20 marzo 2015

Chi sputa sulla Croce sputa sulla propria anima


di Giuliano Guzzo
 
L’indignazione per la scena della serie House of Cards in cui Frank Underwood – il presidente degli Stati Uniti, interpretato da Kevin Spacey -, uscito dal confessionale, dopo non aver ottenuto l’assoluzione, sputa contro Gesù Cristo, è più che comprensibile anche se non è stata poi così forte, tanto che Pierluigi Battista, giustamente, ha parlato di «reazione tollerante», ben diversa da quella che si sarebbe scatenata qualora ad essere offesa fosse stata un’altra religione; e si può immaginare quale. D’altra parte è da tempo che, in nome della satira o dell’arte, Gesù viene preso di mira: come dimenticare Sul concetto di volto nel figlio di Dio, “spettacolo teatrale” presentato in più teatri d’Italia nel quale andava in scena il lancio di letame – vero o simulato, ha davvero poca importanza – sul volto di Cristo? E la recente pubblicazione di “Jezus!”, rivista olandese nella quale si sostiene che «Gesù non abbia bisogno d’avere un’identità di genere esplicita»? E il caso del presepe blasfemo con due Giuseppe, anziché l’originale con Maria?
 
L’elenco dei casi di offese a Gesù – com’è possibile constatare visitando il portale nocristianofobia.org – sarebbe ancora molto lungo, se non fosse già evidente il fatto che è il Cristianesimo, di gran lunga, la religione più perseguitata al mondo. Ma torniamo al presidente degli Stati Uniti House of Cards, che sputa contro il Signore. Sono andato a vedermi quella scena – davvero violenta e carica d’odio -, rimanendo impressionato da quello che a molti potrà apparire un particolare ovvio, ma che a mio avviso è commovente, e cioè il fatto che Gesù non si muove. Perché si tratta di un crocifisso, ribatterà più di qualcuno senza cogliere come quella scena – che rimane gravissima, e che personalmente mai avrei voluto fosse neppure girata – racconti più cose della condizione umana di tantissimi testi di filosofia, sociologia e antropologia. Assai diffusa, infatti, anche se non si hanno da confessare i peccati e l’orgoglio di Frank Underwood, è la tendenza a sfilare davanti ai crocifissi – non solo in chiesa, ma anche nelle scuole, nei tribunali, davanti ai monumenti di tante piazze – ignorandoli oppure arrivando ad oltraggiarli.
 
Ma Gesù non risponde, rimane com’è, al suo posto. Esattamente come quando fu dapprima arrestato, poi torturato dai soldati romani e infine crocifisso: lasciò e lascia agli uomini la libertà, pure la peggiore. Senza tuttavia – qui sta la bellezza assoluta del Cristianesimo – rinunciare a cambiare gli uomini. «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?», disse trasformando per sempre la vita Paolo di Tarso. E così ha fatto, ai giorni nostri, anche con i più “lontani”: atei convinti, satanisti, pornostar, gente che improvvisamente lascia il passato alle spalle e rinasce. Questo perché Gesù non molla: la sua missione è salvare l’uomo, ogni uomo. E’ far capire che chi sputa su di Lui fa qualcosa di infinitamente peggiore di chi sputa su se stesso; non solo perché mostra tutta la sua miseria, ma perché se la prende con Colui che davvero può aiutarlo. Ignoriamo dunque che ne sarà dell’anima di Frank Underwood e di quella di Kevin Spacey, che ha accettato di girare una scena così densa di disprezzo; sappiamo però che Gesù, fino all’ultimo giorno di vita di costoro, rimarrà come in quei fotogrammi: sofferente, immobile, a braccia aperte. Pronto a perdonare. A dare ad ognuno la sua occasione per risvegliarsi, ed iniziare una vita vera.

 

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