02 settembre 2015

Aborto e Giubileo: qualche chiarimento


di Riccardo Zenobi

In occasione del Giubileo il Pontefice ha esteso ai singoli sacerdoti la possibilità di assolvere dal peccato di aborto la donna che ha volontariamente abortito. Una novità? No, poiché, come detto, si tratta solo di un’estensione, valida unicamente per questo Giubileo (quindi per un periodo di tempo limitato), della potestà di assolvere dal peccato di aborto; potestà che prima era riservata ai vescovi.
Nessuna novità quindi, nonostante ben presto i media cominceranno a sventolare “l’apertura rivoluzionaria”, e di certo qualcuno ciurlerà nel manico dicendo che si tratta di “un primo passo per l’accettazione dell’interruzione volontaria di gravidanza da parte delle donne che si autodeterminano sul proprio corpo” e sinistrate varie, tutto per dire che con questo atto, in sostanza, il Papa ha legittimato l’aborto. Ho pochi dubbi sul fatto che i media non rilanceranno in questo modo tale notizia, poiché sono salariati dai loro padroni appunto per questo.
Ma, come al solito, si tratta di una fregnaccia. In primo luogo, faccio notare che il peccato di aborto resta un peccato mortale; in secondo luogo, finora l’assoluzione da tale peccato poteva essere amministrata dai vescovi oppure da un sacerdote da loro delegato, solitamente nella chiesa cattedrale. In tal modo, si capisce che il fatto che un sacerdote possa assolvere dal peccato mortale di aborto non è una novità “assoluta e rivoluzionaria”. In terzo luogo, questa estensione ai singoli sacerdoti è limitata al periodo del Giubileo: un’occasione straordinaria, appunto. Ma per il resto non c’è stato alcun cambiamento nella dottrina. Del resto, non è il primo caso di una deroga del genere: già da secoli gli ordini mendicanti hanno la potestà e il privilegio di poter assolvere chi incorre in una scomunica vescovile, e tale privilegio è attribuito spesso anche ai missionari.

Per concludere, potrei tirare una filippica sul fatto che i media distorcono ogni azione del Papa per confondere sempre più le acque ai cattolici; ma questa cosa la fanno da quando i mezzi di (dis)informazione di massa sono diventati l’appendice di un gruppo ristretto di persone, tutte malintenzionate, e quindi sfonderei non una porta aperta ma la semplice aria che si respira. Perciò non posso che concludere dicendo che questa azione del Pontefice sarebbe stata destinata, sotto un altro pontificato, ad essere vista unicamente per quello che è: un gesto di vicinanza verso le donne che sono passate nel dramma dell’aborto e sono intenzionate a tornare in comunione con la Chiesa cattolica, cosa che peraltro avrebbero sempre potuto fare rivolgendosi al vescovo o ad un suo delegato.
Ma la cosa che più si sciupa in tempi come i nostri di buonismo totale, è il vero significato della parola misericordia, la cui radice, in ebraico, è la stessa di utero: la rimozione del male compiuto ad altri e soprattutto a sé stessi, poiché una volta che si abbraccia il male con il peccato, se ne resta scossi e legati. L’aborto, che il mondo vede come una “scelta di libertà”, è un male, un peccato contro la vita innocente, che spesso ha conseguenze anche sulla donna che lo compie “liberamente”. Ma Dio è più grande del male, e può perdonare e sciogliere le catene che ci siamo imposti noi stessi legando il nostro cuore al peccato. E’ questo il vero significato della misericordia divina, è questo il vero messaggio che il Papa vuole dare al mondo: “anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana” (Is 1,18).

 

0 commenti :

Posta un commento