10 marzo 2015

Edmund Campion, martire d'Inghilterra


di Federico Sesia

Come l’effusione del sangue di Cristo, così l’oblazione che i martiri fanno della loro vita diventa in virtù della loro unione col Sacrificio di Cristo una sorgente di vita e di fertilità spirituale per la Chiesa e per il mondo intero.”
Dall’omelia di Papa Paolo VI in occasione della canonizzazione dei Quaranta Martiri dell’Inghilterra e del Galles

Tra gli innumerevoli inglesi colpiti dalla mannaia delle persecuzioni anti-cattoliche iniziate nel periodo immediatamente successivo allo scisma di Enrico VIII, ve ne sono 40 in particolare che sono stati elevati agli altari da Papa Paolo VI il 25 ottobre 1970. Tra questi la figura di Sant’Edmund Campion (1540 – 1581) viene ricordata dallo scrittore e sacerdote inglese Robert Hugh Benson nel suo romanzo Con Quale Autorità?, che parla delle travagliate vicende dei cattolici durante il regno di Elisabetta I, descrivendo anche le vicissitudini del Santo gesuita che operò clandestinamente il suo ministero in Inghilterra.

Edmund Campion nacque a Londra il 25 gennaio 1540 da genitori che abbandonarono la Fede cattolica in favore del protestantesimo. Quando il vescovo anglicano di Gloucester lo scelse come successore e lo ordinò diacono nacquero in lui i primi rimorsi, che lo porteranno nel 1569 a lasciare l’Inghilterra alla volta di Dublino, città nella quale aderì al Cattolicesimo. Dovette successivamente rifugiarsi a Douai (Francia), città dove si trovava un importante seminario nel quale potette essere ordinato suddiacono. La sua vocazione si trovò riposta nell’ordine della Compagnia di Gesù, nel quale entrò nel 1573 e, dopo un periodo di insegnamento a Praga, ricevette il Sacramento dell’Ordine nel 1578. Appena due anni dopo venne inviato in Inghilterra per portare conforto a coloro che, nonostante le persecuzioni, erano rimasti fedeli al Papa e rifiutavano di riconoscere nel re il capo della chiesa inglese, riuscendo a sbarcare sull’isola in incognito. Mentre si trovava a Londra pronunciò un discorso che ebbe talmente tanta risonanza che la regina Elisabetta in persona ordinò la sua cattura. A causa di ciò dovette proseguire la sua opera senza una dimora fissa, e questo fu il periodo nel quale fece produrre in segreto (e distribuire di nascosto a Oxford nella chiesa di Santa Maria) un opuscolo che evidenziava gli errori dell’anglicanesimo e che quindi invitava la regina a tornare in seno alla Chiesa di Roma. Precedentemente a ciò fece una dichiarazione nella quale affermava la volontà dei gesuiti presenti in Inghilterra di continuare il loro apostolato anche a costo della vita, chiedendo inoltre di poter avere un dibattito con Lords ed esperti di teologia di fede anglicana.

Scoperto il 16 luglio 1581 a celebrare clandestinamente una Messa venne arrestato e portato nella Torre di Londra, e durante la sua prigionia né le torture né le lusinghe della regina Elisabetta lo porteranno a riconoscere il re d’Inghilterra come supremo capo della chiesa inglese a discapito del Papa.
La sua morte avvenne l’1 dicembre 1581, giorno in cui salì sul patibolo di Tyburn per esservi impiccato e successivamente squartato. Con il collo già stretto nella morsa del cappio dichiarò di morire nella Fede cattolica e di rispettare l’autorità della regina.
Nel 1886 Leone XIII beatificherà questo martire d’Inghilterra, che sarà proclamato Santo da Paolo VI nel 1970. La festa in onore di quest’uomo “che fin da giovane aveva fatto professione di fede cattolica, ammesso a Roma nella Compagnia di Gesù e ordinato sacerdote a Praga, tornò in patria, dove, per essersi adoperato nel confortare gli animi dei fedeli con la sua parola e i suoi scritti, fu ucciso, dopo molti tormenti, a Tyburn.” (Martirologio Romano) cade il primo dicembre.
 “ <<A quanto pare>> rispose Campion guardando impavido la folla <<non si vuole concedermi di parlare, ma almeno voglio dire che, come è vero che Dio è mio giudice, io non ho mai preso parte a nessuna cospirazione. Perdono ai giurati che mi hanno condannato poiché essi sono stati tratti in inganno; perdono a tutti coloro che hanno macchinato la mia morte o che in qualsiasi modo mi hanno fatto del male, come spero di essere anch’io perdonato; e chiedo in special modo perdono a coloro dei quali ho rivelato il nome durante la tortura nella certezza che non sarebbe stato fatto loro alcun male, avendone avuto la promessa dal consiglio stesso.>>
Poi chiuse gli occhi e dal movimento delle sue labbra Anthony capì che stava pregando.
A un tratto qualcuno dietro al carretto gridò che la regina non puniva nessuno per la sua religione, ma queste parole furono accolte con un mormorio di incredulità e di protesta.
<<Campion>> gridò un altro <<rinnega lei il Papa?>>
<<Io sono cattolico>> rispose tranquillo il condannato e si rimise a pregare.
<<Signor Campion, signor Campion>> disse allora uno dei ministri. <<Rinunci al papismo e dica: “Cristo, abbi pietà di me”>>.
<<Lei e io non siamo della stessa religione, quindi la prego di non insistere; io non impedisco agli altri di pregare, desidero soltanto che coloro i quali sono della mia stessa fede preghino con me, e nella mai agonia recitino un solo Credo>> e così dicendo richiuse gli occhi.
Pater noster qui es in coelis…
<<Preghi in inglese, preghi in inglese>> gridò un altro ministro.
Ma il prete, sebbene i suoi avversari cercassero di non lasciargli pace neppure nei suoi ultimi istanti, rispose con un sorriso, che strappò un singhiozzo di compassione e di amore ad Anthony.
<<Pregherò Dio nella lingua ch’Egli e io intendiamo.>>
<<Signor Campion, chieda persono a Sua Maestà, e se lei è un suddito fedele preghi Iddio per essa.>>
<<In che cosa l’ho io offesa? Verso di essa io sono innocente; oh, vogliate credere a queste che sono le mie ultime parole: ho pregato e prego per essa.>>
<<Ah, ma per quale regina? Per Elisabetta?>>
<<Sì, per Elisabetta, per la vostra e mia regina alla quale auguro un lungo e felice regno.>>
Si udì un colpo di frusta e il calpestio di un cavallo; la folla ondeggiò, mentre da essa si sollevava un cupo rumore simile a quello di onde che si infrangono sulla spiaggia; nello stesso istante si vide la figura di Campion barcollare sul carro, che gli sfuggiva di sotto i piedi.
Anthony chiuse gli occhi; le grida della folla diventarono più forti; poi di nuovo risonò la dolce, sonora voce del prete:
<<Muoio da vero cattolico…>>.
Il giovane continuava a tenere gli occhi chiusi e il capo basso; forti singhiozzi gli sollevavano il petto.
Ah! Il prete era adesso in agonia! Quell’improvviso grido generale, seguito da un profondo silenzio, ne era certo la prova.
Ma che cosa aveva chiesto Campion? Un solo credo?
<<Credo in Dio, padre Onnipotente…>>
Ora forte ora sommesso s’innalzava dalla folla un mesto confuso suono di voci; erano i cattolici che impavidi, in un impeto di amore e di dolore, si stringevano e pregavano attorno a lui.
Gesù, Gesù, salvalo! Sii il suo salvatore!
Maria, prega per lui, prega per lui!
Credo in Deum Patrem omnipotentem…
Passus sub Pontio Pilato…
Crocifisso, morto e sepolto…
La remissione dei peccati…
E la vita eterna…

Anthony chinò la testa sulla criniera del suo cavallo.” (Passo del romanzo Con Quale Autorità? di Roberth Hugh Benson, edizioni BUR, pp. 176-178)

 

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