11 giugno 2015

Vaticano - Russia: Una santa alleanza possibile?


di Fabio Petrucci 

Nella giornata di ieri Vladimir Putin è stato in Italia per la visita all'EXPO di Milano. Gli scontati colloqui di rito con Renzi e Mattarella sono passati in secondo piano sin da quando, la settimana scorsa, è stato annunciato l'incontro tra il presidente russo e papa Francesco, sempre più protagonista politico della scena internazionale. Putin e Bergoglio si sono incontrati per la seconda volta, dopo il loro primo colloquio del novembre 2013. Di quell'occasione si ricorda soprattutto il momento dello scambio dei doni, con l'icona della Madonna di Vladimir, protettrice del popolo russo, portata a Roma da Putin. Anche questa volta il dono del capo del Cremlino non è stato privo di carica simbolica, essendo un quadro raffigurante la Cattedrale di Cristo Salvatore, demolita per ordine di Stalin e ricostruita dopo il crollo dell'URSS: un po' il manifesto della morte e resurrezione dell'ortodossia russa insomma. Al centro del colloquio, durato 50 minuti, ci sono stati gli scottanti temi della persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e della crisi ucraina. In quest'ottica, l'incontro tra Putin e Francesco si rivela l'occasione più appropriata per riflettere sullo stato dei rapporti tra Cremlino e Santa Sede.

Sui temi dell'identità cristiana dell'Europa e della difesa dei valori non negoziabili il Vaticano pare non avere più alleati nell'Occidente che, persino negli antichi bastioni cattolici della Spagna e dell'Irlanda, è ormai in piena deriva ateo-libertaria. Viceversa la Russia, liberata dalla gabbia ideologica del marxismo-leninismo e tornata alla propria millenaria tradizione cristiana ortodossa, sta svolgendo un provvidenziale ruolo di katechon politico-culturale contro la degenerazione nichilistica dell'Occidente. In questo senso il paese degli zar diventa per la Santa Sede un interlocutore sempre più prezioso e imprescindibile. Negli ultimi anni, proprio in concomitanza con la legalizzazione di matrimoni e adozioni gay in una moltitudine di paesi euro-atlantici, la Russia ha preso una posizione nettamente opposta, vietando la propaganda gay verso i minori a costo di un linciaggio mediatico culminato nella campagna contro le Olimpiadi invernali di Soči del 2014. Inoltre, a parte l'implementazione di vari interventi legislativi tesi a limitare la pesante incidenza dell'aborto, sono attualmente allo studio limitazioni alle normative sul divorzio e sulla maternità surrogata (introdotta in Russia nei torbidi anni di Eltsin). La rotta intrapresa dalla Russia va quindi in una direzione opposta a quella dell'agenda occidentale e certamente più affine alle indicazioni del magistero cattolico. Tanto che nel giugno 2014 la Federazione Russa è stata tra i 26 paesi favorevoli ad una risoluzione ONU a tutela della famiglia tradizionale, osteggiata invece da gran parte dei paesi occidentali. Su questi temi è peraltro molto forte anche la volontà di collaborazione con Roma del Patriarcato di Mosca, più titubante invece nel settore dell'ecumenismo teologico.

L'ambito dell'identità culturale e dei valori etici non è comunque l'unico in cui Santa Sede e Federazione Russa si trovano concordi. Sul Medio Oriente infatti esiste un'innegabile intesa sia sulla necessità di proteggere le antiche e martoriate comunità cristiane che sull'opposizione alle ambigue politiche poste in essere dalla coalizione occidentale. Nel marzo scorso Vaticano e Russia (insieme al Libano) hanno presentato all'ONU un documento congiunto a difesa dei cristiani del Medio Oriente. Sulla Siria, non casualmente, si è concretizzata nel 2013 la più simbolica delle convergenze russo-vaticane, quando di fronte alla minaccia di un intervento armato occidentale contro Damasco, papa Francesco, oltre ad inviare una lettera a Putin (in quel periodo presidente di turno del G20), indisse una suggestiva veglia di preghiera contro la guerra. Guerra poi effettivamente scongiurata grazie alla grande tenacia e capacità di mediazione del presidente russo. 

La questione ucraina è senza dubbio l'argomento più scivoloso nelle relazioni russo-vaticane. Il conflitto ucraino è un tema particolarmente delicato per la Santa Sede perché tra i motivi di tensione che agitano il paese quello religioso assume una rilevanza non indifferente. Malgrado le pressioni provenienti dal primate della Chiesa greco-cattolica ucraina, il papa non ha mai parlato di “aggressione russa” ai danni del paese, ed anzi è arrivato persino a sconfessare la strategia del cosiddetto “uniatismo”, reputandola superata e controproducente. Per la Santa Sede l'imperativo è quello di evitare lo scoppio di una nuova “guerra fredda”, non solo a livello politico, ma anche religioso. Non è un caso se l'atteggiamento prudente ed equilibrato di papa Francesco sia stato esplicitamente lodato dal Patriarcato di Mosca e dalle autorità russe.

In definitiva, se si escludono le inevitabili difficoltà sull'Ucraina, tra Vaticano e Russia si configura un'innegabile convergenza su una molteplicità di questioni, che spaziano dal ruolo pubblico del sacro all'affermazione dei valori non negoziabili, dalla difesa delle comunità cristiane in pericolo alla volontà di favorire lo sviluppo di un ordine globale multipolare. Sul finire dell'800 il visionario filosofo e teologo russo Vladimir Solov'ëv teorizzava (un po' ingenuamente) l'instaurazione di una santa alleanza cristiana tra il papato romano e lo zarismo russo. Si dice che papa Leone XIII abbia commentato tale progetto dicendo: «Bella idea! Ma fuor d'un miracolo è cosa impossibile». Forse sarà nel XXI secolo, in un contesto totalmente mutato rispetto all'epoca di Solov'ëv, che quell'utopia potrà diventare almeno in parte realtà. E se così sarà, Putin non potrebbe rivelarsi un alleato decisivo per la Chiesa cattolica anche sull'importante e delicato fronte cinese? Forse anche a questo la diplomazia vaticana ha cominciato a pensare.
 

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