05 giugno 2015

Announo. Il pensiero unico anti famiglia in TV

di Giuliano Guzzo
Dopo la puntata di Announo di ieri, nella quale la giovane Giulia Innocenzi ha confezionato un formidabile spot in favore non solo di matrimoni ed adozioni omosessuali, battaglie evidentemente considerate già vinte, ma pure dell’utero in affitto – presentata come “maternità surrogata” o persino “altruistica”, quasi che le mamme che crescono i figli che mettono al mondo fossero delle egoiste -, ritengo importante, traendo spunto proprio da quella trasmissione, evidenziare come funziona in televisione la propaganda anti-famiglia così la prossima volta, che certamente non tarderà ad arrivare, forse sarà meno efficace. Dissenso unico. E’ fondamentale che la difesa della famiglia naturale sia affidata ad un solo ospite, non di più. Meglio ancora se costui è un sacerdote o un vescovo non giovanissimo, in modo che nei telespettatori passi con chiarezza il messaggio che solo i cattolici di una volta, gli ultimi nostalgici del Medioevo insomma, credono ancora che i figli abbiano bisogno di un padre e di una madre e che la diversità di sesso sia requisito fondamentale per il matrimonio.
Il cattolico aggiornato. Accanto al solo ospite in contrasto col Pensiero Unico, deve essere presente – in studio o in collegamento – un cattolico “aggiornato”, che non solo premetta ad ogni sua singola affermazione quel «secondo me» requisito fondamentale per apparire al passo coi tempi, ma che insista sul fatto che siamo nel 2015 (autentico scoop, in effetti), che la Chiesa deve cambiare e che ha fiducia in Papa Francesco, che sarebbe ben diverso da «quell’altro». Assai gradita è anche la figura del cattolico gay.
Famiglie “Mulino Bianco”. Per una buona propaganda arcobaleno è necessario che le “famiglie omosessuali” vengano presentate come felici, serene e sorridenti. Ieri ad Announo, per esempio, sono state presentate due coppie di uomini ordinate, pacifiche, una più pacata dell’altra: neppure un’ombra, nei loro volti, di quelle tensioni che spesso vivono le famiglie all’antica. Col risultato che chi seguiva la trasmissione provava quasi il dispiacere, alla fine, di non essere stato cresciuto da una coppia gay.
«Tutti gli studi dicono». Nel caso in cui il solo ospite pro-family presente nella trasmissione osasse rilevare che il miglior interesse di un bambino è quello di crescere con un papà ed una mamma, magari pure i suoi genitori biologici, è fondamentale che gli venga ribattuto che «tutti gli studi» – o che «la scienza» – affermano che per un figlio “basta l’amore” e non il fatto di avere o non avere un padre ed una madre. Ma se davvero “basta l’amore” perché i genitori devono essere solo due e non possono essere i dieci o venti o trenta? Mistero mai chiarito.
Conduttore imparziale. La riuscita della propaganda anti-famiglia esige pure una conduzione all’altezza, con colui che ha il compito di gestire la trasmissione sempre attento a non lasciare il tempo di concludere un ragionamento a chi parla in difesa della famiglia naturale e a ricordare che le persone di tendenze omosessuali sarebbero “senza diritti”, che la lotta all’omofobia – piaga i cui confini, astutamente, non vengono mai definiti – è una priorità. Al telespettatore che crede nella famiglia naturale non restano così che sconforto e la sensazione di essere il solo, in fondo, a pensarla ancora così.
 

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