18 giugno 2015

Lo strano caso del dr Gender e di Mr Pellai


di Giuseppe Signorin

Circola questo testo di un certo Pellai, fra i più informati. Pellai è bravo, parte da lontano, dal tempo: ci vogliono 20 minuti per leggere quello che ha scritto. Mette subito le mani avanti. Fa capire al lettore che lui ne sa, dedica del tempo a queste cose. È un esperto. Poi porta un esempio di vita vissuta, da lui, in prima persona, un incontro in cui uno sprovveduto a un certo punto se n’è venuto fuori con una domanda che non c’entrava nulla con il tema in questione e come se non bastasse poco dopo ha tirato in ballo la cosiddetta “ideologia gender”. Pellai è bravo, con questa introduzione fa già capire come stanno le cose: chi parla di “gender” è come quello sprovveduto intervenuto maldestramente all’incontro; chi sostiene che non esiste è un esperto come lui. Andiamo avanti. 
Ora dice che lui l’ideologia gender non la conosce, non l’ha mai incontrata. È anche un padre e non ha mai visto nulla di simile a scuola, in Italia. Però si dimentica di dire che in Italia sono in atto dei tentativi di introdurla, non è già presente ovunque: è un obiettivo, non una realtà presente da anni. Che sotto accusa non sono i tentativi di spiegare la sessualità in maniera sana e condivisa, come a quanto pare fa lui da tempo, ma di portare una precisa idea di identità di genere sganciata quasi del tutto dal lato biologico. È questa la novità. Novità che all’estero, dove sono più “avanti”, è molto meno nuova rispetto al nostro contesto. Ma anche questo, il buon Pellai, si dimentica di dirlo, nonostante sia un esperto, nonostante siano disponibili per tutti documentari come “Il paradosso norvegese” o libri come “Il gender – Una questione politica e culturale” che mostrano in maniera chiara che cosa sia questa visione nuova dell’individuo finita sotto l’etichetta di “gender” e di cui lui non ha mai sentito parlare, ma che scrittrici influenti come Judith Butler portano avanti da anni. Non si tratta quindi di uno spauracchio inventato da ultra-cattolici integralisti e crociati, anche perché il primo ad avvertire di questo pericolo, con decisione e insistenza, è Papa Francesco, non propriamente un emblema di integralismo bigotto sempre pronto a fare inutili crociate. Strano che il cattolico Pellai si dimentichi di questo dettaglio. Comunque il Pellai prosegue e racconta di un’altra esperienza che lo vede protagonista, in cui è stato ingiustamente attaccato. Mettiamo che sia così, che sia in buona fede, che i suoi libri siano ottimi libri sul tema e gli altri lo abbiano attaccato ingiustamente. Ammesso e non concesso, il buon Pellai ha ragione, ha subito un’ingiustizia e gli altri hanno sbagliato, hanno preso pan per polenta. In quell’occasione. Ma questo non significa che il fenomeno che ha preso il nome di “gender” non esista e non vada combattuto, se si ritiene sbagliato. Anch’io, personalmente, ho assistito a incontri interrotti da persone che hanno posto domande pretestuose, che non c’entravano niente. Poi bisogna sempre vedere con che occhiali si raccontano certi episodi, perché della stessa scena si può dire tutto e il contrario di tutto: “c’è stato un tizio che a un certo punto ha fatto una domanda innocua e solo perché ha aperto bocca una folla inferocita l’ha allontanato”, oppure: “a un certo punto un tizio ha fatto una domanda volutamente provocatoria e fuori luogo ed è stato invitato a non interrompere”. Però noi crediamo al Pellai, crediamo che i suoi libri e i suoi progetti siano impeccabili e non c’entrino niente con la preoccupazione di certi genitori allarmati da alcune proposte in atto e gli chiediamo scusa, a nome loro, a nome di queste persone che hanno sbagliato, se hanno sbagliato. E andiamo avanti a leggere, perché finalmente, in conclusione, il Pellai sembra quasi arrivare al punto. Lo fa attraverso i fatti dell’asilo di Trieste. E via con i titoli dei giornali, per dimostrare che il gender non esiste ma è un’invenzione. Titoli esagerati, sbagliati, certo. Ma da quando nei giornali troviamo titoli corretti? Ci ricordiamo la dichiarazione del Papa sugli omosessuali e i seguenti titoli? In ogni caso anche qui, chiediamogli scusa, al Pellai, anche a nome dei giornalisti e dei giornali che hanno fatto, come troppo spesso accade, un pessimo lavoro. Però al punto vero ancora non ci siamo. Ci siamo quasi. Eccolo. Eccola lì, la menzogna, nel momento clou, in cui il bravo Pellai cita una parte del documento “Gioco del rispetto” in questione per far vedere che non c’è nulla di male. Sbadatamente, però, si dimentica la frase finale. Riporto la frazione di testo integrale: “Ovviamente i bambini/e possono riconoscere che ci sono delle differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale. È importante confermare loro che maschi e femmine sono effettivamente diversi in questo aspetto, e nominare senza timore i genitali maschili e femminili ma che tali differenze non condizionano il loro modo di sentire, provare emozioni, comportarsi con gli altri/e”. Il Pellai si è tutto preoccupato di virare la discussione sui titoli dei giornali e non sul punto finale e focale di tutta la faccenda. Da esperto dev’essergli sfuggito. Lo copio di nuovo: “che tali differenze non condizionano il loro modo di sentire, provare emozioni, comportarsi con gli altri/e”. Eccola lì la cosiddetta ideologia del gender che non esiste. E un po’ più avanti, sempre nel documento, una domanda retorica da porre agli stessi bambini dopo una delle varie esperienze: “abbiamo capito che il corpo dei bambini e delle bambine funziona allo stesso modo?”. Ma questa non è un’affermazione scientifica, maschi e femmine divergono sotto molteplici aspetti, non certo solo per i genitali, e alcuni comportamenti, che oggi si vogliono a tutti costi demonizzare come stereotipi, riflettono queste profonde differenze. Tutte quelle belle e graduali esperienze previste nel “gioco del rispetto” puntano a trasmettere quest’idea sbagliata di un’uguaglianza che non è tale: bisogna educare a un’uguale dignità, non a un’uguaglianza fra cose che differiscono profondamente. Invece il gioco del rispetto è tutto rivolto a inculcare nei bambini quest’idea finale, che non esiste maschile e femminile, se non a livello genitale. È questa un’idea condivisa a livello scientifico tanto da proporla nelle scuole pubbliche ai bambini dai 3 ai 6 anni?
Per finire: “Dico queste parole con particolare sofferenza, perché io sono un cattolico, da sempre impegnato nella promozione sociale e civile”. Mr. Pellai, a combattere il cosiddetto “gender” non sono quei cattolici invasati e ideologizzati che vuol dipingere lei in contrasto con i veri cattolici, ma il suo Papa, che ha definito il fenomeno come un’“espressione di frustrazione e rassegnazione che mira a cancellare la differenza sessuale”, come “uno sbaglio della mente”, come “colonizzazione ideologica. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana”. Bergoglio è soft su tutto e se la prende prevalentemente con i suoi, con i cristiani, però su due cose non transige: “corruzione” e “ideologia gender”. Di chi ha paura il Papa?

https://mienmiuaif.wordpress.com/2015/06/17/lo-strano-caso-del-dott-gender-e-mr-pellai/


 

1 commento :

  1. "Che sotto accusa non sono i tentativi di spiegare la sessualità in maniera sana e condivisa"

    L'unica maniera condivisa da me di spiegare la sessualità a scuola è non spiegarla affatto. Quando mai può venirne qualcosa di buono?
    Ma soprattutto: che c'entra la scuola con la sessualità? Forse a scuola si insegna - che so? - come ci si taglia le unghie, o come si mangia una minestra? Perché mai si dovrebbe insegnare la sessualità?
    La scuola non è altro che il luogo in cui i genitori, responsabili della formazione dei loro figli, possono far impartire loro quegli insegnamenti che lo Stato ritiene necessarii e che loro non sono in grado o in condizione di impartire da soli.
    Ebbene, fino a prova contraria i genitori hanno esperienza diretta della sessualità e sono in grado di accompagnare i loro figli alla sua scoperta. E d'altra parte non si vede perché lo Stato all'improvviso debba ritenere necessario impartire e magari addirittura riservarsi questo insegnamento.
    Quindi non solo la scuola non deve insegnare teorie perverse come quella del genere, ma deve proprio star fuori da un ambito che non le spetta per niente.

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