19 gennaio 2015

Lo Zibaldino di Guareschi


di Giuseppe Signorin

Il dramma, con i libri che piacciono troppo, è di riuscire a parlarne. Troppo facile e troppo difficile, si finisce fatalmente in lodi sperticate e retoriche. Qualcosa di analogo capita con la propria moglie (almeno con la mia), tanto che per esprimere il proprio sentimento al meglio, senza cadere nel trito e ritrito, si è il più delle volte (almeno io) costretti a sostituire le lodi con le prese per i fondelli. D'altronde, più si ama una persona, più la si prende per i fondelli (e con questo illuminante incipit dovrei aver risolto tante beghe in famiglia – la donna che gira per le stanze del mio appartamento con un anello identico al mio all'anulare, tanto da avermi fatto venire lì per lì più di una volta il dubbio che me l'avesse rubato, infatti, starà senz'altro leggendo queste righe). Ma la presa per i fondelli come supremo gesto di amore domestico e quotidiano non è certo una mia invenzione. C'è chi c'aveva pensato ben prima di me e ne aveva fatto un'arte collaudata – sia letteraria che pittorica. Già, perché Giovannino Guareschi ne aveva per tutti, belli e brutti, nei suoi libri. In questi giorni sto leggendo qualche racconto di don Camillo e Peppone, però è nello Zibaldino più che in altre opere che questa sua capacità rivelatoria si è manifestata al massimo, fin dal titolo, che può suonare un'irrisione ma in realtà è una bellissima dichiarazione d'amore al gobbo più famoso d'Italia, Giacomino Leopardi. Ne avevo lette alcune parti, soprattutto in bagno, tempo fa. Una vecchia edizione, mi pare cartonata, pescata nella biblioteca del mio paese. Veramente un libro casalingo. Anche un po' punk. Forse hip hop. Un libro della Bassa, insomma. Nello Zibaldino, Giovannino, da buon cristiano, prendeva per i fondelli tutto quello che gli capitava a tiro, a partire dalla moglie Margherita (“la dolce signora che una volta, con la scusa di farmi ammirare certi pregevoli affreschi del '500, mi indusse a entrare, celibe, in una chiesa per uscirne di lì a poco coniugato a vita”) e i figli Albertino e la Pasionaria. Prendeva per i fondelli il prossimo suo come se stesso, interpretando in maniera magistrale il noto comandamento evangelico. Ma si può prendere per i fondelli veramente, e quindi con amore, solo ciò che si ama. Il che è bello e istruttivo. (Scusami Giovannino se ti uso per giustificare il mio comportamento agli occhi di mia moglie, ma se la santa inutilità dell'arte e degli artisti non servisse a qualcosa, che santa inutilità sarebbe?).

 

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