22 luglio 2015

Laura Antonelli, novella Maddalena



di Roberto De Albeentis 

Esattamente un mese fa, nella sua casa di Ladispoli, dove si era ritirata da anni, moriva l’attrice Laura Antonelli, celebre per il film “Malizia” e numerose altre pellicole, in gran parte erotiche; da tempo malata, si era ritirata a vita privata, rifiutando ingaggi e perfino aiuti, dopo essersi riavvicinata alla fede.


Nata a Pola, allora città italiana, nel 1941, dovette scappare a Napoli e poi a Roma durante quella pagina drammatica che fu l’esodo giuliano-dalmata; “bassina, tondetta, con le gambe corte” (come amava definirsi), esordisce prima nel mondo della pubblicità e dei fotoromanzi, e, poi, del cinema: piace incredibilmente, e fa girare la testa a numerose generazioni di maschi italiani.

Il successo, però, è effimero, e presto comincerà una parabola discendente; come dirà lei stessa, “Forse non ero tagliata per fare l'attrice. Non ero preparata ad affrontare quella carriera, il successo, la popolarità, quell'ambiente, con le illusioni e le delusioni. Sono sempre stata una persona semplice, timida.”: l’ambiente la sconvolge, e presto inizieranno brutte vicende legate a droghe e truffe che, assieme ad un’operazione chirurgica non riuscita e a due falliti ritorni sul grande schermo, mineranno irreversibilmente il suo fisico e il suo spirito.

Gli anni 2000 si aprono con il suo desiderio di essere totalmente dimenticata, desiderio che la porta a ritirarsi a Ladispoli, dove vive da sola e dove è assistita da un avvocato, da un assistente sociale e da una badante nominati dal comune, e a rifiutare perfino l’aiuto di amici artisti, vecchi (come Lino Banfi) e nuovi (come Simone Cristicchi, che le dedica una bella canzone).

La sua ultima intervista la concesse, nel 2012, ad un piccolo periodico locale, in cui, tra l’altro, definì il mondo dello spettacolo, che l’aveva sedotta (trasformandola in una seduttrice) e poi abbandonata, “frivolo e privo di valori” e “diseducativo per i giovani”.


Quando è morta, molti l’hanno voluta ricordare con le sue immagini migliori, immagini che, per lei, non significavano più niente, eppure nessuno o quasi ha ricordato che era una donna che aveva riscoperto la pratica di fede, frequentando la parrocchia, ascoltando Radio Maria e pregando con la corona del rosario; del resto, il mondo, come il diavolo, è un “cattivo pagatore”, e alla minima difficoltà si dimentica facilmente di chi prima aveva riverito e osannato, e la bellezza cristiana (la bellezza reale) è cosa ben diversa dalla bellezza mondana: si può essere brutti o deformi (e lei, a causa di quella sfortunata operazione e della droga, lo era diventata), ma avere un’anima interiore magnifica (e la sua, se già non lo era, lo era diventata eccome)!

Del resto, il mondo non poteva certo capire la sua scelta radicale, ascetica, francescana, di ritirarsi completamente dal mondo, di farsi, volontariamente, dimenticare; Simone Cristicchi (che credente non è), uno dei suoi ultimi amici rimasti, disse che per lei il successo era “una pena da espiare” e che “i dolori erano croci del Signore”. Sempre Cristicchi ha riportato una sua ultima frase: “Sono felice di vivere”: consideriamo che l’ha pronunciata una persona sola, malata, sulla via inesorabile del tramonto, eppure, a differenza nostra, felice e piena di fede, fede che sola tutto può donare e può far sopportare e può ricolmare di significato!


Ho paragonato Laura Antonelli a Maria Maddalena, la Pia Donna, l’Apostola degli Apostoli: nessuno se ne scandalizzi, o, se lo fa, si ricordi che Nostro Signore Gesù Cristo ha parole di dolore (e di amore) per i peccatori, ma rimprovera i farisei e gli scribi; anche la Maddalena, se non, come vuole parte della tradizione, fu una prostituta, certo fu una peccatrice, eppure, sanata e salvata da Cristo, divenne la prima persona che Lo vide Risorto, e non è certo poco! Così come la Samaritana, Santa Fotine, divenne un’ardente evangelizzatrice della sua gente; così come Santa Maria Egiziaca, Santa Pelagia, Santa Taide, grandi peccatrici in gioventù, toccate dalla Grazia si diedero ad ascesi e penitenza e meritarono di essere ricordate in menologi, sinassari e martirologi (e, addirittura, nel caso dell’Egiziaca, ad avere una Domenica di Quaresima dedicata!).

Laura Antonelli è morta nella parte finale di giugno, il mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù, a Quel Cuore, Sacro, Divino, Eucaristico, Regale e, soprattutto, Misericordioso; oggi, un mese dopo (festa di Santa Maria Maddalena), è la parte finale di luglio, il mese dedicato al Preziosissimo Sangue di Cristo, Quel Sangue che è, come si recita nelle relative Litanie, fiume di Misericordia, sollievo dei sofferenti, consolazione nel pianto, speranza dei penitenti, conforto dei morenti e pace e dolcezza dei cuori.

Anche le apostole e le messaggere del Sacro Cuore e della Divina Misericordia, Sant’Angela da Foligno, Santa Margherita Maria Alacoque e Santa Maria Faustina Kowalska, ebbero episodi di vita mondana (certo un niente in confronto ai nostri, eppure quanto se ne dolsero, loro!), eppure divennero alcune delle più grandi sante della Chiesa Cattolica! Che non possa succedere così magari un giorno anche per Laura Antonelli? (senza inoltre contare che i santi ricordati nel calendario e nel messale sono un’infima minoranza di quelli che stanno realmente in Paradiso) Che la Grazia di Dio non può compiere grandi meraviglie?

Cerchiamo le cose di lassù, come dice l’Apostolo, non le cose brevi e fugaci del mondo, come la bellezza, la fama, la ricchezza, ma, per come possibile, con l’aiuto di Dio e l’esempio dei santi e di altre figure esemplari, le cose eterne, le cose davvero belle, come, appunto, la salvezza eterna!

 

2 commenti :

  1. Pace all'anima di Laura Antonelli. Che Iddio l'accolga tra le sue braccia.
    Tommaso Pellegrino - Torino
    www.tommasopellegrino.blogspot.com

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  2. c'è chi storce il naso dicendo: ebbè, quando sentono la tomba vicina si convertono tutti, io resterò coerente con il mio ateismo! bè, chi lo pensasse sarebbe davvero incosciente, in fondo lasciarsi uno spiraglio aperto cosa costa? Laura Antonelli ha avuto due dosi di coraggio:
    la prima umiliarsi e lasciarsi umiliare da quel mondo che l'aveva sfruttata quando era giovane ed incosciente;
    la seconda è stata capire che chi davvero l'amava senza chiederle altro in cambio che l'amore stesso, ma non quello carnale, esisteva e lei finalmente l'aveva incontrato laddove in fondo sta sempre: sulla croce di qualcuno
    Molti non capiscono che andare all'inferno è più difficile che andare in Paradiso, basta davvero poco per incontrare la Gioia vera
    Grazie Roberto!

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