13 marzo 2015

Marcia per la vita 2015, 20 anni dopo l’Evangelium vitae: partecipare è un dovere!

di Fabrizio Cannone
Il documento più attuale dell’immenso Magistero morale di Giovanni Paolo II è probabilmente l’enciclica Evangelium vitae, pubblicata a Roma il 25 marzo del 1995, esattamente 20 anni fa.
In questi 20 anni la società italiana, europea e mondiale hanno vissuto moltissimi fatti, episodi ed accadimenti che di sicuro confermano l’aspetto “profetico” di quell’importante documento. 10 anni fa del resto si concludeva il Pontificato di Papa Wojtyla e iniziava quello non meno cruciale di Benedetto XVI, eletto Vicario di Cristo nel 2005. Ora da quasi due anni è stato chiamato Francesco a governare la Navicella di Pietro.

Nel mondo purtroppo, e soprattutto in quel mondo occidentale che fu cristiano, il tema della difesa della vita è divenuto ora assai più fondamentale di quanto non lo fosse 4 lustri fa: la lotta accanita dei poteri forti e dei gruppi internazionali contro il diritto naturale e la vita umana, in nome dell’ineffabile ideale del “progresso storico”, continua e sembra essere approdata ad un punto di non ritorno.

L’enciclica di Giovanni Paolo II indirizzata a tutta la Chiesa assume oggi un valore di immane portata etica, antropologica e perfino “politica”. In un modo oggi ancora più evidente di 20 anni fa, il documento pontificio delinea una lotta all’ultimo sangue tra le forze della luce e le forze delle tenebre, i custodi dell’ordine, della pace e della vera morale, contro i fautori dell’eversione, della violenza e dell’inganno. Certo, l’infinita misericordia di Dio che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, ci fa dire che Dio ama tutti, anche coloro che (al momento…) si trovano a seguire la via larga del male e del peccato. Ma la verità non si riflette ugualmente sui vessilli dei due campi che si contendono la vittoria: essa sta totalmente dalla parte dei difensori della vita e la luce della verità è completamente assente nei propugnatori dell’aborto, dell’eutanasia e delle sperimentazioni genetiche.
“Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù” (n. 1), dichiara in apertura il testo, che conclude con una splendida invocazione alla Vergine Maria, definita giustamente “Madre dei viventi”, specie dei “bimbi cui viene impedito di nascere” e degli “anziani e malati uccisi dall’indifferenza o da una presunta pietà” (conclusione). La Chiesa, guidata dal Papa e da Maria, e con l’ausilio di persone di buona volontà (a volte ancora senza una fede esplicita), sta dalla parte della vita, senza compromessi, dalla parte dei bambini innocenti, dalla parte degli anziani abbandonati o soppressi, dalla parte, soprattutto, del bene, della luce e della verità. Il mondo attuale – quello in cui “larghi strati dell’opinione pubblica giustificano alcuni delitti contro la vita in nome dei diritti della libertà individuale” (n. 4) – sta invece dalla parte della “cultura di morte” e della “congiura contro la vita” (n. 12). Se il campo dei buoni forma naturalmente una Chiesa, una comunità d’intenti o una famiglia d’anime, insomma un esercito del bene guidato da Dio, verità e vita per antonomasia, il campo dei tristi è tutto intento nella “organizzazione di un nuovo ordine mondiale” (n. 5). Ordine per modo di dire: sarà il regno del caos e del pandemonio. Giovanni Paolo II paragona chiaramente i legislatori abortisti alla figura emblematica di Caino, vile uccisore del fratello Abele. Ma fa notare il Papa, “Dio interviene a vendicare l’ucciso” (n. 8). Infatti, checché  se ne dica: “Dio non può lasciare impunito il delitto: dal suolo su cui il sangue è stato versato, il sangue dell’ucciso esige che Egli faccia giustizia” (n. 9).

Ebbene, come vendicare oggi, seguendo lo spirito di san Giovanni Paolo II, i milioni e milioni di Abeli trucidati negli ospedali pubblici delle democrazie relativiste, dai nuovi maledetti Caini? Come ricordare all’umanità di oggi, la quale “offre uno spettacolo davvero allarmante” (n. 17), il fatto che esistono “peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio” (n. 9), come anzitutto l’aborto volontario?
Ebbene, Dio alcuni anni fa pare aver suscitato ex nihilo, come ama fare Lui, la Marcia per la Vita, per svolgere questo ruolo di giustizia e di santa “vindicatio”. Essa non si propone anzitutto di abrogare la legislazione abortista, benché questo ovviamente sia sempre stato tra i suoi dichiarati scopi di fondo. La Marcia, che in 4 edizioni (di cui 3 a Roma, capitale della cristianità) ha già mobilitato oltre 100.000 persone, vuole tenere accesa la speranza di un mondo migliore, più giusto, più sano, più pacifico e più prolifico dell’attuale. Nella temperie culturale della contemporaneità, caratterizzata più che mai dalla “dittatura del relativismo” (Benedetto XVI), i marciatori per la vita desiderano costituire quell’avanguardia di bene che desta le coscienze, che sprona i buoni alla resistenza morale e sociale (e prima di tutto interiore) davanti all’invasiva cultura di morte propagandata per ogni dove dai mass media e dai centri del potere.

Costituire un’avanguardia cosciente e critica, staremmo per dire rivoluzionaria, significa come ha detto varie volte ai giovani Papa Francesco, andare contro la limacciosa corrente del mondo, anche di quel mondo cattolico, in preda allo sterile “progressismo adolescente” e alla contraddittoria “mondanità spirituale”. Significa anche, citando papa Ratzinger, essere una “minoranza creativa” e vigile, che nei flussi e riflussi della storia, sa mettere un punto fermo e solido di bene: qui, ovvero sopra la vita innocente degli infanti, non si passa! Noi tutti che sin dal primo anno abbiamo avuto la gioia e la grazia di collaborare alla Marcia possiamo e dobbiamo dire, all’iper-diviso mondo cattolico, che uniti si vince: uniti tra noi certo, ma anzitutto uniti alla verità, al bene, al Vangelo che sta ben al di sopra del tempo, dello spazio, dei “posizionamenti” e delle involuzioni della modernità. Certo, tutte le battaglie pubbliche possono essere condotte meglio di come vengono condotte ora. Ed è anche vero che i mezzi e i modi della lotta politica cattolica sono variabili e contingenti, e dunque opinabili. Resta il fatto, credo visibile a tutti, che la Marcia per la vita, nel suo piccolo ha segnato, già dal suo sorgere l’inizio di un nuovo inizio. La nascita di una nuova modalità d’azione nella difesa della vita umana, già prima di noi intrapresa dal Movimento per la vita, dai CAV e dallo stesso importantissimo magistero pontificio ed episcopale, teso ad illuminare le coscienze. Però il marciare a viso scoperto, a Roma, dinanzi si può dire al Vicario di Cristo e Custode di Abele e ai massimi vertici del Partito di Caino, ha rappresentato un fatto storico di cui nessuno dei validissimi iniziatori della Marcia all’inizio aveva pienamente misurato la valenza. Tempus fugit: il tempo per discutere e per confrontarsi, anche con vigore, c’è e ci sarà sempre. Il tempo della lotta invece non sempre è con noi. Si tratta di un tempo che come una grazia inattesa va colto al volo senza troppi distinguo e troppi ragionamenti (basta questo: l’aborto è male; la Marcia lo combatte e lo esecra; quindi la Marcia è bene). Quante volte rischiamo invece noi cattolici di mettere il nostro gruppo, la nostra scuola di pensiero, le nostre pur legittime vedute davanti ai principi assoluti della verità e del bene, principi assolutamente non negoziabili e che perciò sono fondativi di ogni azione politica nel senso alto del Vangelo.

Il 10 maggio 2015, la Marcia per la vita si snoderà nella cornice unica della primavera romana, da Castel s. Angelo sino alla Bocca della Verità… Quale migliori segni propizi dell’Angelo che annuncia la vittoria futura che stiamo preparando tutti assieme, ciascuno col suo stile e le sue doti, e la verità di cui migliaia e migliaia di uomini e di donne quei giorni saranno veramente la bocca?

Uniti dunque a Roma, per la vita senza compromessi!
 

0 commenti :

Posta un commento