01 giugno 2015

Ben tornato sulla Terra, Matteo


di Giuliano Guzzo

Il risultato più lampante di queste regionali è senza dubbio il ridimensionamento delle ambizioni renziane. Lo conferma una fonte insospettabile come L’Espresso secondo cui, per il Pd, «i risultati delle elezioni locali sono ben lontani da quel 40,8 per cento raggiunto alle europee», col partito che così bruscamente «torna nei vecchi confini bersaniani». Purtroppo per il premier la fine dell’ondata democratica non può essere ricondotta all’astensionismo, come dimostra l’affluenza ridicola anche in regioni – si pensi al 48,2% della Toscana – dove il Pd ha stravinto. Né può, Renzi, prendere atto della battuta d’arresto del suo dominio chiamando in causa la formidabile abilità dell’opposizione, che salvo eccezioni rimane sostanzialmente frammentata.

Il solo aspetto che può attenuare le preoccupazioni renziane sta nel fatto che chi governa quasi mai, per intuibili ragioni, riesce a non perdere consensi o anche solo a preservarli. Questo tuttavia certamente non consente all’ex sindaco di Firenze di dormire sonni tranquilli perché ora che il mito della sua invincibilità – sorto in seguito alle ultime europee e ad operazioni politiche che l’hanno incoronato vincitore, prima fra tutte l’elezione di Mattarella – vacilla, l’opposizione, soprattutto il centrodestra, potrebbe finalmente riorganizzare le proprie file dato che Salvini ha capito che una pur rigenerata Lega, da sola, non potrà mai governare il Paese, così come Berlusconi, pronto – pare – a lanciare un nuovo partito, sa che senza Salvini, oggi, non va da nessuna parte. In attesa che tutto questo accada, bentornato sulla Terra, Matteo.

http://giulianoguzzo.com/2015/06/01/bentornato-sulla-terra-matteo/

 

2 commenti :

  1. L’astensionismo è il vero vincitore di queste elezioni.Un dato che va letto in filigrana e che lascia il sospetto che esista una chiara strategia di allontanamento degli italiani dalla politica come strumento di governo: d’altronde la scelta di effettuare il voto in mezzo a un ponte di quattro giorni è masochismo politico per chiunque consideri la partecipazione un valore e il voto un “dovere politico” costituzionalmente sancito. Fa torto all’intelligenza politica di chi ha preso questa decisione anche solo il pensare che la data sia stata scelta a caso e senza valutarne l’impatto sull’afflusso alle urne.
    Il qualunquismo, ossia l’adesione tiepida ancorché rabbiosa a idee generiche e non ideologizzate come voto di protesta, ha fatto un passo ulteriore diventando il “tanto sono tutti uguali” che spinge al non voto. Una tipologia di elettore (o meglio, di mancato elettore) che ha sempre colpito il centrodestra per la natura sociologica della propria base. Anche se ultimamente questa tipologia si è estesa anche al PD, partito sempre meno dotato di una base ideologica e di una identità, è il centrodestra che subisce il colpo. Anche perché il “voto di protesta” tende a scomparire e a trasformarsi in uno “sciopero elettorale”.
    Il risultato dell’astensione diventa così un vero e proprio strumento col quale puntellare il pericolante consenso verso il centrosinistra. E lo si ottiene, paradossalmente, proprio adottando politiche di governo mediocri o disastrose (Roma ne è il caso più eclatante), che senza rinunciare da un lato a rafforzare le clientele e lo zoccolo duro dei consensi, dall’altra tendono a disamorare e frustrare chi ha una inclinazione non ideologica verso la politica e più facilmente può buttarsi nello scoraggiato “tanto sono tutti uguali”. E’ questo, sostanzialmente, l’elettorato moderato, quello che si contendono PD e centrodestra e che è il vero ago della bilancia.
    Non è un caso che il Veneto, esempio di buongoverno, abbia portato alle urne un numero d’elettori maggiore che non le altre regioni. Né che il dato dell’astensione sia stato drammatico in Toscana e in Puglia, i cui popoli sono stati depressi da scandali e malgoverno e dove la vera notizia (oltre che il dato di Borghi Aquilini) è che è l’elettorato moderato ad aver disertato i seggi. Dove c’è scollamento e disaffezione degli elettori verso la politica, i moderati scelgono la spiaggia. Riesce così ad assicurarsi un mezzo trionfuccio il PD, che limita le perdite e mantiene il cadreghino, regnando sulle rovine nuclearizzate della partecipazione politica del popolo italiano. Avvelenando i pozzi, il malgoverno della sinistra valuta che il danno generale è più pesante per il centrodestra, e in particolare colpisce il movimento di Salvini, che fatica ad affermarsi laddove cinismo, disillusione e qualunquismo hanno messo radici solide.

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    1. Gli italiani che possono permettersi di trascorrere un ponte di tre o quattro giorni al mare o in montagna sono drammaticamente al di sotto del 45% circa che non ha votato. Al massimo l'italiano medio oggi se ha un lavoro e non se la passa troppo male deve accontentarsi di una gita di un giorno, mordi e fuggi. Ergo, chi non ha votato non lo ha fatto per il ponte ma perché di votare non gli importava un fico secco. E questa è, chiaramente, una conseguenza della politica scadentissima senza speranza di questi ultimi decenni.

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