28 marzo 2015

Gabriel Garcia Moreno, la Politica al servizio di Cristo Re


di Federico Sesia

morì vittima della Fede e della Carità cristiana per il suo amato paese” (Papa Pio IX)

Oggi nel nostro paese sembrerebbe essersi in gran parte perso quell’orientamento che ogni cattolico impegnato in politica, qualunque sia il suo partito o schieramento, deve tenere ben presente nel suo operare al governo piuttosto che all’opposizione, orientamento che in passato vide un capo di stato di un continente molto distante dal nostro mantenerlo anche a costo della vita: fu il caso di Gabriel Garcia Moreno, due volte presidente dell’Ecuador nel corso della seconda metà dell’800.

Garcia Moreno nacque la Vigilia di Natale del 1821, figlio di Gabriel Garcia y Gomez, mercante di origine spagnola, e María de las Mercedes Moreno y Morán de Buitrón, aristocratica creola di Guayaquil. Negli anni della sua giovinezza, convinto di avere la vocazione per il sacerdozio, trascorse un periodo in seminario per poi lasciarlo allo scopo di diventare avvocato. Una volta laureatosi in giurisprudenza e teologia, iniziò a lavorare come giornalista, impiego che gli consentì di mostrare pubblicamente la sua opposizione al governo liberale dell’epoca. In seguito ai suoi due viaggi in Europa (rispettivamente nel 1848 e nel 1854) potette rendersi conto degli sconvolgimenti rivoluzionari che infestavano il Vecchio Continente, esperienza che giocò un importante ruolo nello sviluppo delle sue posizioni politiche come riconobbe il giornalista francese Louis Veulliot: “In una terra straniera, solitario e sconosciuto, García Moreno si preparava a governare. Apprese tutto ciò che gli era necessario per governare una nazione, originariamente cristiana ma ora rapidamente decadente verso una condizione quasi selvaggia. Parigi, che è ad un tempo città cristiana e pagana, è precisamente il luogo dove poté meglio imparare la lezione di cui aveva bisogno, giacché i due opposti elementi si affrontano colà in un perpetuo conflitto. Parigi è una scuola per preti e martiri, è anche una manifattura di anticristi e assassini. Il futuro presidente dell'Ecuador fissò il suo sguardo sul bene e sul male, e quando ripartì per la sua patria lontana, la sua scelta era matura.”.

Tornato nel natìo Ecuador nel 1856, decise di intraprendere la carriera politica all’opposizione del governo anti-clericale del periodo, venendo alle elezioni del 1861 eletto presidente per un mandato di quattro anni (pur essendo lui monarchico e sostenitore dell’idea che un principe spagnolo avrebbe dovuto governare il paese).

Fu l’unico capo di stato a protestare formalmente per la presa di Roma del 20 settembre 1870 e l’annessione dello Stato Pontificio nel Regno d’Italia.

Uomo estremamente devoto, andava a Messa e si comunicava tutti i giorni (pratica all’epoca poco comune anche per i cattolici più assidui), oltre che far visita al SS. Sacramento quotidianamente.

Durante la sua presidenza l’Ecuador conobbe uno sviluppo notevolissimo in diversi campi, diventando il primo paese dell’America Latina in quanto a istruzione superiore e sviluppo scientifico, si ricordi a riguardo la fondazione di numerose scuole gratuite, l’obbligatorietà dell’istruzione fino ai 12 anni e l’inaugurazione del Politecnico di Quito, dell’Accademia di Belle Arti e del Conservatorio. Fu sua la decisione di inviare i gesuiti a civilizzare le tribù indigene, e suo il progetto di un imponente sviluppo di rete stradale che consentì al paese di vivere una stagione di intenso sviluppo reso possibile grazie alle infrastrutture da lui create. La sua politica economica permise inoltre di aumentare per un terzo il salario medio e di ridurre sensibilmente la pressione fiscale. Le stime parlano inoltre di un raddoppio delle rendite ecuadoriane avvenuto tra il 1869 e il 1872.

Nel 1873 ottenne l’approvazione parlamentare per consacrare l’Ecuador al Sacro Cuore di Gesù: “Il Congresso, considerato che questo atto, il più efficace per conservare la fede, è nello stesso tempo il miglior mezzo per assicurare il progresso e la prosperità dello Stato, decreta che la Repubblica, consacrata al Cuore di Gesù, lo adotti per suo Patrono e Protettore. La festa del Sacro Cuore, festa civile di prima classe, ci celebrerà in tutte le cattedrali con la più grande solennità. Inoltre verrà eretto in ogni cattedrale un altare al Sacro Cuore, sul quale sarà collocata a spese dello Stato una lapide commemorativa che porterà inciso il presente decreto”.

Dopo la sua seconda elezione del 1875 Garcia Moreno era consapevole che la sua stessa vita si trovasse in pericolo: scrisse per questo a Papa Pio IX, chiedendogli di venire benedetto: “Vorrei ricevere la Vostra benedizione prima di quel giorno, perché io abbia la forza e la luce di cui ho tanto bisogno per essere fino alla fine un figlio fedele del nostro Redentore e un servo leale e obbediente del Suo Infallibile Vicario. Ora che le Logge Massoniche dei paesi vicini, istigate dalla Germania, stanno vomitando contro di me ogni sorta di atroce insulto e di orribile calunnia, ora che le Logge stanno segretamente cospirando per il mio assassinio, ho bisogno più che mai della divina protezione perché possa vivere e morire in difesa della nostra santa religione e dell'amata repubblica che sono chiamato ancora una volta a governare”.


Gabriel Garcia Moreno fu assassinato il 6 agosto del 1875 appena fuori dalla cattedrale di Quito, davanti agli aguzzini che lo colpivano con coltelli e proiettili gridando “muori, assassino della libertà” trovò la forza di pronunciare le sue ultime parole: “¡Dios no muere! (Dio non muore), come a ricordare ai suoi carnefici quella promessa fatta a Pietro da Cristo stesso: “le porte degli inferi non prevarranno su di Essa”.

Il suo assassinio darà il via ad uno dei periodi più bui della storia ecuadoriana, caratterizzato da colpi di stato, dalla confisca dei beni della Chiesa, dall’omicidio di vescovi e da un clima di persecuzione religiosa.


Il giornalista Loius Veulliot, successivamente alla morte di Garcia Moreno, scrisse: “Egli ha dato un esempio unico nel mondo e nei tempi in cui è vissuto; egli è stato il vanto del suo Paese; la sua morte un bene fors’anche più grande, in quanto per essa ha dimostrato a tutto il genere umano quali capi Dio può dargli ed a quali miserabili esso si affida nella sua follia”.
Papa Pio IX fece erigere a Roma un monumento in suo onore nell’Istituto Pio Latino Americano.

 

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