05 aprile 2015

Un'alba senza fine


a cura di Marco Massignan

Offriamo ai lettori del nostro sito tre brevi letture-meditazioni per la Santa Pasqua 2015. La prima è tratta da un libro dello scrittore Nino Badano (E abitò tra noi, Volpe editore, 1980). Il secondo contributo è tratto da due omelie del Card. Giuseppe Siri per la Pasqua del 1972 e del 1973 (ora in Omelie per l'anno liturgico, Fede & Cultura 2008). L'ultimo scritto è di don Ennio Innocenti (ora in Fede Grazia Legge. Nona raccolta dei testi radiotrasmessi nella rubrica “Ascolta, si fa sera” - Rai/Gr1, Sacra Fraternitas Aurigarum in Urbe, Roma 1997).

Mattino di Pasqua. E' a quell'ora che è finita la notte della morte; da quell'ora ogni alba ricorda l'alba di un giorno che non finirà. Dall'annuncio degli Angeli: surrexit non est hic - che ha cambiato la storia del mondo e quella di ogni uomo, la vita non è più ciò che era prima: un dono più o meno lungo e propizio di anni, concluso da un abisso e da un mistero; è un passaggio che un giorno sembrerà insignificante, verso un'altra vita. Da quell'alba di Pasqua, per chi sa volere, vivere è attesa e dolcezza: Introduxit vos Dominus in terram fluentem lac et mel. Se vogliamo, dipende da noi, la Pasqua non è un momento, ma una condizione; è un'alba che continua. I santi sono quelli tra noi che riescono a gioire della vita e delle cose effimere senza soffrire della loro caducità. E' un privilegio accessibile a tutti: basterebbe riuscire a desiderarlo come il ladrone fortunato che ha chiesto sulla croce l'ingresso nel regno. Da quel mattino di Pasqua per quelli che credono è possibile vivere senza paura della morte. Il sepolcro vuoto e la Sindone ripiegata sono promesse e certezze date soltanto per confermare che la Vita non “è più qui”, ma altrove: perché noi cerchiamo la Vita non al di qua della morte, ma al di là, dove la resurrezione è cominciata

La Risurrezione del Salvatore è stata una prova storica della verità da Lui asserita. Ma è stata anche la grande sfida gettata non solo ai suoi restii connazionali, ma a tutto un mondo di uomini liberi, che hanno sì la possibilità di scelta, ma non l'esenzione dalle passioni, dagli errori, dalla cecità, dal peccato. Questi sono infatti i veri termini della situazione del mondo. Ho detto che è stata una sfida divina. (…) La sfida sta nel fatto di invitare gli uomini a misurarsi sul limite della morte: essi non possono sostenere la prova; Lui solo ha potuto. (…) Il fatto più incomprensibile di tutti è che gli uomini non si vogliono ricordare ogni giorno, al momento giusto, di essere morituri. Quel limite non lo varca che Cristo, Figlio di Dio. E' allora che il significato della morte dà contezza della vita; la sua ineluttabilità tronca e riduce all'estrema umiltà ogni fatidica superbia: non è in un mondo di morituri che si può cantare vittoria! La sfida della Risurrezione sta nel porre con gesto solenne e divino nella più luminosa chiarezza i limiti della potenza umana, i limiti della vita ed a questi limiti, più grandi dei cieli, domandare alla fine di un confronto tra Dio e l'uomo, l'irrevocabile sentenza della vita umana perdente. (…) Siamo davanti ad uno dei metri della Divina Provvidenza, davanti a uno dei segreti più profondi e più impressionanti della storia delle anime, perché in verità la storia delle anime si svolge intorno a questo perno: o guardano Dio o chiudono gli occhi. Tutte le loro azioni, tutti i peccati, tutti i meriti sono riassunti in queste due posizioni: o guardano Dio o chiudono gli occhi davanti a Dio. Ed è la storia vera della nostra vita. Ed è a questo punto che si capiscono tutte le gioie possibili e tutti i reali dolori inutili degli uomini. Ma è davanti a questa certezza che dobbiamo fare i conti con una legge che domina la storia e domina anche il diagramma della nostra vita. Possiate avere una santa e buona Pasqua!

Simbolismo del Risorto. Fin dai primi tempi del Cristianesimo i nuovi credenti proiettarono sui misteri dell'evangelo cristiano il simbolismo del Sole. Le sacre pagine dell'Antico e del Nuovo Testamento offrivano vari suggerimenti in questo senso, ma le genti che si convertivano a Cristo erano già preparate a questa connessione simbolica dalle mitologie precristiane che avevano ispirato, più che poesia, una vera pietas religiosa. Dall'adorazione del Sole, come simbolo della Divinità, si passò, dunque, eliminato ogni residuo di panteismo naturalistico, all'adorazione di Cristo quale Sole che vince le tenebre e mai più tramonta, tutto irradia e tutti benefica. Fu in questa prospettiva che la festa liturgica del Natale di Cristo sostituì la festa del Natale del Sole, fu anche per l'identificazione simbolica di Cristo e del Sole che la domenica sostituì, appunto, il giorno dedicato al Sole (il secondo giorno della settimana astrale, che cominciava col giorno dedicato a Saturno). Ma, soprattutto, è solare il giorno della Pasqua cristiana. I romani cristiani non hanno incertezze: Gesù morì nel giorno di Venere, restò sepolto nel giorno di Saturno, risorse nel giorno del Sole e precisamente in quel giorno del Sole che stava a metà di quel mese che anche per i Romani era il primo dell’anno, e anno solare! I convertiti trasponevano su Cristo la loro poesia mitologica: Helios, il sole, s'inabissa, tramontando, nel mare, ossia nel regno delle tenebre e dell'oltretomba, ma torna, per vie misteriose, verso oriente, a risplendere tutti illuminando: come Cristo - appunto – che muore ma risale dall'oltretomba per effondere su tutti la sua grazia divina. E così “pasqua” (o passaggio) non è più semplicemente il passaggio del Mar Rosso da parte di un popolo particolare, ma direttamente il passaggio dal tramonto all'aurora, ossia dalla morte alla vita, dalle tenebre spirituali alla luce spirituale, dal peccato alla grazia. Il Risorto è raffigurato come nuovo Apollo, Divinità Solare che guida, nuovo Auriga, il carro dorato e luminoso, trasforma qualsiasi occidente in un oriente e uccide con la sua luce il drago tenebroso che causava la morte; diventa così il nuovo Adamo, ossia il capostipite di un’umanità rinnovata, spiritualmente illuminata, investita della gloria divina. Gli echi di questo antichissimo simbolismo sono ancora riconoscibili nella liturgia di Pasqua, che è tutta intrisa del tema della luce.

 

1 commento :

  1. Che meditazione stupenda! Non conoscevo Nino Badano, cercherò di procurarmi il testo.

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