29 agosto 2015

Contro Rousseau e le conseguenze della sua libertà

Dice Jean Jacque Rousseau che quando il bambino nasce, grida: "non voglio che mi strozzino!". Pronuncia "strozzino" con un leggero tono delinquenziale; tuttavia non intende dire che non vuole essere strozzato, cosa che sarebbe naturale, ma che non vuole essere avvolto nelle fasce. Eppure viene avvolto lo stesso. "Gli uomini nascono e permangono liberi". Nascono sì, però non permangono; e poveri loro se permanessero! Subito la madre, con un perverso istinto antiliberale, comincia a stabilire fra lei e il moccioso ogni tipo di vincolo; e si noti che in latino "vincolo" significa "catena".
L'uomo è un innato ricercatore di catene; e non diciamo niente delle donne. Perciò gli piace tanto sentire il rumore delle catene rotte. Per cercarne altre. Giuramenti amorosi, contratto matrimoniale, voti religiosi, promesse di fedeltà eterna, ferrea disciplina militare, giuridica costruzione di leggi, costituzioni e carte magne, lealtà al capo, corrispondenza all'amico, attaccamento alla terra naturale...Dovunque l'uomo può trovare una catena che lo liberi dalla sua innata mutevolezza e contingenza e che lo allacci a qualcosa di permanente, come un naufrago con l'albero della sua nave, lì si sente nobile e felice. E la cosa fenomenale è che si sente pure libero. Uno degli uomini più liberi che ho conosciuto era un gesuita che, oltre ai quattro voti che fanno i gesuiti, ne aveva fatti altri cinque o sei per conto suo. E diceva che con uno di quelli si era liberato da una tirannia interna. Credo che non mentisse. Tutto questo milita contro un libro di Rousseau chiamato Il contratto sociale, di cui ricordo lo sforzo che feci per intenderlo quando andavo a scuola.
Ancor più contraddittorio è un altro libro di Rousseau, l'Emilio. Secondo Rousseau, il bambino giunto in età scolare è un essere che ama lavarsi la faccia, gli piace pulirsi, e muore dalla voglia di andare a scuola e imparare ogni cosa, cominciando dalla botanica nei libri.
Oh Botanica dolce e Geografia!
Oh confortabile Mineralogia!
Siete le tre muse della mente mia!
Questo è il bambino di Russo'. Risulta però che al bambino reale piaccia il fango, camminare per la strada, litigare con gli altri, rubar mandarini e imparare ogni cosa da solo. Quando il maestro disperato gli dice che è uno scansafatiche, che è un disastro e che non ha pudore, ogni monello che si rispetti, e che non sia né malato né tonto, gli risponde con un'altra frase di Rousseau che è il nucleo di tutta la dottrina liberale: "Lasciami in pace!". Quindi è per l'imperio delle circostanze che il significato del verbo "fasciare" si confonde spesso con quello di "strozzare"; e il maestro al quale la Scuola Normale ha insegnato a rispettare l'Emilio come la Bibbia dell'Educazione Moderna, si comporta in pratica, sempre che non sia né malato né tonto, come l'assolutista e l'antirussonista più volgare.
Segue ora un altro libro dell'inventore del liberalismo che si chiama Giulia e la nuova Eloisa. Qui si parla di liberalismo applicato alle donne, e qui si ferma la mia conoscenza, perché non ho mai potuto leggere più della metà della prima parte; e ne avrebbe cinque. Questo sì, lessi tutto l'indice, dove c'è un riassunto dell'intreccio, perché si tratta di un romanzo; e mi lasciò con un capogiro che non potei lavorare un intero pomeriggio, un mix di voglia di vomitare e di dormire, che è la malattia del filosofo quando scola in un sorso una dose eccessiva di assurdo. Il liberalismo applicato alle donne è un perfetto fiasco. Ci sono tre parole che una donna non capirà mai, e sono: libertà, uguaglianza, fraternità.
Il liberalismo applicato ai popoli si ritrova invece nel quarto libro di Russò, chiamato Le confessioni, che è composto da tre tomi: perché ognuno di questi libri è più lungo dell'altro. Qui si capisce tutto. Si tratta di un matto. Un matto è l'uomo meno libero che esiste, anche se sembra il contrario, anche se cammina sciolto, perché il matto è incatenato dal di dentro... Ma questo Rousseau fu un matto dei più pericolosi, perché era un matto che conosceva molto bene il francese e, inoltre, come tutti i matti, conosceva la mimica imitativa. Un matto, oltre a essere un bugiardo nato, ha una paura matta che lo rinchiudano e un permanente scrupolo di fare del male qualsiasi cosa faccia. Per reagire a questi due effetti mortali, Rousseau inventò la teoria del "Lasciami in pace!" e la teoria della bontà innata dell'uomo; definì che tutto quello che faceva era necessariamente buono nonché "pulito" e "gradevole". Solo un uomo ossessionato è capace di scrivere una così minuziosa descrizione delle futilità e delle lordure della sua vita avvolte in un vapore caramellato dal sapore cimicesco e di panni sporchi, che oggi ci ripulsa; però a suo tempo e nel suo ambiente, che pare fu un ambiente "pulito" e "gradevole", produsse un effetto considerevole. Pare persino che si diede il vezzo di inventare lordure per darsi il vezzo di abbellirle in seguito: come quella che ebbe cinque figli e poi li abbandonò. Oggigiorno si crede con gran fondamento fisiologico e psicologico - secondo J. Lemaitre - che non generò nessun figlio. Per fortuna.
La vera libertà è uno stato d'obbedienza. L'uomo si libera dalla corruzione della carne obbedendo alla ragione, si libera dalla materia assoggettandosi al profilo adamantino di una forma, si libera dall'effimero vincolandosi a uno stile, dal capriccio adattandosi agli usi; si libera da un'infecondità solitaria obbedendo alla vita, e dalla sua stessa vita caduca e mortale si libera, a volte, perdendola in obbedienza a Colui che disse: "Io sono la Vita". Solo il cattivo poeta esige il verso libero, diceva Lugones. Il buon poeta moltiplica i legami della sua sostanza, per rendere più visibile il trionfo della forma, nel quale consiste la bellezza. Lugones andò a cercare l'arena e il fango del Rio Seco per fare la sua ultima opera, che sopravviverà al cedro, all'avorio e all'argento di quelle anteriori. Dove il matto, lo schiavo, il prigioniero dicono: Libertà, il nobile dice: Onore, Bellezza, Amore o Sapienza. La massima libertà scaturisce dal massimo rigore, disse Leonardo Da Vinci: perché l'uomo è più libero nella misura in cui è più forte - come si insegna nella cattedra di Difesa Nazionale di La Plata - e la ossessione della libertà è la prova della massima debolezza, che è la debolezza della mente. Chi nel mondo vorrebbe essere più libero degli uruguaiani, che son gli uomini più liberi che esistono, a giudicare da quello che dicono?
Bene. Questa ossessione della libertà propria di un matto venne a servire meravigliosamente le forze economiche che a quel tempo imperversavano; e al potere del Denaro e dell'Usura, che pure girovagavano con l'ossessione che li lasciassero in pace. E li lasciarono in pace: trionfarono sull'anima e il sangue, la tecnica e la mercatura; e s'inaugurò in tutto il mondo un'epoca nella quale mai si è parlato tanto di libertà e mai l'uomo è stato in realtà meno libero.
Un'eresia mezzo cattolica, mezzo protestante, mezzo atea - perché Rousseau fu di seguito protestante, cattolico e ateo - venne a sorgere proprio nel momento in cui noi argentini conseguivamo l'indipendenza. Ci fece tanto male come una damigiana di birra in una gabbia di scimmie; e, se non ci rovinò del tutto, è perché qui sopravvivevano, per grazia di Dio, forti vitamine spagnole. E anche uomini che non erano scimmie.
Però il male che fece il liberalismo nel vecchio mondo dove nacque fu - chissà - peggiore: qui il pampero, il sole e la distanza arieggiano molto. Lassù in Europa è scoppiata una guerra orribile, a cui non posso neppure pensare. E altre distruzioni morali e spirituali molto peggiori della guerra, se possibile, a cui non posso smettere di pensare ancorché lo voglia; e pesano sulla mia mente in tal maniera che mi invecchiano prima del tempo e renderebbero sicuramente matto anche me, se non avessi le due celesti consolazioni della filosofia e del giornalismo.
Il filosofo Santayana sognò una volta che vedeva passare quattro cavalieri su quattro cavalli, uno nero, uno sauro, uno baio e l'ultimo era bianco. Li vedeva passare impennacchiati e armati e disse loro:
- Dove andate?
- A liberare i popoli.
- Liberarli da che? - gridò loro il filosofo.
L'uomo in sella al cavallo bianco gli disse:
- Dalle conseguenze della libertà.

Leonardo Castellani su Cabildo, Buenos Aires, n°606, 14 giugno 1944

Tradotto in italiano da Michele Spina
 

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