14 febbraio 2015

Il Perdono nelle parole di Papa Francesco

di Roberto de Albentiis
Oggi è la Domenica di Quinquagesima: è l’ultima Domenica del Tempo di Settuagesima, l’ultima che precede l’inizio della Grande Quaresima; piano piano ci siamo preparati alla Preparazione (la Quaresima) in attesa dell’Evento (la Pasqua, la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo) tramite la preghiera, la partecipazione alla Santa Messa e la frequenza degli altri Sacramenti, la meditazione di alcuni grandi temi che la Liturgia ci ha presentato (la caduta e la cacciata dei santi Progenitori Adamo ed Eva, il Diluvio, le sante figure patriarcali di Noè e Abramo, Zaccheo, il Fariseo e il Pubblicano, il Figliol Prodigo, il Giudizio Universale).
Questa Domenica, in cui leggiamo della cacciata dei Progenitori dall’Eden, dell’Inno alla Carità dell’Apostolo Paolo, dell’anticipazione della Passione, della guarigione del cieco a Gerico e della parabola del grano e della zizzania da parte di Nostro Signore, presso i Greci (ove la Grande Quaresima inizia, anticipatamente, il giorno dopo, chiamato Lunedì Puro) è chiamata Domenica del Perdono,  poiché, letto il Vangelo (Matteo 6:14 – 18) relativo al vero digiuno e al perdono vicendevole, per iniziare davvero bene il periodo e il percorso quaresimale, è costume chiedersi a vicenda perdono dopo la celebrazione liturgica. Cosa santa e lodevole, costume bello che dovremmo fare nostro: a che serve macerarsi in digiuni e preghiere se non amiamo il nostro prossimo? A che serve chiedere il perdono a Dio se non lo diamo ai nostri fratelli? Come Dio ci dona il Suo Perdono, come mostrato nella magnifica parabola del Vangelo di Matteo 18:21 – 35, come mostrato anche nella Liturgia quando il sacerdote, con una mano poggiata sull’Altare e con un gesto benedicente, si gira verso i fedeli e invoca “Pace a tutti” e “Dio onnipotente abbia Misericordia di voi”, così anche noi dobbiamo parlarne agli altri e soprattutto dobbiamo agli altri donare il nostro!
Offro quindi ai lettori di “Campari&de Maistre” in questa Domenica, all’approssimarsi di questa prossima Quaresima, alcuni pensieri di Papa Francesco relativi al Perdono, che possano essere graditi e di sprone per il proprio impegno ascetico in vista della Pasqua!


Gesù ci chiede di credere che il Perdono è la porta che conduce alla riconciliazione.
“Il dono divino della riconciliazione, dell’unità e della pace è inseparabilmente legato alla grazia della conversione: si tratta di una trasformazione del cuore che può cambiare il corso della nostra vita e della nostra storia, come individui e come popolo.”
“Nel Vangelo di oggi, Pietro chiede al Signore: «Se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Il Signore risponde: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,21-22). Queste parole vanno al cuore del messaggio di riconciliazione e di pace indicato da Gesù. In obbedienza al Suo comando, chiediamo quotidianamente al nostro Padre celeste di perdonare i nostri peccati, «come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Se non fossimo pronti a fare altrettanto, come potremmo onestamente pregare per la pace e la riconciliazione?
Gesù ci chiede di credere che il Perdono è la porta che conduce alla riconciliazione. Nel comandare a noi di perdonare i nostri fratelli senza alcuna riserva, Egli ci chiede di fare qualcosa di totalmente radicale, ma ci dona anche la grazia per farlo. Quanto, da una prospettiva umana, sembra essere impossibile, impercorribile e perfino talvolta ripugnante, Gesù lo rende possibile e fruttuoso attraverso l’infinita potenza della sua Croce. La Croce di Cristo rivela il potere di Dio di colmare ogni divisione, di sanare ogni ferita e di ristabilire gli originali legami di amore fraterno.
“Questo, dunque, è il messaggio che vi lascio a conclusione della mia visita in Corea. Abbiate fiducia nella potenza della Croce di Cristo! Accogliete la Sua Grazia riconciliatrice nei vostri cuori e condividetela con gli altri! Vi chiedo di portare una testimonianza convincente del messaggio riconciliatore di Cristo nelle vostre case, nelle vostre comunità e in ogni ambito della vita nazionale. Ho fiducia che, in uno spirito di amicizia e di cooperazione con gli altri cristiani, con i seguaci di altre religioni e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà che hanno a cuore il futuro della società coreana, voi sarete lievito del Regno di Dio in questa terra. Allora le nostre preghiere per la pace e la riconciliazione saliranno a Dio da cuori più puri e, per suo dono di grazia, otterranno quel bene prezioso a cui tutti aspiriamo. Preghiamo dunque per il sorgere di nuove opportunità di dialogo, di incontro e di superamento delle differenze, per una continua generosità nel fornire assistenza umanitaria a quanti sono nel bisogno, e per un riconoscimento sempre più ampio della realtà che tutti i coreani sono fratelli e sorelle, membri di un'unica famiglia e di un unico popolo. Parlano la stessa lingua.”
“Cari fratelli e sorelle, Dio ci chiama a ritornare a Lui e ad ascoltare la sua voce e promette di stabilirci sulla terra in una pace e prosperità maggiori di quanto i nostri antenati abbiano mai conosciuto.”
(dall’omelia per la Messa per la Riconciliazione a Seoul, 18-8-2014)

 “Correggere un cristiano che non fa una cosa buona…è un servizio a lui e alla comunità. Ma questo servizio funziona soltanto attraverso l’amore fraterno, ricordando sempre che tutti siamo peccatori e che tutti abbiamo bisogno del Perdono di Dio. Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io spello un fratello con la mia lingua: questo è uccidere la fama dell’altro. Anche le parole uccidono!”
“Come devo correggere un cristiano quando fa una cosa non buona…Gesù ci insegna che se il mio fratello commette una colpa contro di me, mi offende, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, spiegandogli che ciò che ha detto o fatto non è buono. E se il fratello non ascolta? Gesù insegna a usare carità verso chi commette una colpa e a evitare il clamore della cronaca. Gesù suggerisce un progressivo intervento: prima, ritorna a parlargli con altre due o tre persone, perché sia più consapevole dello sbaglio che ha fatto; se, nonostante questo, non accoglie l’esortazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire la frattura e il distacco che lui stesso ha provocato, facendo venir meno la comunione con i fratelli nella fede.”
Questi passaggi… indicano lo sforzo che il Signore chiede alla sua comunità per accompagnare chi sbaglia, affinché non si perda. Corregge il fratello chi lo perdona, senza alimentare i pettegolezzi nella comunità, occorre anzitutto evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità. Và e ammoniscilo fra te e lui solo. L’atteggiamento è di delicatezza, prudenza, umiltà, attenzione nei confronti di chi ha commesso una colpa, evitando che le parole possano ferire e uccidere il fratello. Perché voi sapete, anche le parole uccidono. Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io spello un fratello con la mia lingua: questo è uccidere la fama dell’altro.”
“Ciò… ha lo scopo di non mortificare inutilmente il peccatore. Si parla fra i due, nessuno se ne accorge, e tutto è finito… è alla luce di questa esigenza che si comprende anche la serie successiva di interventi, che prevede il coinvolgimento di alcuni testimoni e poi addirittura della comunità. Lo scopo è quello di aiutare il fratello a rendersi conto di ciò che ha fatto, e che con la sua colpa ha offeso non solo uno, ma tutti. Ma anche aiutarci, noi, a liberarci dall’ira e dal risentimento che fanno solo male…A liberarci di… quell’amarezza del cuore, che ci porta a insultare. Ma è molto brutto vedere uscire dalla bocca di un cristiano un insulto. È brutto, capito? Niente insulto! Capito? Insultare non è cristiano!
“Davanti a Dio… siamo tutti peccatori e bisognosi di Perdono, tutti. Gesù ci ha detto di non giudicare. La correzione fraterna è un aspetto dell’amore e della comunione che devono regnare nella comunità cristiana, è un servizio reciproco che possiamo e dobbiamo renderci gli uni gli altri. Ma correggere il fratello è un servizio, ed è possibile ed efficace solo se ciascuno si riconosce peccatore e bisognoso del Perdono del Signore… ogni volta siamo invitati a riconoscere davanti al Signore di essere peccatori.”
“Tutti siamo peccatori e a tutti Dio dona la Sua Misericordia. Sono due condizioni che spalancano la porta per entrare a Messa bene. Dobbiamo sempre ricordare questo prima di andare dal fratello per la correzione fraterna. Domandiamo tutto questo per l’intercessione della Beata Vergine Maria, che domani celebreremo nella ricorrenza liturgica della Sua Natività.”
(dall’Angelus della Domenica XIII dopo Pentecoste, 7-9-2014)

“Mai dare scandalo, perdonare sempre, avere fede.”
“Scandalo… è dire e professare uno stile di vita – ‘sono cristiano’ – e poi vivere da pagano, che non crede in nulla.”
“Quando un cristiano o una cristiana, che va in chiesa, che va in parrocchia, non vive così, scandalizza. Ma quante volte abbiamo sentito: ‘Ma io non vado in chiesa – uomini o donne – perché è meglio essere onesto a casa e non andare come quello o quella che vanno in chiesa e poi fanno questo, questo, questo…’. Lo scandalo distrugge, distrugge la fede! E per questo Gesù è tanto forte: ‘State attenti! State attenti!’. E questo ci farà bene ripeterlo oggi: ‘State attenti a voi stessi!’. Tutti noi siamo capaci di scandalizzare.”
“Gesù… esagera per farci capire l’importanza del Perdono… un cristiano che non è capace di perdonare scandalizza: non è cristiano.
“Dobbiamo perdonare, perché perdonati. E questo è nel Padre Nostro: Gesù lo ha insegnato lì. E questo non si capisce nella logica umana. La logica umana ti porta a non perdonare, alla vendetta; ti porta all’odio, alla divisione. Quante famiglie divise per non perdonarsi: quante famiglie! Figli allontanati dai genitori, marito e moglie allontanati… E’ tanto importante pensare questo: se io non perdono non ho, sembra che non abbia diritto - sembra - ad essere perdonato o non ho capito cosa significa che il Signore mi abbia perdonato. Questa è la seconda parola, Perdono. Si capisce, allora,… perché i discepoli, sentendo queste cose, abbiano detto al Signore: ‘Accresci in noi la fede’.”
“Senza la fede non si può vivere senza scandalizzare e sempre perdonando. Soltanto la luce della fede, di quella fede che noi abbiamo ricevuto: della fede di un Padre Misericordioso, di un Figlio che ha dato la vita per noi, di uno Spirito che è dentro di noi e ci aiuta a crescere, della fede nella Chiesa, della fede nel popolo di Dio, battezzato, santo. E questo è un dono, la fede è un regalo. Nessuno con i libri, andando a conferenze, può avere la fede. La fede è un regalo di Dio che ti viene e per questo gli apostoli chiesero a Gesù: ‘Accresci in noi la fede!’”
(dall’omelia del lunedì XXII dopo Pentecoste, 10-11-2014)

“Il cristiano è misericordioso, la rigidità è segno di cuore debole.”
“Si può essere rigidi nella disciplina esteriore, ma ipocriti e opportunisti dentro.”
“…qualcuno di voi potrà dirmi: ‘Ma Padre, questa gente era osservante della legge: il sabato non camminavano più di cento metri - o non so quanto si poteva fare – mai, mai andavano a tavola senza lavarsi le mani e fare le abluzioni; ma era gente molto osservante, molto sicura nelle sue abitudini’. Sì, è vero, ma nelle apparenze.
Erano forti, ma al di fuori. Erano ingessati. Il cuore era molto debole, non sapevano in cosa credevano. E per questo la loro vita era, la parte di fuori, tutta regolata, ma il cuore andava da una parte all’altra: un cuore debole e una pelle ingessata, forte, dura. Gesù al contrario, ci insegna che il cristiano deve avere il cuore forte, il cuore saldo, il cuore che cresce sulla roccia, che è Cristo, e poi nel modo di andare, andare con prudenza: “In questo caso faccio questo, ma…” E’ il modo di andare, ma non si negozia il cuore, non si negozia la roccia. La roccia è Cristo, non si negozia!”: “Questo è il dramma dell’ipocrisia di questa gente. E Gesù non negoziava mai il Suo Cuore di Figlio del Padre, ma era tanto aperto alla gente, cercando strade per aiutare. ‘Ma questo non si può fare; la nostra disciplina, la nostra dottrina dice che non si può fare!’ dicevano loro. ‘Perché i tuoi discepoli mangiano il grano in campagna, quando camminano, il giorno del sabato? Non si può fare!’. Erano tanto rigidi nelle loro discipline: ‘No, la disciplina non si tocca, è sacra’… E questi farisei erano così – ‘la nostra disciplina’ - rigidi nella pelle, ma, come Gesù gli dice, ‘putrefatti nel cuore’, deboli, deboli fino alla putredine. Tenebrosi nel cuore. Questo è il dramma di questa gente… Anche la nostra vita può diventare così, anche la nostra vita. E alcune volte, vi confesso una cosa, quando io ho visto un cristiano, una cristiana così, col cuore debole, non fermo, non saldo sulla roccia – Gesù – e con tanta rigidità fuori, ho chiesto al Signore: ‘Ma Signore buttagli una buccia di banana davanti, perché faccia una bella scivolata, si vergogni di essere peccatore e così incontri Te, che Tu sei il Salvatore’. Eh, tante volte un peccato ci fa vergognare tanto e incontrare il Signore, che ci perdona, come questi ammalati che erano qui e andavano dal Signore per guarire.”
“Chiedo al Signore la grazia che il nostro cuore sia semplice, luminoso con la verità che Lui ci dà, e così possiamo essere amabili, perdonatori, comprensivi con gli altri, di cuore ampio con la gente, misericordiosi. Mai condannare, mai condannare. Se tu hai voglia di condannare, condanna te stesso, che qualche motivo avrai, eh?
Chiediamo al Signore la grazia che ci dia questa luce interiore, che ci convinca che la roccia è soltanto Lui e non tante storie che noi facciamo come cose importanti; e che Lui ci dica – Lui ci dica! – la strada, Lui ci accompagni nella strada, Lui ci allarghi il cuore, perché possano entrare i problemi di tanta gente e Lui ci dia una grazia che questa gente non aveva: la grazia di sentirci peccatori.”
(dall’omelia del lunedì III d’Avvento, 15-12-2014)

Prima di tutto, Dio perdona sempre! Non si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere Perdono. Ma Lui non si stanca di perdonare. Quando Pietro chiese a Gesù: “Quante volte io devo perdonare? Sette volte?” – “Non sette volte: settanta volte sette”. Cioè sempre. Così perdona Dio: sempre. Ma anche se tu hai vissuto una vita di tanti peccati, di tante cose brutte, ma alla fine, un po’ pentito, chiedi perdono, Dio ti perdona tutto, ti perdona subito! Lui perdona sempre!”
“Basta…pentirsi e chiedere perdono…non si deve pagare niente, perché…Cristo ha pagato per noi.”
“…non c’è peccato che Lui non perdoni. Lui perdona tutto. ‘Ma, Padre, io non vado a confessarmi perché ne ho fatte tante brutte, tante brutte, tante di quelle che non avrò perdono...’ No. Non è vero. Perdona tutto. Se tu vai pentito, perdona tutto. Quando…eh, tante volte non ti lascia parlare! Tu incominci a chiedere perdono e Lui ti fa sentire quella gioia del perdono prima che tu abbia finito di dire tutto.”
“Tante volte le confessioni sembrano invece una pratica, una formalità: Po, po, po, po, po… Po, po, po… Vai! Tutto meccanico! No! E l’incontro dov’è? L’incontro con il Signore che riconcilia, ti abbraccia e fa festa. E questo è il nostro Dio, tanto buono. Anche dobbiamo insegnare: che imparino i nostri bimbi, i nostri ragazzi a confessarsi bene, perché andare a confessarsi non è andare alla tintoria perché ti tolgono una macchia. No! E’ andare a incontrare il Padre, che riconcilia, che perdona e che fa festa.”
(dall’omelia del venerdì III dopo l’Epifania, 23-1-2015)


 

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