21 maggio 2015

"All'armi siam leghisti" di Antonio Rapisarda


di Francesco Filipazzi

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati, a livello sociale e politico, da un rifiuto delle istituzioni e del Sistema da parte di una vasta fetta di popolazione. In ogni nazione europea, ma non solo, sono cresciuti tutti quei movimenti che hanno saputo interpretare il malcontento diffuso, nei confronti di coloro che hanno provocato crisi economiche e umane senza pagarne il prezzo, e contro chi ha cercato di cancellare le identità dei popoli proponendo soluzioni multiculturaliste insostenibili.

Nascita del salvinismo
Ciò che in Francia è stato interpretato da Marine Le Pen e dal suo Front National riveduto e corretto, in Italia ha avuto uno sbocco politico in ciò che può essere definito il salvinismo, quel moto popolare che ha portato Matteo Salvini dall'essere il leader della Lega Nord ad essere punto di riferimento di un movimento che va dalle Alpi a Pantelleria.
Di questo fenomeno parla Antonio Rapisarda in “All'armi siamo leghisti, come Matteo Salvini ha conquistato la destra italiana”, che analizza come un mondo definito “di destra”, tipicamente post missino e post aennino, fatto di una miriade di movimenti e associazioni culturali, pensatoi, riviste e cani sciolti di ogni estrazione, abbia trovato uno sbocco nella nuova area politica che va formandosi sotto l'ombrello della Lega Nord. Una mutazione che possiamo definire antropologica, di quella generazione nata fra gli anni '80 e '90, antimoderna (nel senso evoliano del termine), a tratti reazionaria e realmente antagonista al Sistema. Una generazione “nero verde”, incubata in anni e anni di irrilevanza politica indotta dalle scelte di esponenti nazionali litigiosi e senza visione del futuro, che sotto la cenere della destra politica ha continuato a bruciare e che, alla prima occasione, ha scatenato tutta la sua potenza espressiva e ideale, cambiando lo scenario politico e il modo di pensare di molti.
Un fenomeno che nasce ben prima dell'exploit elettorale del nuovo corso leghista, ma ha avuto, come spiega molto bene Rapisarda, legittimazione solo grazie a Salvini e al suo nuovo rapporto con gli intellettuali, snobbati e svillaneggiati dalla classe dirigente tipica della destra italiana (in ogni sua declinazione sociale, liberale, forzista o indipendentista che fosse), se escludiamo pochi casi isolati.

Il vento di protesta e la Manif Pour Tous
E' indubbio che il vento di protesta e insofferenza manifestato in questi anni, sia stato generato anche dalle nuove politiche familiari, volte alla distruzione dell'istituto della famiglia per via delle nuove teorie del gender. Il caso francese, con la nascita della Manif Pour Tous e delle Sentinelle in Piedi, è emblematico. Milioni di persone nelle piazze di molte città, hanno protestato contro il governo Hollande, contribuendo alla crescita, direttamente o indirettamente non ci interessa, del Front National della Le Pen. Si è verificato inoltre un fenomeno abbastanza particolare, riflesso poi in Italia, per il quale la protesta, con una connotazione non totalmente religiosa, e a tratti repressa duramente, ha coinvolto persone di un partito, senza però che il partito partecipasse ufficialmente alle manifestazioni. Nel nostro Paese è avvenuta la stessa cosa e Rapisarda, nel paragrafo dedicato, osserva La considerano pesantemente sotto attacco. E loro sono pronti a difenderla. La famiglia “tradizionale”, denunciano, è assediata da ogni lato: con le leggi che “liberalizzano” il matrimonio omosessuale tendendo a stravolgere il suo impianto, con le “teorie” sul genere, con l’avanzare del postumano. Su questi temi la generazione nero-verde ha trovato una trincea dalla quale combattere contro la deriva materialista e burocratica che tende a destrutturare la cellula da cui la Storia ha preso verso”.E' evidente in effetti che, laddove i movimenti clericali hanno totalmente abiurato al loro ruolo, si è incuneata un'opposizione di natura laica alle pressioni provenienti dalle élite. Finalmente qualcuno ne ha parlato.

“All'armi siam leghisti” ha il grande merito di aver aperto una finestra, per la prima volta, su quello strato culturale “nero-verde” che non si rassegna alla pappa pronta cucinata dai media, ma pensa e agisce in un modo nuovo, libero da ogni pastoia ideologica e per questo, nonostante un'apparente eterogeneità, è ormai una comunità omogenea e diffusa, i cui elementi sono accomunati dalla volontà di non arrendersi mai.

 

0 commenti :

Posta un commento