20 gennaio 2015

Peppa Pig la blasfema


di Francesco Filipazzi

Peppa Pig vietata in Gran Bretagna perché offende Mussulmani ed Ebrei, i quali interpellati, sia Mussulmani che Ebrei, dicono che non è vero e che a loro di Peppa Pig frega punto o poco. Dunque, dove vogliono andare a parare i paladini non richiesti della religione altrui?

Pare in realtà che il divieto di parlare di suini sia un’ideona di una casa editrice che vuole eliminare dai propri libri scolastici ogni riferimento a questi animali, dunque eliminare immagini di insaccati, di salsicce e braciole. Insomma una damnatio memoriae degli ignari porcelli per non offendere le religioni che non li mangiano, un bando del cotechino che farebbe inorridire il lombardo medio. Si parla quindi di porci in carne ed ossa e profumo, non di disegni e cartoni. Un’idiozia enorme, visto che se uno non vuole mangiarsi il maiale lo fa senza bisogno dell’iconoclastia scolastica, che rientra però nella stessa logica inglese che ha ceduto varie fette di territorio nazionale, fra cui quartieri londinesi, in cui ormai la legge dello stato è sostituita dalla sharia e i giudici sono sostituiti dalle corti islamiche.
Cosa c’entrano dunque i cartoni?
Perché, al posto di concentrarsi sul salame e la mortazza, qualcuno ha deciso di concentrarsi sulla rosea Peppa?

Come diceva il Divo Giulio, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Siccome io sono maligno e complottista fino al midollo, ho deciso di pensar male.

E’ probabile che questa proposta sia un subdolo escamotage per eliminare un cartone scomodo dalla Tv inglese, che presenta, tenetevi forte, una famiglia di porcelli composta da Mamma femmina, Papà maschio e bambini, anch’essi un maschio e una femmina, che non hanno evidentemente nessun dubbio sulla propria identità e sanno di essere un maschietto e una femminuccia. Ci sono anche un nonno e una nonna. Come spiegare quindi un successo enorme e forse senza precedenti, di un cartone semplice e innocuo,  disegnato con colori pastello e forme stilizzate, per bambini di massimo 5 anni?

E’ difficile conciliarlo con i programmi scolastici che prevedono di spiegare che i figli nascono sotto i cavoli, che la famiglia può essere anche composta da due papà o due mamme, che il bambino non è obbligato a definirsi maschio o femmina e che può decidere quando sarà grande e che, d’altronde, se ha il pene può anche farselo tagliare via, se vuole dei figli può comprarsene online, schiavizzando una povera donna che sta in Thailandia e pagarla pochi dollari inseminandola con lo sperma di uno svedese (magari decidendo anche i tratti somatici finali del figlio). E’ difficile in effetti spiegare al figlio di un utero in affitto che, mentre la porcellina Peppa e il porcellino George giocano con i loro genitori e i loro nonni e si divertono alla grande, lui i suoi nonni non sa chi e dove sono, che sua madre ha comprato il seme di uno che l’ha venduto per soldi, o che suo padre ha comprato un utero e quindi l’ha fatto partorire da un donna che vive chissà dove, usando l’ovulo di un’altra che vive chissà dove e che aveva bisogno di soldi. Come spiegare al bambino che potrebbe avere decine di fratelli in giro o che i loro genitori genetici hanno delle belle famiglie chissà dove con bambini voluti e amati?
Mentre i genitori della porcellina Peppa hanno voluto entrambi i loro figli, il figlio dell’utero in affitto sa solo che un genitore ce l’ha, ma l’altro non saprà mai dov’è e comunque anche se lo sapesse, mai gli ha voluto bene e mai gliene vorrà perché ha venduto il proprio corpo per sopravvivere e poi se ne è disinteressato.

Quindi cari signori, al posto di accampare scuse sciocche, ditelo chiaramente. Peppa Pig vi mette in difficoltà e quindi con un sotterfugio meschino e viscido lo volete vietare.
Ma non ce la farete. Compreremo i DVD, lo faremo vedere in streaming  e se tirerete troppo la corda volantineremo davanti alle scuole le immagini della famiglia Pig, grandi anticonformisti del nostro tempo.

 

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