbero? Anche considerando che la creazione dello Charlislam richiederebbe, per integrare qualche migliaio di musulmani moderati, un investimento di denaro in loro favore, in scuole, posti di lavoro... Denaro che sarebbe tolto a coloro cui già sia destinato, europei di stirpe quindi, che reagirebbero buttandosi nella destra identitaria vedendo aggravata la propria situazione di crisi economica e vedendosi superati nella stima dello Stato dai “nuovi europei charlislamici”.
Di certo questo progetto di cui si vedono i primi indizi porterà ad una ancora maggiore instabilità politica e sociale sul lungo termine, nonostante l'iniziale vantaggio che i governi di sinistra stanno avendone (in questi momenti Marine le Pen stessa è rimasta spiazzata ed in difficoltà di fronte al dispiegarsi di questa manovra), e nonostante voglia essere un progetto di pacificazione sociale. Ma non si può pretendere di pacificare l'Europa escludendo dalla pace milioni di cittadini europei da generazioni. Infine secondo una prospettiva di teologia della storia potrei sperare che tale unione di islam e modernità produca il dissolversi di entrambi per reazione “chimica”, ponendo termine a questi due fenomeni di contrasto al progetto di Dio sul mondo e l'uomo e lasciando spazio alla definitiva proliferazione del Vangelo di Cristo presso tutti i popoli, le anime, le nazioni.
Ma temo di essermi spinto troppo in là coi pensieri.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

 

2 commenti :

  1. Conoscete "L'osteria volante" (The Flying Inn) di Chesterton? E' perfettamente quanto viene descritto qui. ED E' DEL 1914!!!
    Va letto anche per un umorismo disintossicante con cui ripartire dopo l'abbuffata di Charlie!

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  2. Sì. In privato ho avuto modo di citare quel romanzo al contempo saggio e spassoso.
    Pentagrammuli.

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