11 luglio 2015

"Realismo, umorismo, concretezza": un ricordo del Cardinale Giacomo Biffi

di Marco Mancini

Vorrei infine dirle grazie per il suo realismo, per il suo umorismo e per la sua concretezza, fino alla teologia un po’ audace di una sua domestica: non oserei sottoporre queste parole "il Signore forse ha i suoi difetti" al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma in ogni caso abbiamo imparato e i suoi pensieri, Signor Cardinale, ci accompagneranno non solo nelle prossime settimane”. Con queste parole Benedetto XVI si rivolgeva al Cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna, al termine degli Esercizi spirituali per la Quaresima del 2007, che lo stesso Cardinale aveva predicato su incarico del Pontefice. Realismo, umorismo, concretezza: non si potrebbero trovare sostantivi migliori per descrivere il più “cattolico” tra i Cardinali, spentosi oggi all’età di 87 anni.

Non tragga in inganno il tema di quegli esercizi spirituali: “Le cose di lassù – Cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio: pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra (Col 3, 1-2)”. Il Cardinale Giacomo Biffi ha sempre respinto la tentazione, di matrice gnostica, di una fede disincarnata (ecco la concretezza): memorabile la sua illustrazione della bellezza del Cattolicesimo attraverso la “teologia del tortellino”, secondo la quale “mangiare i tortellini con la prospettiva della vita eterna rende migliori anche i tortellini, più che mangiarli con la prospettiva di finire nel nulla”. Nessun disprezzo per l’esistenza terrena, dunque, ma apprezzamento di tutta la creazione, dono di Dio all’uomo. E nessun disprezzo per la propria patria, tanto che nelle sue memorie l’Arcivescovo emerito di Bologna, che pure definì con dolore la sua regione adottiva “sazia e disperata”, ha voluto qualificarsi prima come “italiano” e poi come “Cardinale”. Non è un caso, dunque, che Biffi riprendesse di frequente il ritratto dell’Anticristo tratteggiato dal filosofo e teologo russo Solovev: l’Anticristo sarebbe stato “un convinto spiritualista”, “pacifista”, “ecologista”, vegetariano persino. E’ il ritratto di certa religiosità new age, fondata su un vago idealismo umanitario, che rimane ben lontano dalla concretezza della fede in Cristo, testata d’angolo, roccia solida su cui edificare la propria casa.

Il Cardinale Biffi è stato, come detto, anche un esempio di realismo. Egli non si è mai nascosto le difficoltà che il mondo contemporaneo pone di fronte alla Chiesa, gli sbandamenti di quest’ultima nella deriva post-conciliare, la crisi della fede. A proposito di quest’ultima, trovava emblematica la vicenda della “Dominus Jesus”, il documento elaborato dall’allora cardinale Ratzinger sull’unicità salvifica di Nostro Signore Gesù Cristo: “Che Gesù sia l’unico necessario Salvatore di tutti è una verità che in venti secoli – a partire dal discorso di Pietro dopo Pentecoste – non si era mai sentito la necessità di richiamare. […] L’averla dovuta ricordare ai nostri giorni ci dà la misura della gravità della situazione odierna. Eppure questo documento, che richiama la certezza primordiale, più semplice, più essenziale, è stato contestato. È stato contestato a tutti i livelli: a tutti i livelli dell’azione pastorale, dell’insegnamento teologico, della gerarchia”. Nelle sue “Memorie e digressioni di un italiano cardinale”, edite da Cantagalli, egli si concentra sulla nota frase di Giovanni XXIII contro i “profeti di sventura”, sottolineando come in tutta la Rivelazione “annunziatori anche di castighi e calamità furono solitamente i veri profeti”, mentre “a proclamare di solito l’imminenza di ore tranquille e rasserenate nella Bibbia sono piuttosto i falsi profeti”. E nello stesso volume mette in guardia anche contro i rischi di certo ecumenismo e di certo dialogo interreligioso, che si spingono fino a mettere da parte Cristo, ma anche contro un eccessivo e vago riferimento alla “misericordia”: “la prima e insostituibile misericordia per l’umanità smarrita è, secondo l’insegnamento chiaro della Rivelazione, la “misericordia della verità”, misericordia che non può essere esercitata senza la condanna esplicita, ferma, costante di ogni travisamento e di ogni alterazione del “deposito” della fede che va custodito”.

Infine, l’umorismo, unito a una saggezza che, sotto l’apparenza della semplicità, rivela invece una profonda conoscenza di Dio e dell’uomo. Come altrimenti considerare la sua interpretazione della favola di Pinocchio come una parabola dell’avventura umana, della redenzione, del tema che il Cardinale aveva trattato già nella sua tesi di laurea su “Colpa e libertà nella condizione umana”? In questo breve filmato c’è tutto il Cardinale Biffi, ma c’è soprattutto tutta la grandezza del Cattolicesimo, della verità che esso rivela all’uomo sull’uomo stesso:


E’ l’umorismo del libro “Contro Maestro Ciliegia”, ma è anche l’ironia della “teologia del tortellino” di cui abbiamo già parlato. E’ l’ironia di un Cardinale che nel 2005, nelle riunioni pre-Conclave del Sacro Collegio, cita il fumetto di Mafalda per incoraggiare il futuro Pontefice: “Ho capito: il mondo è pieno di problemologi, ma scarseggiano i soluzionologi”. Il Signore Gesù non avrebbe chiesto al futuro Papa (Benedetto XVI) di “risolvere i problemi del mondo”, ma di rispondere affermativamente alla domanda che Gesù rivolge a Pietro: “Mi ami tu più di costoro?” (Gv 21, 15). Ed è curioso che, come successivamente emerse, fu proprio Joseph Ratzinger l’unico a votare in tutti e quattro gli scrutinii del Conclave del 2005 il Cardinale Biffi, il quale da parte sua minacciava scherzosamente di “prendere a schiaffi” il suo unico e sconosciuto elettore, qualora avesse scoperto di chi si trattava. E’ l’umorismo, infine, che il Cardinale dimostrò quando il sottoscritto e altri membri della redazione di questo blog ebbero il piacere e la fortuna di poterlo incontrare nella sua residenza, nel 2012. Umorismo, ma soprattutto quella virtù che i colti chiamano “parresìa” e che altro non è che il coraggio evangelico di parlare apertamente, di dire la verità. Questo è il compito che il Cardinale Biffi attribuiva in primo luogo ai successori degli Apostoli: “Per un vescovo non c'è nulla tanto rischioso davanti a Dio e tanto vergognoso davanti agli uomini, quanto non proclamare liberamente il proprio pensiero”. Questo è il compito che egli si è assunto e a cui ha prestato fede durante tutta la sua vita e la sua missione pastorale. Grazie di tutto, Cardinale: che possa godere in eterno della luce delle “cose di lassù”. 
 

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