20 giugno 2015

Oggi in piazza. Per i figli. Per la famiglia. Per il futuro


di Giuliano Guzzo 
Quanti saranno, oggi a Roma? Quanti sposi, quanti giovani e quanti nonni si raduneranno nel pomeriggio in piazza San Giovanni per dire insieme no all’indottrinamento gender nelle scuole e un forte sì alla famiglia, invitando tutti, politica in primis, a diffidare dalle imitazioni? Si stimano decine di migliaia di adesioni, alcuni parlano addirittura di centinaia di migliaia. Vedremo. Il gioco dei numeri, del resto, sarà anzitutto di quei giornali che faranno di tutto per delegittimare la manifestazione di oggi: cercando di presentarla come di pochi, se i presenti non fossero tantissimi, tentando di presentarla come di pericolosi omofobi, se invece – come pare – i presenti saranno tantissimi. Meglio allora non fermarsi ai pur importanti numeri, perché il raduno di popolo oggi a Roma ha un senso diverso, che non è tanto e solo di riempire una piazza bensì d’evitare uno svuotamento. 
Lo svuotamento definitivo dei valori della famiglia.
Sono infatti decenni che tentano di farla a pezzi, ma la famiglia resiste: fiera, gioiosa, tostissima. Hanno provato a vivisezionarla e sterilizzarla rispettivamente col divorzio e con l’aborto, sperando di spezzarla in due e impedendo che si allargasse a tre; ma lei pur accusando il colpo, non ha ceduto. Così hanno preso a calunniarla, insinuando che sia il luogo prediletto della violenza e dell’oppressione patriarcale, che sia meglio lasciarla sola. Eppure la famiglia non s’è fatta intimidire, continuando a generare compagnia e solarità, a trasmettere valori e insegnamenti. Per questo ora contano di farla fuori privatizzandola e immettendola nel mercato, ponendole accanto – in nome di un’uguaglianza fasulla, volta a parificare cose diverse – surrogati come le unioni civili. Per questo ora tentano, violentando la realtà, di spiegare che i componenti senza cui non solo non c’è, ma neppure può esserci famiglia – l’uomo e la donna, così diversi e così complementari grazie a mascolinità e femminilità – sono archibugi sessisti.
Di qui l’indottrinamento gender nelle scuole, i cosiddetti stereotipi di genere agitati come spauracchi, l’inverno demografico negato – questo sì, problema vero – e la famiglia presentata come una delle tante famiglie possibili, e neppure la più interessante. Ecco, gli sposi, i giovani e i nonni che oggi s’incontreranno a Roma manifesteranno per questo: perché i figli possano essere tenuti lontani da simili, oscene menzogne. Perché i bambini, già costretti a sopravvivere all’aborto di Stato per nascere – e circa uno su quattro, infatti, non nasce -, non siano chiamati anche a sopravvivere alla rieducazione di Stato. E che ce lo chieda l’Europa o ce lo suggerisca il presidente Obama o ce lo proponga qualche parlamentare o tenti di spiegarcelo qualche professore con l’aria da saputello non fa differenza: perché ogni tentativo di genitalizzare l’identità sessuale per fare spazio a infinite nuove identità gender è follia. Una follia talmente ridicola che può essere distrutta semplicemente con un sorriso. Ed oggi, a Roma, di sorrisi ce ne saranno tanti.
 

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