08 aprile 2015

DivorceBook

di Giuliano Guzzo
Meraviglia fino ad un certo punto la recente decisione della Corte Suprema di Manhattan, che ha permesso ad una donna di New York di poter usare Facebook per notificare ufficialmente all’ex marito la sua intenzione di divorziare: un tempo, infatti, era già tanto se una relazione riuscisse a nascere in modo virtuale, mentre oggi pare sia normale che possa anche virtualmente mantenersi; dunque perché essere contro la virtuale estinzione? Perché chiedere concedere conoscenza e colpo di fulmine alla Tecnologia e lasciare grane e divorzio alla Burocrazia? Tanto vale trasferire tutto on line: alle nozze penserà il reverendo Zuckerberg e per la gravidanza basterà avviare un caricamento di programma lungo nove mesi con alla fine consegna del pargolo direttamente a casa di uno dei due, in modo che al momento del divorzio, com’è giusto, il figlio sappia già da chi resterà.
Stiamo ovviamente scherzando, noi, ma non la Corte di Manhattan: quella decisione è stata presa sul serio. E questo non può non stimolare una riflessione sul processo, in corso ormai da anni, di de-strutturazione della relazione amorosa; processo che va dal divorzio – che ne limita durata – alla contraccezione – che ne limita la responsabilità –, dal disimpegno – che ne limita la serietà – all’aborto, che ne limita la fecondità. In poche parole il Dio Progresso, approfittando della promessa di rimuovere i divieti morali che tanto consenso gli ha procurato, non solo non ci ha liberati della morale mettendone in circolazione una nuova di stampo individualistico – a prima vista più comoda, ma alla lunga effimera e deludente -, ma ha pure introdotto nuovi limiti: e che limiti, signori. Peccato che queste siano considerazioni proibite, ben oltre i limiti della legalità. Perché nel mondo del caos che non ammette regole, in realtà, ne vige una, e ferrea: il divieto di farlo notare.
 

0 commenti :

Posta un commento