12 aprile 2015

Cristo è Risorto, e ha Misericordia di noi!

di Roberto de Albentiis
Tu nobis, victor Rex, miserere: così abbiamo sentito e cantato, prima del Vangelo, da Pasqua fino ad oggi, o Cristo, Re vincitore, abbi pietà di noi; sono le parole finali della sequenza di Pasqua, il magnifico Victimae Paschali laudes, e oggi, Ottava di Pasqua, celebriamo Cristo nel Suo attributo più grande, la Divina Misericordia. 
E’ stato Cristo Stesso, chiedendolo a Santa Maria Faustina Kowalska, di dedicare la Domenica in Albis, la Domenica dopo Pasqua, alla Sua Divina Misericordia, e di prepararsi a questa festa con una novena da iniziare il Venerdì Santo; non ci si stupisca: per misericordia nei nostri confronti Egli ha voluto soffrire la flagellazione, la coronazione di spine, la salita sulla Croce, per misericordia nei nostri confronti è voluto scendere agli inferi e tirare fuori quelli morti prima di Lui, sempre per misericordia nei nostri confronti è risorto e ha distrutto la morte! 
L’intera Bibbia e l’intera Liturgia sono piene di parole di misericordia, e la Misericordia è l’attributo principale e l’essenza di Dio Stesso, e cosa proclamavano i grandi santi quando predicavano la penitenza, se non che siamo tutti bisognosi della Misericordia? E in nome di cosa venivano edificati ospizi e ospedali e confraternite dedite all’assistenza ai poveri, se non alla Misericordia? Misericordia non è un semplice buonismo o una mondana melassa, ma è riconoscere che siamo peccatori e che abbiamo bisogno del perdono di Dio e della Chiesa; dove possiamo trovare il perdono, nella confessione, se non nella Chiesa, cui Cristo ha affidato questo compito? E che cos’è, se non un’opera di misericordia, quello che la Madonna, Madre di Misericordia (così è stata a lungo rappresentata, e così l’ha anche invocata nella sua Supplica il Beato Bartolo Longo), è venuta a chiedere per noi a Salette, Lourdes, Fatima e Medjugorje, dove ha chiesto, ai veggenti e a tutti noi, pentimento e conversione per impetrare misericordia da Dio?
Mai come in questi ultimi anni c’è stata una così gran richiesta e un così gran bisogno di Misericordia, della Misericordia secondo il Sacro Cuore di Gesù, che passa dal pentimento e dalla preghiera e, tramite essi e la confessione, ci riconcilia con il Padre, con il prossimo, con noi stessi, e grazie al Giubileo straordinario che Papa Francesco (sempre molto attento, anche quando era Cardinale, al tema della misericordia e del perdono) ha proclamato potremmo avere occasione di sperimentarla con rinnovata gioia. Il mondo tende a ridurre il messaggio cristiano ad un generico “amore”, al “love is love” di obamiana (e speriamo presto dimenticata) memoria, ma non può né riesce a farlo con la Misericordia, perché essa è strettamente legata al pentimento e alla richiesta di grazia e di perdono, ma il mondo non vuole proprio saperne di pentimento, perché non vuole saperne di riconoscere che ha peccato e che sbaglia. 
Accostiamoci al Trono della grazia e del perdono, per citare San Paolo: prima ancora che ci inginocchiamo, prima ancora che entriamo in confessionale, Gesù, che ci attende, ci ha già abbracciato, perdonato e fatto risorgere dal nostro sepolcro, e lo farà sempre, ogni volta che, bisognosi di ciò e sinceramente pentiti, glielo chiederemo! Terminiamo quest’oggi l’Ottava di Pasqua e ci apprestiamo ad entrare nel Tempo di Pasqua, che durerà fino a Pentecoste, e lo facciamo celebrando proprio la Divina Misericordia; come facciamo, per citare Sant’Alfonso, a non accenderci d’un santo amore?
 

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