15 luglio 2015

Ci mancavano solo le comboniane genderiste



di Salvatore Cammisuli

Che cosa fosse il Combonfem, francamente, lo ignoravamo. La sigla sa di agenzia di propaganda per totalitarismi vecchio stampo, tipo il Minculpop o il Cominform, di quelli che a furia di ripetere che due più fa cinque riuscivano a farti abiurare la matematica oscurantista che ti avevano insegnato i preti.Per chi non aveva il piacere di saperlo (e per chi aveva il piacere di non saperlo), il Combonfem è un centro di comunicazione delle suore missionarie comboniane, fondate da San Daniele Comboni. Ora, sul sito del Combonfem è apparso un articolo con cui anche le suore comboniane si sono arruolate con orgoglio tra le file dei genderisti.
Leggo l’articolo e scopro che il Combonfem, oltre al nome, ha anche uno stile che, in maniera inquietante, può ricordare le agenzie di propaganda del Novecento.
Si rasenta, infatti, la vera e propria falsificazione quando si scrivono, ammesso che lo si sia fatto in cattiva fede, cose del tipo: «gli Standard per l’educazione sessuale elaborati dall’Organizzazione mondiale della sanità [vengono presentati da chi li critica] come incitamento alla masturbazione; il che, diciamolo, sembra assurdo solo pensarlo, ma poiché esiste il documento originale, invitiamo a leggerlo e segnalarci il passaggio – se mai lo troviate – dove questo incitamento avviene». Sul fatto che sia assurdo, concordiamo. Però, purtroppo, è perfettamente vero: segnaliamo alle suore distratte che a pag. 38, tra gli argomenti principali che secondo l’OMS devono essere presenti nell’educazione sessuale dei bambini tra gli zero e i quattro anni, fanno bella mostra di sé argomenti come: «gioia e piacere nel toccare il proprio corpo», «masturbazione infantile precoce», «scoperta dei propri genitali», «acquisire consapevolezza dell’identità di genere». Ribadisco: tra gli zero e i quattro anni.
Si può leggere ancora: «Il sindaco di Venezia ha messo al bando 49 libri dedicati all’infanzia, testi che vi sarà di certo capitato di leggere, perché diffusissimi in asili e scuole, biblioteche e case». Leggi una cosa simile e pensi che a Venezia abbiano messo all’Indice Pinocchio e L’isola del tesoro. Ora, non conosco perfettamente cosa si legga dalle parti delle suore comboniane, ma non sapevo che tutti (e in particolare le suore!) tenessero in casa libri come Qual è il segreto di papà? (papà ha il fidanzato), E con Tango siamo in tre (su due pinguini maschi che adottano un figlio), Se io fossi te (sul papà che si traveste da donna), Tizio ha due mamme, Caio ha due papà, Sempronio è nato in provetta etc. “Veri e propri capolavori della letteratura dedicata ai più piccoli, accompagnati spesso da illustrazioni bellissime”, commentano le comboniane. Bontà loro.
L’articolo, ancora, minimizza il gioco «del rispetto» con cui negli asili Trieste si volevano invitare i bambini a scambiarsi i vestiti con le bambine e viceversa (chiamare «del rispetto» un gioco simile è un vero colpo da maestro in stile orwelliano), deplora il famigerato spot della Huggies in cui (horribile dictu!) si diceva che maschietti e femminucce sono diversi, etc. Insomma, a sentire le comboniane, il-gender-non-esiste: «Cos’è questa “benedetta” teoria del gender, pericolosissima per i nostri bambini e bambine, insidiosa nei programmi scolastici tanto da far parlare alcuni di “un’emergenza educativa”». Cari genitori, perché vi preoccupate? Tout va très bien, Madame la Marquise…
Ora, a dire che l’ideologia del gender è una «colonizzazione ideologica», «uno sbaglio della mente umana», «espressione di una frustrazione», «una minaccia per la famiglia» non siamo solo noi reazionari, che abbiamo sempre torto, specialmente quando abbiamo ragione. A dire queste cose è il Papa, e non potrebbe fare altrimenti: per la Santa Chiesa «maschio e femmina Dio li creò», non «maschio e femmina credevano di essere per colpa delle sovrastrutture culturali». In gioco è la fedeltà al deposito della fede, anche se non siamo del tutto sicuri che le suore comboniane a questo tengano poi tanto. 
Alla fine dell’Ottocento, qualche anno dopo la sua morte, la tomba di san Daniele Comboni fu profanata e il suo corpo ridotto in pezzi. I miseri resti furono religiosamente raccolti e portati a Verona, dove vorrebbero riposare, a qualche metro di distanza dalle sue suore che, nate per evangelizzare l’Africa, sembrano essersi convertite a quella che per il Papa è una colonizzazione ideologica.

 

1 commento :

  1. Ecco perché certi istituti religiosi sono in caduta libera di vocazioni oppure devo approvvigionarsi a quelle terzomondiste... Se questo è testimoniare Cristo, gli asini volano! "Li riconoscerete dai frutti": qui invece siamo alla frutta (marcia).
    Monica da Alassio

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