19 agosto 2015

L'alpino ed il pretino


di Satiricus

Io non sono un alpino e non sono un pacifista, semplicemente chiedo che si torni all'uso tardo-romano e alto-medievale: che siano i vescovi e i vescovadi a fare da primo ed estremo baluardo nei casi di guerra e di assalti. Sono certo che la smetteranno allora di proporre modifiche idiote a preghiere solenni, di quella solennità conquistata non in qualche decennio di reiterazioni vacue o nei cavilli di patetici circolari da ufficio - esattamente il tipo di sopravvivenza di cui sono meritevoli i documenti curiali dell'ultimo cinquantennio -, bensì sul campo e nel sangue di tanti combattenti.
Ora, un amico mi provoca e mi interpella, facendo leva sulle dichiarazioni di Butac. La questione della preghiera alpina proibita sarebbe una mezza bufala:

In realtà il sacerdote celebrante (un padre Servita da poco giunto in diocesi) si era limitato a chiedere, in una celebrazione dell’Assunta in cui gli alpini erano non più del 30-40 per cento dei presenti, la sostituzione della parola “armi” con “animi” e della parola “contro” con “di fronte”...
Quindi non è censura della preghiera, non è divieto a leggerla in chiesa. E’ solo la richiesta di modificare POCHE parole: “Rendi forti le nostre armi contro i nostri animi di fronte a chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana“...
La preghiera con la frase che sarebbe stata censurata è del 1949 e si è usata fino al 1972, poi è tornata in auge dagli anni 90 ad oggi  per messe solo con iscritti ANA. Quindi la preghiera “storica” che sarebbe stata modificata per non “offendere gli immigrati” in realtà è un falso, redatto post guerra e che è stato usato da tutti i reparti per meno di trent’anni prima delle modifiche ulteriori. (SIC)

Dei tre estratti, che mi pare diano il polso dell'articolo, l'ultimo è l'unico plausibile, cioè tale da meritare un applauso, per la precisione della ricostruzione. Purtroppo rimane indifendibile nel contesto ecclesiastico attuale. Ecco come commenterei la faccenda, nulla togliendo alla buona smentita di Butac (che prendo per vera sulla fiducia).
Gli alpini hanno ragione.
Gli alpini hanno ragione perché un prete appena arrivato vuole modificare poche parole di una preghiera tradizionale non sua. Chi sarebbe tale individuo per permettersi tanto?
Va bene, si tratta di una preghiera che ha solo "qualche decennio" e si toccano giusto giusto due paroline, ma questo a che pro e con che effetti?
Persino il laicista Octavio Paz stronca senza mezzi termini l'uso moderno di correggere tradizioni che vivono benissimo senza di noi e senza i nostri intellettualismi. E' un tema a me caro, col quale apre il mio blog più dimenticato e più amato:

Duecento anni prima di noi e delle nostre domande e controversie, nel Tibet del XVIII secolo, sotto il quinto Dalai Lama, avvenne un fatto degno di nota. Un giorno Sua Santità vide, da una finestra di Patala, il suo palazzo-tempio-monastero, qualcosa di staordinario: la dea Tara, secondo il rito buddista, girava intorno al muro che circonda l’edificio. Il giorno dopo, alla stessa ora, si ripeté il fenomeno e così tutti i giorni. Dopo una settimana di vedetta, il Dalai Lama e i suoi monaci scoprirono che, ogni giorno, proprio nell’ora in cui appariva la dea, anche un povero vecchio girava intorno al muro recitando le sue preghiere. Interrogarono l’anziano: la preghiera che recitava era un poema-orazione a Tara che, a sua volta, era una traduzione da un testo sanscrito in onore di Prajna-paramita. Queste due parole significano la Perfetta Sapienza, espressione che designa la Vacuità. È un concetto che il buddismo Mahayana ha personificato in una divinità femminile di indicibile bellezza. I teologi fecero recitare il testo al vecchio. Immediatamente scoprirono che il pover’uomo ripeteva una traduzione difettosa e lo obbligarono a imparare la traduzione corretta. Da quel giorno, Tara non apparve più». (SIC)

Vediamo ora chi sarebbe a suggerire il delicato intervento testuale: il prete difeso dal suo vescovo, membri di una Istituzione che non ha ricusato di stravolgere intere preghiere lunghe secoli (cfr. la riforma liturgica cattolica post-conciliare); di fatto, venendo il consiglio dalle loro penne, si tratta non di una minimizzazione, né tantomeno di una circostanziazione, ma di un insulto. E' come se Siffedri provasse a consolarci dei tradimenti di nostra moglie.
La modifica suggerita poi è balorda e per nulla indolore, gli alpini, che forse han studiato poco, ma almeno non hanno studiato teologia, devono essersene accorti: rendi forti "i nostri animi di fronte a", anziché rendi forti "le nostre armi contro". Sono poche parole, ma fanno la differenza, per chi usi ancora sensatamente la lingua italiana. Nel primo caso si inneggia alla fortezza di non fuggire, ottimo preludio d'onore a un macello annunciato; nel secondo alla capacità di respingere il nemico, speranza di evitare il macello sullodato. Ora, siccome il principio di incarnazione insegna gratia non tollit naturam, va da sé che la recita fiera del rosario non sarà mezzo sufficiente a vincere una guerra. Ciò basta a che il sottoscritto voti per la tradizione alpina di contro a quella teologica: in caso di guerra, Signore, ti prego che i nostri alpini siano abbastanza forti da scacciare i nemici; di presbiteri da salotto che carezzano le resistenze diplomatiche, pronti a dir messa ora all'austriaco e ora all'italico, ora di faccia e ora di spalle, ora in latino e ora in ladino, ne abbiamo già troppi e tutti inutili.
A voler poi cavillare sulla questione dei testi ufficiali e non, se ben intendo, il pretino non viene a chiedere la sostituzione di una preghiera ufficiale con un'altra ufficiale, bensì la modifica abusiva di un testo ufficiale. Potrei sbagliarmi, ma qualora fosse così, si tratterebbe di un classico modo di procedere che caratterizza il clero rispetto alle proprie tradizioni, ma che forse non ha ancora viziato il modo di difendere altre appartenenze comunitarie e tradizionali. Sì, forse il prete aveva diritto a chiedere la sostituzione del testo del 49 col testo del 72, ma non il diritto di modificare il testo del 49.
E poi, scusate, ma da quando i preti sono diventati così ligi alle norme? Con le rubriche da Messa generalmente non lo sono, anzi. D'improvviso invece si son messi a quisquiliare sulle date abroganti e pure a fare il computo statistico delle rappresentanze assembleari. Siamo nel post-Concilio, i preti disprezzano le rubriche ufficiali, i vescovi si oppongono alle richieste pontificie per le messe tridentine pienamente riabilitate, vi pare che si debba fare i pignoli solo con i testi degli alpini? Fosse pure così, e fosse invalidata la mia obiezione del paragrafo precedente (testi del 49 o del 72 e sostituzioni eventuali), l'atto del Servita sarebbe giusto nel caso citato, ma la sua condotta ingiusta in tutti gli altri (lo so, è un giudizio temerario, ma sono moralmente certo che il Servita neanche conosca tutte le rubriche, e se le conosce sa quanto esse siano confuse, nonché sfumate nell’ermeneutica dei liturgisti contemporanei).
Sulla stessa lunghezza d'onda: gli alpini sono usciti prima, inficiando l'andamento della celebrazione eucaristica. E' un problema? Forse, ma vogliamo parlare di tutti gli abusi liturgici degli amici preti che inficiano le sante Messe nel mondo? Vogliamo parlare di quanto non stonerebbe se i laici iniziassero a mandare a quel paese questi pretini che violano i nostri più cari tesori in nome di ammodernamenti individualistici, arbitrari, moralistici e sussiegosi?
A conti fatti, bufala o non bufala, il caso mostra l'intellettualismo senza carattere delle gerarchie. Mi auguro solo che i pastori protagonisti della ridicola faccenda siano di quelli che non temono - perché resi forti di fronte ai nemici - di predicare l'amore all'Eucaristia e alla Madonna, la lotta in difesa della vita nascente e della famiglia tradizionale, la difesa delle radici cristiane dell'Europa, la conversione degli infedeli migranti e non, l'opposizione almeno culturale alle pressioni geo-politiche dell'asse Obama-Bruxelles-Israele. Per meno di questo mi farebbero solo pietà.

Signore, rendi forti i nostri animi di fronte alle ingerenze buoniste di una gerarchia anodina.

 

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