06 maggio 2015

Basta Commedie: Dante era un cristiano medievale


di Francesco Mastromatteo 

Due giorni fa è stato celebrato il 750esimo anniversario della nascita di Dante Alighieri. Centinaia gli eventi in Italia ed all’estero per onorare il padre della Divina Commedia, uno dei pochi, anche se forse sbiaditi riferimenti culturali e identitari per una Nazione che fatica a individuare simboli e miti storico-culturali accettati da tutti.


Per la verità, anche il povero Dante non è stato e non è immune ad attacchi vergognosi e manipolazioni ideologiche. Non solo quelle folli di chi, come Gerush92, la fantomatica organizzazione di ricercatori sui diritti umani che vorrebbe bandirlo dai programmi scolastici in quanto islamofobo e antisemita, o certi novelli commentatori “mainstream” alla Roberto Benigni, (che, per carità, avrà avuto anche il merito di aver fatto riscoprire la Divina Commedia al pubblico televisivo ma ormai rischia di far diventare Dante un santino annacquato di un vago pensiero buonista, oltre a far storcere il naso agli studiosi seri), ma anche tutto quel filone, elitario ma abbastanza radicato a destra, che a partire da Evola ha riletto l’opera dantesca alla luce di un ghibellinismo esoterico: la misteriosa consorteria dei “Fedeli d’Amore”, di cui il Sommo Poeta avrebbe fatto parte, in quest’ottica, avrebbe avuto la doppia funzione di scuola iniziatica e cerchia politica con l’obiettivo di restaurare la signoria dell’impero universale romano al di sopra degli egoismi particulari e delle pretese ecclesiali. Una visione che al pari di certe altre di tipo risorgimentalista,  colloca acriticamente Dante nel pantheon dei fondatori del moderno stato italiano, con buona pace della sua piena appartenenza all’orizzonte della cristianità medievale. 
E i suoi rapporti burrascosi con la Chiesa del suo tempo, potrà obiettare qualcuno? I tumultuosi scontri tra guelfi bianchi e neri, quelli con Papa Bonifacio VIII, la cacciata da Firenze? Senza contare la condanna del “De Monarchia”, la controversa opera sui rapporti tra Impero e Papato, i “due soli” secondo la metafora dantesca, che  nel 1329 fu posta al rogo con l'accusa di eresia da Bertrando del Poggetto?

A distanza di secoli, mentre ancora le ossa del Poeta riposano a Ravenna e qualcuno chiede al comune di Firenze di rivedere il processo che lo condannò all’esilio, la Chiesa non ha mancato di ribadire, al di là delle polemiche politiche del tempo, la massima stima per il genio di Dante e soprattutto per la sua innegabile ispirazione cattolica. Già prima dei papi più recenti, come Paolo VI con la "Altissimi cantus”, fu un pontefice abbastanza dimenticato, Benedetto XV Della Chiesa, il Papa che condannò la Prima Guerra Mondiale come “inutile strage”, a dedicare nel 1921, primo laico non santo nella storia, un’intera enciclica a Dante, la “In praeclara summorum”. 
“Il nostro Poeta durante l’intera sua vita professò in modo esemplare la religione cattolica”, scrisse il Papa, che definì Dante “discepolo del principe della Scolastica Tommaso d’Aquino; e dalla sua mente di tempra angelica attinse quasi tutte le sue cognizioni filosofiche e teologiche, mentre non trascurava nessun ramo dell’umano sapere e beveva largamente alle fonti della Sacra Scrittura e dei Padri”. Un  nutrito specialmente di sapienza cristiana, quando si accinse a scrivere, dallo stesso mondo della religione egli trasse motivo per trattare in versi una materia immensa e di sommo respiro.

Nel poema sono espresse le verità fondamentali della Chiesa Cattolica, così da renderlo un “compendio delle leggi divine”: Dio Uno e Trino, la Redenzione operata nel mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio, la somma benignità e santità di Maria Vergine Madre, la gloria dei santi e tanto altro. Coloro che negano a Dante tale merito e riducono la sostanza religiosa della Divina Commedia ad una vaga ideologia, secondo Benedetto XV,  “misconoscono nel Poeta ciò che è caratteristico e fondamento di tutti gli altri suoi pregi”. 

“Ma, si dirà, egli inveì con oltraggiosa acrimonia contro i Sommi Pontefici del suo tempo”, scrive lo stesso Papa Della Chiesa. Come dimenticare i tanti pontefici violentemente criticati dal Poeta, i simoniaci messi a testa in giù nel XIX canto? “È vero; ma contro quelli che dissentivano da lui nella politica e che egli credeva stessero dalla parte di coloro che lo avevano cacciato dalla patria. Tuttavia si deve pur compatire un uomo, tanto sbattuto dalla fortuna, se con animo esulcerato irruppe talvolta in invettive che passavano il segno, tanto più che ad esasperarlo nella sua ira non furono certo estranee le false notizie propalate, come suole accadere, da avversari politici sempre propensi ad interpretare tutto malignamente”. Del resto, “chi potrebbe negare che in quel tempo vi fossero delle cose da rimproverare al clero, per cui un animo così devoto alla Chiesa, come quello di Dante, ne doveva essere assai disgustato, quando sappiamo che anche uomini insigni per santità allora le riprovarono severamente?”, scrive ancora Benedetto XV, alieno da quello spirito di faziosità così diffuso spesso e volentieri tra i tanti “guelfi neri” tuttora in circolazione e che confonde questioni dottrinali e teologiche con vicende storico-politiche contingenti.

“Tuttavia – continua il Papa - per quanto si scagliasse nelle sue invettive veementi, a ragione o a torto, contro persone ecclesiastiche, però non venne mai meno in lui il rispetto dovuto alla Chiesa e la riverenza alle Somme Chiavi”, nonché “la straordinaria deferenza per l’autorità della Chiesa Cattolica e per il potere del Romano Pontefice, tanto che a suo parere sono valide tutte le leggi e tutte le istituzioni della Chiesa che dallo stesso sono state disposte. Da qui quell’energica ammonizione ai cristiani: dal momento che essi hanno i due Testamenti, e contemporaneamente il Pastore della Chiesa dal quale sono guidati, si ritengano soddisfatti di questi mezzi di salvezza.” 

Sacerdoti del patriottismo risorgimental-costituzionale laicista e fanatici della dittatura del politicamente corretto, nonché ghibellini neopagani, giù le mani da Dante: che resta nostro, anzi nostrissimo.
 

4 commenti :

  1. La Monarchia fu inserita nell'index librorum prohibtorum nel 1559 e vi rimase fino al 1881. non mi sembra che dante sia un autore da consigliarsi a cattolici intemerati...
    Ruggero Romani.

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    1. Francesco Mastromatteo6 maggio 2015 20:28

      quindi Papa Benedetto XV era eretico? Non c'è nemmeno la scusa del Concilio per lui...

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  2. Dante aveva posizioni diverse dal Papa sull'assetto politico ma in nessun modo era un eretico dal punto di vista della dottrina.
    Evola proietta su Dante quel che vuole vederci cioè la sua visione del potere temporale rispetto a quello spirituale, molto più lucida è l'analisi di Guénon che infatti scrive "fare di lui un precursore del protestantesimo, e forse anche della Rivoluzione, per il semplice fatto che fu un avversario del Papato sul terreno politico, è misconoscere interamente il suo pensiero e non capir nulla dello spirito della sua epoca."

    -Eremita

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  3. "Uomini siate, e non pecore matte..."

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