30 aprile 2015

L'amore più grande


di Alessio Calò

"Il tuo volto, Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto". Chissà se il salmista si poteva immaginare una raffigurazione così scioccante come quella che ci offre la Sindone, sta di fatto che noi oggi, con tutti quelli che nei secoli hanno potuto assitere alle varie ostensioni, quel Santo Volto abbiamo la Grazia di intravvederLo, fissato su quel velo che come la morte lo copriva, ma che non lo trattiene perché la Vita Nuova non la si può fermare, non ha vincoli spazio-temporali. La visione di quel Santo Volto io l'ho potuta ricevere, e l'unica cosa che posso suggerire è di accorrere ad adorare quella Sacra reliquia, la cui lettura ha bisogno di fede, ovvero preghiera e abbandono.
Abbiamo un mare di prove scientifiche che ci attestano l'autenticità della Sindone (nei giorni scorsi abbiamo offerto anche noi un articolo al riguardo), quindi offro solamente qualche riflessione personale.

Per prima cosa, la Sindone è l'unica testimonianza diretta della Resurrezione, evento che nessuno nella storia ha mai visto ma che è sempre stato creduto per la fede riposta nella testimonianza dei discepoli, che si sono spinti fino ai confini del mondo e fino all'estremo sacrifico per diffondere il lieto annuncio. Chissà che questo testimone diretto possa aprire gli occhi a tutti coloro che si affidano alla scienza solo quando fa loro comodo.

Se è naturale per un cattolico credere nella Resurrezione, che si fonda sull'Onnipotenza divina, è già più interessante capire la fisicità della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, che dimostra davvero l'Amore più grande, nonché l'infinita libertà del Figlio che obbedisce alla volontà del Padre, in dialogo nello Spirito. Il Corpo che per quaranta ore è stato avvolto da quel Sacro Lino è un corpo devastato, sul quale i soldati romani hanno infierito senza pietà, che ha subito i colpi dei nostri peccati. Corpo immacolato che ha sofferto l'impossibile, in espiazione delle nostre mancanze, pagando (assieme al Padre) un caro prezzo per la nostra liberazione: Egli ci ama(va) così tanto da non poter perderci, nonostante la nostra piccolezza, fino ad assumere la nostra situazione di peccatori e soffrire al modo umano. Corpo che poi è stato maledetto, appeso sulla Croce, come scrive San Paolo riprendendo la tradizione veterotestamentaria. Corpo che è stato amorevolmente raccolto e bendato secondo le usanze del tempo, e seppellito vicino al luogo del cranio. Seppellito assieme al peccato dell'umanità.

Corpo che poi risorge, e non perde i segni di quell'olocausto, l'unico vero Olocausto gradito a Dio, che si ripete in maniera incruenta ogni giorno, in ogni luogo della terra, in ogni Santa Messa. Corpo glorioso che non è più soggetto alle leggi della biologia e della fisica, Logos per mezzo e in vista del Quale tutto è stato creato. Corpo glorioso che non perde i segni del dolore, ma li trasfigura: rimangono il segno eterno ed indelebile dell'Amore più grande, l'Amore che ha vinto il mondo, l'Amore che non avrà mai fine.

E mentre noi meditiamo di queste cose, sembra quasi che la Sindone ci voglia dire "Pace a Voi! Perché sorgono dubbi nel vostro cuore?"

 

2 commenti :

  1. Un bell'articolo, se non avesse scritto "scioccante". La neolingua orwelliana incalza...

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  2. scioccante [scioc-càn-te] (pl. -ti, part. pres. di scioccàre) agg. Che provoca una forte emozione, uno stato traumatico

    Alessio

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