02 giugno 2015

Summorum Pontificum. Quando la Tradizione è novità (e piace ad un agnostico)


di Paolo Maria Filipazzi

Succede di scoprire che in una parrocchia poco lontano da casa nostra da ormai sei anni, l’ultimo sabato del mese, si celebra la Santa Messa in Vetus Ordo. E così ci vado assieme a mio fratello ed un nostro amico. Quest’ultimo è un cattolico normalissimo che va a Messa alla domenica, cerca di vivere cristianamente, ma è assai ben poco addentro ad ambienti “tradizionalisti” così come a tutte le questioni che animano ed agitano la nostra nicchia di biechi oscurantisti reazionari. E’ assai curioso, però, di assistere ad una “Messa in latino”, quindi si aggrega.
Si arriva e si prende Messa, in una parrocchia normalissima, con le vecchiette e con i fedeli che cantano come ad una Messa normale (anche se cantano “Noi vogliam Dio” e di chitarre non c’è l’ombra. Sia lodato Gesù Cristo!). A viverla così, in un’atmosfera di normalità e familiarità parrocchiana, davvero sembra assurda tutta la guerra che dilania la Cattolicità intorno alla liturgia. A fine Messa ci si intrattiene con altri fedeli, e capita di rammaricarsi del fatto che, nella nostra diocesi, limitrofa a quella della parrocchia in cui ci troviamo, ancora non sia stato applicato il “Summorum Pontificum”, causa l’aperta ostilità della Curia. E qui il nostro amico esclama: “Questi preti che hanno paura della novità!”. C’è un momento di disorientamento, cerchiamo di spiegargli che la “Messa in latino” non è proprio “nuova”. Lui, ovviamente, lo sa, ma intendeva dire un’altra cosa: “PER LA NOSTRA GENERAZIONE è stata la grande novità, no?”. In effetti è vero.

Qualche giorno dopo, stiamo chiacchierando con un altro, che si dice agnostico, ma di recente è stato alla Messa per la Cresima di una cugina e ci mette a parte delle sue perplessità: “Mah, c’erano queste chitarre, dei bonghi, l’attacco di ogni pezzo sembrava quello di “Io vagabondo” dei “Nomadi”. Sarebbe anche stato un piacevole concerto “neofolk”, ma cosa c’entra con la Messa?”. In effetti… Ma l’amico non ha ancora finito: “Ecco, se sento un canto gregoriano, invece, mi sento in soggezione, mi sento piccolo di fronte a qualcosa di enorme e di potente. Perché Dio è grandezza, è potenza, no? Anche il prete, ma cosa mi guarda a fare? Io devo vedere il prete girato di spalle, che non guarda ME, ma guarda da un’altra parte, guarda dove c’è DIO”. Alla faccia dell’agnostico! A noi sembra più cattolico di molti prelati!


Curiosa eterogenesi dei fini: partiti nel segno della “novità” a qualunque costo, della rottamazione acritica di qualunque cosa fosse giudicata “vecchia”, della colpevolizzazione nei confronti di coloro che, invece, cercavano di salvaguardare ciò che di buono c’era in quello che, arbitrariamente, veniva liquidato come “appartenente al passato”, il nostro clero (salva qualche lodevole eccezione), è finito a battersi per impedire ai tanto decantati “giovani” (di cui, in realtà, non ha mai capito niente), di conoscere quanto, per causa loro, le nuove generazioni hanno perso. Finendo per allontanali, i “giovani”, a dispetto di tutte le “strategie”, le “pastorali giovanili” e le svariate frescacce di cui intere generazioni di fallimentari manager in clergyman farneticano da decenni. Emblematico caso di cattiva coscienza da parte di chi, essendo stato capace di distruggere moltissimo e costruire ben poco, non vuole che siano rese note ai posteri le proprie colpe.
 

2 commenti :

  1. L'approccio alla tradizione andrebbe de-ideologizzato e non vissuto come una battaglia senza prigionieri. Questo è stato impossibile negli anni passati quando la tradizione era per l'appunto una novità che sconvolgeva schemi a cui si era attaccati, forse con il passare del tempo qualcosa a poco a poco cambierà. O sta cambiando. Da tempo non giravo in rete per siti "tradizionalisti", vedo che alcuni hanno chiuso, alcuni sono diventati cellule di apostolato sedevacantista, alcuni si sono trasformati in bollettini parrocchiali... C'è voglia di normalità, salvo che per i soliti estremisti? Basterebbe che la Chiesa capisse che non le conviene lasciare il monopolio della tradizione a costoro.

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    1. Già, ma il problema è che la Chiesa ha abbandonato, a partire dal concilio e grazie al concilio, la Tradizione. Le ambiguità, gli errori (e in qualche caso gli orrori) del concilio sono stati ben illustrati, anche solo negli ultimi anni, da innumerevoli autori (Amerio, Radaelli, Gherardini, Lanzetta, de Mattei, Pasqualucci). Il modernismo è ormai dilagante nella Chiesa.
      Il caso della liturgia è eclatante e emblematica. La "nuova messa" rappresenta un "impressionante allontanamento" (l'espressione è dei Cardinali Bacci e Ottaviani, autori di una serrata critica alla messa conciliare) dalla dottrina di sempre. E, nonostante la "Summorum Pontificum" di Benedetto XVI, la S. Messa di sempre è ovunque osteggiata da sacerdoti e vescovi. Spesso è clandestina, nonostante la sua sacralità e la sua bellezza, ben distante dalla sciatteria modernista della messa conciliare e dalle ambiguità dottrinali che contiene e veicola.
      Essere per la dottrina di sempre, divinamente stabilita (quindi immutabile, eterna, immodificabile), che si trasmette anche attraverso la liturgia, significa dunque essere "estremisti"? Ebbene, allora io lo sono.

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