19 maggio 2015

Singer e gli handicappati: cronaca nera della cultura del nostro tempo


di Alessandro Rico

Peter Singer è un filosofo australiano, esponente di punta del panorama accademico liberal statunitense, famoso sostenitore di posizioni animaliste e di un radicale utilitarismo etico. Queste due righe dovrebbero bastare, al lettore accorto, per estinguere ogni stupore dinanzi alle ultime dichiarazioni che egli ha rilasciato a una radio americana e che “Il Giornaleha denunciato: i bambini che nascono con gravi malformazioni devono essere soppressi, come consiglia un ragionamento in termini di costi e benefici. Che altro ci si poteva aspettare da un sostenitore della morale della maggior soddisfazione per il maggior numero? Ci si può meravigliare che Singer si faccia problemi a mangiare una bistecca e non a sopprimere un handicappato? Di primo acchito sembra certamente esserci un abisso incolmabile tra l’impegno umanitaristico del filosofo, che devolve parte del suo stipendio in beneficienza e considera immorale non destinare ad analogo uso ogni nostro centesimo che non sia strettamente necessario alla sopravvivenza (i filosofi alla moda potrebbero parlare, a tal proposito, di ingiustificabile moral demandingness), e l’idea che ci siano vite indegne di essere vissute e che non si possano spendere i soldi dei contribuenti per tenere in vita un bambino colpito da un’emorragia cerebrale, che lo renderà gravemente disabile. Eppure l’impressione è che ci sia un sottile filo rosso a collegare tra loro, con agghiacciante coerenza, le tesi di Singer, che è poi un po’ l’emblema di una certa tendenza culturale, sbronza di proclami sui diritti universali ma felice di officiare un raccapricciante culto di morte, nel sostegno ad aborto ed eutanasia. Il peccato originale, è proprio il caso di dirlo, è stato il rifiuto di Dio come fulcro dei sistemi filosofici, che peraltro, a causa di questa professione di fede atea e materialista, sono diventati sempre meno “sistematici” e sempre più frammentari. Ma il nocciolo della questione sta nel fatto che l’aver rinnegato l’esistenza di Dio ha condotto a respingere l’idea che la Creazione abbia un ordine, che a sua volta prescrive dei principi morali, in una catena che lega armonicamente metafisica, ontologia ed etica. I filosofi trovano ormai del tutto insoddisfacente il ricorso al Creatore come explicans teoretico. Ma a parte che l’adesione a criteri di verità ora sensistici, ora fisicalistici, ora idealistici, con le scienze naturali a costituire il paradigma epistemologico supremo, può essere opinabile; resta poi la prova dei fatti a dimostrare che la secolarizzazione della filosofia, lungi dal liberare il pensiero critico dalle grinfie di preti e inquisitori, ha piuttosto condotto la cultura occidentale a una esiziale inversione dei valori, che se non urta con la Verità, di sicuro fa a pugni almeno col buon senso. La sacralizzazione degli animali, o la proclamazione tanto solenne quanto sottilmente ipocrita di presunti diritti umani, vanno perfettamente a braccetto con il rifiuto al feto dello status di persona umana, con l’idea che liquidare ammalati e anziani sia moralmente ed economicamente raccomandabile, con il perverso edonismo che celebra l’omosessualismo, il poliamore e magari l’incesto e la pederastia. Per chi sa ben guardare, il paradosso è solo apparente: Dio è morto, ma si è portato dietro l’umanità. E la nota più tragica è che questa corrente culturale si trova ormai a essere egemone, avendo infettato le università, le istituzioni internazionali, le équipe dei consiglieri politici e i media. Il dominio non ha nulla a che fare con la cogenza degli argomenti, ma si fonda su un’operazione politica che ormai da qualche anno promuove un pensiero unico rigorosamente antireligioso e conseguentemente antiumano. Si compiono così le lontane ambizioni dell’illuminismo radicale, le cui premesse ideologiche si trovano in fondo già tutte nei Voltaire, nei d’Alambert, nei Diderot, e in molti scritti di Kant. E se nel XVIII secolo quei filosofi contestavano l’imperialismo della Scolastica negli atenei europei, oggi i filosofi à la page, dagli animalisti e vegani, alle femministe, ai teorici del gender, agli orientalisti che processano l’Occidente, hanno costruito una nuova Scolastica atea ben più monolitica e pervasiva. Dove questa deriva potrebbe condurci è facile dedurlo da discorsi come quello di Singer; se e come la rotta possa essere invertita, è un interrogativo urgente e angoscioso. Perché, per dirla con Goya, il sonno della ragione genera mostri. Ma la ragione è opera di Dio.

 

2 commenti :

  1. Insomma il socialismo nazionale del terzo millenio. Quello ci fa i soldi con le sue teorie e i suoi libri. Ripropone la stessa vecchia, ritrita e pericolosa teoria darwiniana, eugenetica e razzista.

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  2. Ma si rende conto, il caro Singer, che, se quando è venuto al mondo, avessero applicato le sue teorie, lui non sarebbe qui oggi a propinarcele? Chi, infatti, è più affetto di "gravi malformazioni" (al cervello!!!) di uno che fa certe sparate?
    Tommaso Pellegrino - Torino
    www.tommasopellegrino.blogspot.com

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