28 maggio 2015

Permanere nella verità di Cristo



di Mandimartello

Nel suo intenso giro di presentazioni del libro Permanere nella verità di Cristo, lo scandaloso testo in cui cinque cardinali hanno osato difendere la dottrina cattolica sul matrimonio, S.E.R. il card. Raymond Leo Burke, uno dei fatidici cinque, è passato venerdì 15 maggio scorso anche nella città di Brescia. L’evento, in sé molto semplice e abituale, merita di essere segnalato per alcuni aspetti più o meno sorprendenti (ed uso questo aggettivo con una certa ironia).

Anzitutto, Brescia è il comune che la scorsa estate aveva invitato ed attendeva quale ospite d’eccezione il teologo cristiano eretico Hans Kung, cui il sindaco piddino avrebbe concesso la pregiata onorificenza del Grosso d’Oro. L’inopportunità dell’iniziativa era stata duramente illustrata da un insolitamente combattivo Giacomo Scanzi, direttore del Giornale di Brescia, che in data 15 aprile 2014 vergava: “Tra qualche settimana potrebbe essere annunciata la data di beatificazione di Paolo VI, cui Papa Francesco tiene moltissimo... A giugno, singolarmente, il Comune di Brescia, ha invitato per una lectio magistralis al Teatro Grande proprio Hans Kung, con l'idea di offrirgli un pubblico tributo... Vengono premiate le idee di Kung? Sono in netta contraddizione con il modello di virtù che la Chiesa celebra in Paolo VI e che Paolo VI ha sempre riproposto con coraggio. Viene celebrato il personaggio, senza nemmeno sapere bene quali sono le idee che professa? La scelta direbbe di una città ingiustamente superficiale e senza memoria”. Di Kung non si è più avuta traccia. E Burke? Burke fa parte dei 359 sacerdoti ordinati da Paolo VI nell’Anno Santo 1975. La sua visita dunque può ben esser letta come omaggio illustre al beato Pontefice bresciano, nell’anno della sua elevazione agli altari e nel giubileo di ordinazione dell’Eminenza americana. Verso il finale della conferenza, mostrando un tratto di familiarità che ha catturato la simpatia di tutti i presenti, lo stesso cardinale ha voluto ricordare il lieto anniversario, riservando parole di stima e riconoscenza per Papa Montini.
In seconda battuta, sperando di non far torto a nessuno, credo sia giusto sottolineare la disposizione positiva e generosa da parte della Curia Bresciana, che ha accolto con calore l’ospite, concedendogli di parlare nel Centro Pastorale Paolo VI. Dove sta il torto? Nel dover pensare ad altre diocesi italiane, di cui mi vergogno di fare il nome, ove i vescovi sono intervenuti per boicottare l’evento, o vietandone la partecipazione al clero locale, o addirittura costringendo gli assessori a ritirare la disponibilità delle sale comunali già prenotate. Anche questo è la Chiesa, i suoi vescovi, il clima delle diocesi nostrane. Ora, sia chiaro: non che mons. Monari a Brescia abbia steso tappeti rossi, né questo gli era richiesto, ma ha dato ospitalità a un cardinale; e di questa rettitudine, proprio perché indipendente da speciali simpatie personali, gli va reso onore e molto, l’onore di chi opera secondo giustizia.

Sulla conferenza solo brevi righe: mons. Burke ha presentato i punti salienti del testo incriminato. Non c’è stata nessuna dichiarazione contro l’attuale Pontefice - a dirla tutta, l’accusa di essere contro Francesco, sussurrata nei corridoi del Centro Pastorale, ha lasciato abbastanza sorpreso il cardinale - quanto un’opposizione decisa alle proposte di mons. Kasper unitamente al senso fermo del ruolo proprio del cardinalato, quale ministero di sostegno critico e franco per accompagnare il Papa nel suo discernimento. Critica e franchezza piacciono poco nell’era forse la più democratica che la storia ricordi, dentro e fuori la Chiesa. Questo però non è uno scandalo causato da Burke, ma al massimo un problema di coscienza dei suoi nemici, e di tali dinamiche si sono potuti ben avvedere gli astanti soddisfatti e numerosi, così numerosi da essersi dovuti spostare da una sala secondaria all’Aula Magna del Centro, così soddisfatti da aver circondato di lunghi affetti e attenzioni il relatore.
Quarto aspetto: la questione liturgica. Potremmo dirlo con una domanda: “ma è vero che Burke è fissato con la liturgia, la cappa, l’ermellino, il latino, le chiroteche, il Summorum Pontificum etc. etc.?” Risposta: purtroppo no. Burke è fissato con la preghiera vissuta in modo intenso e profondo. L’evento bresciano prevedeva una Adorazione eucaristica con recita del s. Rosario nel dopo cena. Il cardinale è arrivato visibilmente stanco alla funzione, eppure non ha mai dato segni di impazienza o trascuratezza. Ha indossato i paramenti predisposti dal parroco ospitante (belli ma affatto comuni), ha obbedito alle indicazioni a volte impacciate del cerimoniere, ha pregato con raccoglimento in ginocchio tutto il Rosario (udite udite: era in italiano), ha lasciato un pensiero finale accorato e affettuoso, senza fretta e senza retorica. L’indomani ha celebrato la s. Messa in forma ordinaria con grande intensità, ma senza troppi formalismi (l’opposto di quel che si vede in alcuni giovani sacerdoti un po’ tradizionalisti, cui forse manca troppo spesso - e non per colpa loro - un buon Maestro della Tradizione). Spero che anche questa testimonianza possa servire a sfatare il mito oscuro di un uomo che - caso più unico che raro nell’era bergogliana - ha preferito rimanere saldo nelle proprie posizioni in difesa della cura liturgica e della puntualità teologica, anziché ancorarsi alla propria poltrona curiale. Non so voi, ma a me un cardinale che rinuncia piuttosto all’ufficio in Vaticano anziché alla cappa con ermellino convince: evidentemente c’è un valore grande simboleggiato dalla cappa, addirittura più grande di uno stipendio romano o di una poltrona in Signatura Apostolica.

E’ dovuto un grazie alle associazioni che hanno invitato Sua Eminenza a Brescia: oltre al patrocinio dell’Ufficio Pastorale Familiare della Diocesi, si segnala il sostegno dell’associazione Alessandro Maggiolini, del Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum e della giovane Amicizia San Benedetto Brixia, che promuove la formazione liturgica e liturgico-spirituale tradizionale in città.

Termino con un aneddoto. Fuori dalla Sala ho incontrato un amico, universitario affatto estraneo alle bagarre sinodali ed ecclesiali in genere, capitato un po’ per caso alla conferenza: “Questo cardinale, non so perché, mi ha fatto un’impressione strana… mi ha ricordato Papa Benedetto XVI… molto semplice da capire e molto timido… mi ha lasciato un che di positivo e rassicurante”. Non servono altri commenti. Alla prova dei fatti sono giunto a ritenere che chi biasima il card. Burke evidentemente lo fa solo perché non lo conosce o perché ha interesse ad infamarne le idee, colpendo la persona. Quest’ultima però si chiama vigliaccheria ed è il tipo di posa che non piace a me, non piace a Francesco, non piace a Gesù e spero non piaccia nemmeno ai lettori.

 

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