31 marzo 2015

Caro Adinolfi, finiremo in cella assieme


di Francesco Filipazzi

Qualche giorno fa su questo blog è comparsa una riflessione riguardante il quotidiano “La Croce”, che purtroppo è stata, a torto, accolta negativamente da alcuni redattori del suddetto quotidiano. Nell’articolo di Satiricus era presente sin dall’inizio l’invito a comprare la Croce e a diffonderlo, per sostenere l’operato di Mario Adinolfi, che sta combattendo con noi la buona battaglia per la vita e per la famiglia tradizionale. 

Adinolfi, a differenza di altri, rappresenta un evento nell’area vasta e composita che potremmo definire “pro life”, per i motivi che mi accingo a spiegare. 

In Italia purtroppo esistono delle zavorre mentali che limitano la libertà di espressione e riducono sempre e comunque la discussione a uno scontro fra fazioni. Chi parla di certi argomenti, in questo caso famiglia e bioetica, è obbligato sempre e comunque a schierarsi. O di qua o di là. Soprattutto a sinistra, esiste la cultura del “pacchetto completo” che, oltre ad essere un insulto per le intelligenze di chi è davvero di sinistra, crea dei fastidiosi riflessi condizionati. Per via di questo pacchetto completo, si deve per forza essere favorevoli a divorzio, aborto, matrimoni gay, utero in affitto, fecondazione eterologa e tanto ancora, per arrivare alle famiglie poli amorose. Per uno strano meccanismo, essere di sinistra vuole dire accettare acriticamente tutto ciò che “passa il convento”, in termini di nuove frontiere. Uno può essere favorevole, per dire, ai matrimoni gay ma non all’aborto? Ovviamente no.

Le persone di sinistra, quella vera, quindi non possono più parlare, ad esempio, di socialità, lavoro, lotta all’ingiustizia e difesa dei diseredati. Il comunista duro e puro non può più condurre la sua lotta contro la società borghese e il capitale, se prima non aderisce senza indugi alla grande battaglia per i “diritti”, anche se si tratta del diritto di un paio di ricconi di comprare il corpo di una donna per usarlo come macchina da cui sfornare figli. 
Chi non compra questo pacchettino preconfezionato difficilmente può esprimersi liberamente, senza essere zittito, insultato, bollato con una serie di etichette ridicole (fascista, omofobo, transofobo, maschilista, violento, intollerante ecc) e quindi il dibattito diventa sempre più asfittico. 
Mario Adinolfi ha avuto e ha il merito di aver totalmente sparigliato la costruzione ideologica e mentale qui sopra descritta. Fondatore del PD, era (sottolineo era) automaticamente incasellato fra chi “può parlare” e quindi non c’era dubbio che, qualche dissenso a parte, facesse parte della grande macchina da guerra dei "diritti". 
Invece no. Un giorno si è alzato e ha detto chiaramente che non era d’accordo. Un uomo di sinistra, addirittura fra i fondatori del partito di riferimento, che si dichiara in dissenso rispetto alla linea sempre più libertina di quell’area è risultato atipico e ha spiazzato molti, che prima di accorgersi davvero di cosa stava succedendo, hanno impiegato qualche mese. Nel frattempo Adinolfi è riuscito a coagulare un’area di opinione e a fondare attorno a sé un vero movimento di persone e famiglie che, per dirla come lui, “vogliono la mamma” e non si stancheranno mai di volerla. 
Il tutto non con argomenti “di destra”. Adinolfi rimane nel PD e non ha intenzione di uscirne. Finalmente è stato ribadito che essere di sinistra non vuol dire inventarsi diritti ridicoli e lottare contro la vita e che una persona che davvero vuole lottare a fianco dei più deboli e contro la supremazia del mercato sulle persone, deve per forza essere contro la mercatizzazione della vita e contro la riduzione del bambino a prodotto da supermercato. O a prodotto di bellezza, visto che sono state inventate creme a base di embrioni umani. 
In tutto questo, vedere persone che storicamente si battono per la vita e la famiglia, criticare in modo troppo diretto il progetto della Croce e dei Circoli Voglio la Mamma, sulla base che Adinolfi sta nel PD e via dicendo, lascia un po’ di stucco. Soprattutto perché i suddetti spesso sostengono l’NCD che con il PD ci va a braccetto.
Per una volta che possiamo davvero fare della “buona battaglia” una vera sfida trasversale al sistema dell’immoralità, in modo laico e non confessionale (visto che anche un ateo medio dovrebbe inorridire sapendo ciò che ha fatto Elton John), sarebbe giusto cogliere la palla al balzo. Il discorso destra e sinistra, partito giusto o partito sbagliato, sinceramente lascia il tempo che trova. 
Se poi quelli che mantengono l’appartenenza di destra o di sinistra, dopo questa lotta epocale, vorranno tornare a dividersi su tutto il resto, sarà legittimo e giusto. 
Altrimenti condivideremo tutti la stessa cella, condannati per la legge Scalfarotto, così avremo il tempo necessario per fare ogni tipo di distinguo.
 

7 commenti :

  1. Sono in piedi che applaudo davanti allo schermo. Non dico altro.

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  2. Non sono d'accordo. Difficile fare una battaglia pro-life rimanendo incardinati in un partito che ideologicamente e storicamente è sempre stato avverso al Magistero della Chiesa (per es. divorzio ed aborto). La grandissima parte degli elettori di sinistra non segue e non seguirà mai Adinolfi. Il quale avrà anche sparigliato le carte ma i consensi che ottiene vengono per lo più da altri versanti politici. Per cui ipotizzare per il futuro battaglie "trasversali" in favore dei valori non negoziabili è, secondo me, pia illusione. Bisogna anche precisare (fonte Wikipedia) che Adinolfi "attualmente non ricopre nessuna carica politica e non è né membro né tesserato del Partito Democratico". Il che confermerebbe che a sinistra certe battaglie non sono per niente gradite.

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  3. Bellissimo articolo e presa di posizione. Vi spiacerebbe però inserire le fonti di "inventate creme a base di embrioni umani" ?

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  4. Eccolo qui

    http://www.libertaepersona.org/wordpress/2014/02/nellaborto-%E2%80%9Cdiritto%E2%80%9D-fa-rima-con-%E2%80%9Cprofitto%E2%80%9D/

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  5. Non nego che il testo di Filippazzi mi ha lasciato, almeno in parte, perplesso.
    Posso apprezzare le posizioni "pro-life" di Adinolfi, ma esiste anche un dovere di "coerenza di contesto". E Adinolfi simpatizza per il Partito Democratico, erede consapevole del Partito Comunista che, secondo la vecchia ma sempre efficace definizione denociana, è un "partito radicale di massa".
    Un partito che vuole la scristianizzazione dell'Italia, avverso alla dottrina sociale della Chiesa, ai corpi sociali intermedi, alla sussidiarietà, ostile alla proprietà privata, centralista, favorevole all'oppressione fiscale, alla dittatura tecnocratica degli euro-burocrati, libertina e omosessualista sui temi morali.
    Senza un solido ancoraggio dottrinale, e questo non può essere certo nel PD, le posizioni "pro-life" di Adinolfi rischiano di essere puro sentimentalismo. Apprezzabili per quello che possono valere, forse generose, ma prive di un "ubi consistam" teoretico.
    Quindi, accogliamo quanto vi è di buono, almeno su un piano dell'utilità, nelle posizioni di Adinolfi, ma non sottovalutiamo la loro "eccentricità" rispetto al resto del suo pensiero politico.
    Lo dimostra l'inconsistenza dottrinale e politica de "La Croce": un'occasione mancata. Purtroppo.

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    1. La maggior parte dei cattolici che conosco (e sono tanti) è di sinistra, del PD e si definiscono catto-comunisti. Quindi potenzialmente in accordo con la posizione pro-life. Se non diventeranno sostenitori di Adinolfi sarà soltanto per la guerra che i media gli stanno facendo. Se la sua posizione fosse accettata (o anche solo non ostacolata) dal partito, moltiplicherebbe i suoi seguaci.

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    2. Vivo in una regione "rossa" e conosco non pochi cattocomunisti. Dire che questi ultimi siano pro-life non è affatto vero. Semmai possiamo definirli pro-choice, cioè favorevoli alla libera scelta della donna in tema di aborto. E sono anche i più possibilisti in tema di unioni omosessuali. Per cui mi sa che è tempo sprecato ragionare con loro.

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