28 luglio 2015

Scientismo & scienziati 2.0


di Riccardo Zenobi

A tutti è noto quale sia l’ascendente della “scienza” nei dibattiti odierni e nel mondo attuale: basta la frase “la scienza dice” e tutti si mettono in religioso silenzio ad ascoltare. Questo atteggiamento di accettazione incondizionata, che in certi ambenti di militanza ateistica raggiunge livelli da fanatismo (ir)religioso, è presente in maniera più o meno forte in ogni ambiente, di qualunque tipo. Nel secolo della morte delle ideologie, della fine delle “grandi narrazioni” filosofico/religiose, nel secolo dove non c’è autorità (figlio del ’68 del ‘vietato vietare’) la “scienza” ha colmato questo vuoto e ha preso il primo posto in tutti gli ambiti, compresi quelli che non le competono.

Come avrete notato, ho finora scritto “scienza” tra virgolette, questo perché quella che passa nei dibattiti pubblici e culturali non è altro che una caricatura macchiettistica della scienza, la quale apertamente trapassa nello scientismo; difatti, il rapporto tra scienza e scientismo è simile al rapporto tra una persona vivente e un cadavere in putrefazione, la cui capacità di decomporsi viene scambiata per un segno di vitalità. Si può definire lo scientismo nei termini di una teoria secondo la quale l’unica conoscenza valida è quella scientifica. Posta in questi termini, ci si accorge che questa frase non pertiene all’ambito dell’indagine scientifica, in quanto la scienza è certamente una fonte di conoscenza, ma solo nel suo ambito e con il suo metodo d’indagine; da ciò discende l’impossibilità che un metodo d’indagine possa essere usato per dimostrare che non esistono altri metodi possibili. Per fare un paragone interno alle varie discipline scientifiche: la fisica ha un metodo d’indagine e un certo campo di ricerca differente rispetto alla geologia, alla chimica, alla biologia, ma con il metodo fisico non si può dimostrare che la chimica non è una scienza solo perché non ha lo stesso statuto e metodo della fisica (ciò vale a maggior ragione per le altre discipline accennate).

Quanto detto finora valga come introduzione. Passiamo ora in rassegna alcuni argomenti portati a favore dello scientismo (principalmente da filosofi, tralaltro), in base a come sono stati esposti e criticati nell’introduzione di Scholastic Metaphysics di Edward Feser. Per prima cosa, va notato che la scienza, come ogni disciplina, parte da dei presupposti che assume per veri, e dai quali fa poi partire la sua indagine; tali assunti non possono essere a loro volta controllati all’interno del lavoro scientifico. Ad esempio, la scienza indaga le regolarità che possono essere indicate all’interno di leggi naturali. Ma questo è l’assunto di partenza della scienza, non un suo punto di arrivo: se non si assume che nel mondo vi sono delle regolarità descritte da delle leggi, non può partire né nascere nessuna indagine empirica. Tali presupposti di base non possono essere indagati dalla stessa scienza, altrimenti si argomenterebbe in circolo. Per rompere tale circolo, occorre uscire dall’ambito della scienza, per giungere ad una disciplina extra scientifica; ma la sola esistenza di tale disciplina mina il presupposto dello scientismo secondo cui solo la scienza ci dona una visione razionale della realtà. Ma – si dirà – questa disciplina esterna alla scienza, non potrebbe essere a sua volta una parte della scienza? Così non dovrebbe dunque applicarsi, di nuovo, a questa disciplina extra scientifica la stessa critica mossa alla scienza? Ciò è vero, a parte per il fatto che così si perderebbe ogni distinzione tra scienza e altri metodi d’indagine razionale, come la filosofia. Se quindi diamo la patente di scientificità ad ogni tipo d’indagine di tipo razionale, usciamo dalla pretesa dello scientismo che solo la scienza empirica abbia valore veritativo; oltre a ciò, rientrerebbero nel rango delle ipotesi scientifiche anche delle tesi che lo scientismo rigetta, come le varie posizioni non materialiste presenti nella filosofia.

Oltre ai citati limiti, secondo i quali la scienza non può indagare i propri presupposti, c’è da aggiungere che le varie discipline hanno delle limitazioni intrinseche nella capacità descrittiva; ciò vale anche per la regina delle scienze, ossia la fisica, la quale insiste su una descrizione puramente quantitativa del mondo, in base alle sue assunzioni matematiche. Eppure noi percepiamo continuamente delle qualità, come ad esempio gli odori, il dolore, eccetera, i quali non sono indagati dalla fisica non perché (come ritengono alcuni) non sono “null’altro che” fenomeni quantitativi con un abito che li fa apparire qualitativi, ma perché semplicemente non sono considerati. La fisica, in ultima analisi, ci dona una descrizione astratta della realtà, né più né meno di quanto ce la possa dare qualsiasi altro metodo d’indagine, il quale esclude a priori alcuni aspetti della realtà per via dei suoi presupposti.

Oltre a tali limiti descrittivi, ci sono anche dei limiti esplicativi, ossia la scienza non potrà darci la spiegazione ultima della realtà. Ciò risulterà chiaro dal fatto che la scienza ragiona in termini di leggi di natura, di registrazione di regolarità; ma tali leggi sono la descrizione delle relazioni e dei rapporti che sussistono tra gli enti fisici, ma non sono dicono nulla sulla natura degli enti stessi, poiché questi ultimi vengono presupposti come esistenti e operanti in base alle leggi. Ad esempio, la legge di gravita spiega come interagiscono tra loro i corpi dotati di massa, ma non dice nulla sui corpi stessi o sulla loro esistenza o natura.

Ma, si dirà, resta l’argomento principe per lo scientismo: la scienza ha un’ottima capacità di predizione e di sviluppare delle tecniche e degli strumenti di lavoro e d’indagine. Ma, come detto, i limiti descrittivi ed esplicativi restano, e partire dal successo della scienza nel suo campo per poterne dedurre che solo il campo scientifico ha valore, è come dire che i metal detector ci dicono tutto della realtà per il fatto che scoprono molto bene i metalli.

In ultima analisi, la scienza (non lo scientismo) è un ottimo metodo di indagare alcuni aspetti della realtà, ma non è l’unico metodo, e non comprende in sé tutto quello che possiamo dire della realtà. La pretesa scientista è quindi una caricatura della scienza, ed oltretutto è anche pessima filosofia.
 

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