29 settembre 2015

E se il papa “comunista” fosse un conservatore?



di Alessandro Rico

È ormai invalsa l’abitudine di predicare al papa come fare il papa. La visita di Francesco negli USA sta deludendo molti di quelli che, peraltro legittimamente, confidavano in pronunciamenti più espliciti a favore della libertà di culto e dei valori non negoziabili, in un Paese che sta conoscendo un feroce attacco contro il cristianesimo. Non è un mistero che Bergoglio non sia Ratzinger, uno capace di scatenare guerriglie con una lectio magistralis. È anche possibile che la diplomazia sia un pregio. Di sicuro, la condanna di pena di morte e traffico d’armi è in linea con il Magistero sociale della Chiesa; e tutto sommato, anche la premura ecologica per la “cura della casa comune” non è una novità – risale almeno a Paolo VI. Certo, anche qui Bergoglio ci mette del suo. Già nella Laudato si’ indirizzava al capitalismo e ad una un po’ fantomatica alleanza tra finanza e tecnica, degli strali in fondo preconcetti: è un fatto che a ridurre la povertà nel mondo abbia contribuito più il vituperato capitale, con i suoi innumerevoli difetti, che il consesso delle nazioni riunito per destinare milioni ai governi corrotti del Terzo Mondo, o il fallimentare socialismo pauperista dei vari Chavez, Maduro, Morales. D’altro canto, il pontefice sembra aver in parte accolto i rilievi di chi evidenziava l’eccessiva insistenza sui mali del fantasmagorico neoliberismo. A proposito, è interessante paragonare il discorso tenuto al Congresso con quello pronunciato alle Nazioni Unite. Francesco ha sì ribadito come etica ambientale e giustizia sociale siano strettamente connesse, ma ha poi aggiunto originalissime osservazioni su «limitazione del potere» e ruolo dei corpi intermedi. Nel definire la missione dell’ONU, il pontefice ha specificato che il ruolo di un’istituzione sovranazionale deve essere alimentato dalla preoccupazione di stabilire la supremazia del diritto, che è poi la millenaria legge naturale della dottrina cattolica e coincide con il classico principio di giustizia del suum cuique tribuere. Dunque, proprio nel mezzo di un discorso che elencava le responsabilità dei Paesi ricchi nei confronti dei poveri del mondo, Francesco non invoca la redistribuzione cara ai teorici della giustizia globale, bensì la giustizia commutativa, quella che tradizionalmente prescrive le condizioni di rettitudine negli scambi e le eventuali correzioni in caso di abusi.
Ma c’è di più. Poco dopo aver manifestato il proprio apprezzamento per l’impegno profuso dagli Stati nel tentativo di contrastare il degrado ambientale, Francesco ha specificato: «Lo sviluppo umano integrale e il pieno esercizio della dignità umana non possono essere imposti. Devono essere costruiti e realizzati da ciascuno, da ciascuna famiglia, in comunione con gli altri esseri umani e in una giusta relazione con tutti gli ambienti nei quali si sviluppa la socialità umana – amici, comunità, villaggi e comuni, scuole, imprese e sindacati, province, nazioni». E ha collegato questi requisiti alla funzione della Chiesa quale istituzione che sostiene e collabora con le famiglie nell’educazione dei figli, ricollegandosi alle stoccate sulle minacce a famiglia e matrimonio pronunciate al Congresso. Insomma, non c’è trippa per le filosofe femministe alla Michela Marzano, che sognano una scuola di Stato al servizio dell’ideologia gender. Dall’altro lato, tali considerazioni paiono avvicinare Francesco a quel “conservatorismo verde” difeso da Roger Scruton nel saggio How to Think Seriously About the Planet: The Case for An Environmental Conservatism (2012), in cui l’intellettuale britannico fonda un’efficace difesa dell’ambiente in chiave conservatrice sul sentimento dell’oikophilia, ossia l’attaccamento alle proprie radici, alla propria terra, ai propri affetti, da cui discende l’unico possibile coinvolgimento delle persone nella battaglia per salvaguardare, pezzo per pezzo, il pianeta. Minacciato tanto da inquinamento ed effetto serra che dalla scellerata ideologia ecologista, la quale costituisce in fondo la nuova frontiera della vecchia pianificazione economica, nemica dell’uomo che essa concepisce solo in quanto strumento.
Non è casuale se persino nel passaggio più “di sinistra”, dedicato all’enunciazione di quella che per Francesco costituisce «la base minima materiale e spirituale per rendere effettiva» la dignità delle persone e l’opportunità di costruire una famiglia, Bergoglio includa la libertà religiosa. Non ci si poteva aspettare che questo papa sbarcasse sul suolo americano per bacchettare i liberal, brandendo l’hashtag “defund Planned Parenthood” (la clinica abortista denunciata dai pro-life statunitensi). Il grido degli esclusi, che egli spesso invoca, comprende però anche l’ingiustizia perpetrata sui bambini non nati.

Starà ai conservatori americani decidere se consegnare a Obama un’improbabile luna di miele col successore di Pietro, magari con l’aiuto della patetica scenetta della bimba messicana figlia di immigrati, che consegna la letterina al papa – siparietto chiaramente allestito a tavolino contro Donald Trump. I repubblicani potrebbero ingoiare il rospo sull’immigrazione e rimettere sotto i riflettori le tematiche di cui sopra, che i media, di proposito o per superficialità, tendono a ignorare. Se vogliono tornare a competere seriamente per la presidenza, peraltro, costoro non possono pensare di rifugiarsi nell’elogio incondizionato dell’alta finanza e nel negazionismo anti-ecologista. Gli ambientalisti, come diceva Andreotti, saranno pure come i cocomeri, verdi fuori e rossi dentro, ma regalare la Chiesa Cattolica alla Clinton sarebbe un abominio. Già Russell Kirk, che per la destra americana dovrebbe essere vero pane quotidiano, biasimava negli anni Novanta il feticcio del “capitalismo democratico”, la libertà economica trasformata in macchietta da comizio. Se il Vangelo conta ancora qualcosa, la destra religiosa ricordi che non si può servire Dio e mammona.

 

1 commento :

  1. Molte cose ci sarebbero da dire sull'articolo di Rico. Tralascio ogni commento sulle posizioni di Bergoglio sul capitalismo, considerata sia l'ambiguità usuale del Papa su certi temi, sia l'indeterminatezza definitoria del termine "capitalismo" che può portare a contenuti assai diversi.
    Sull'ecologismo, ammiro il "wishful thinking" di Rico sul pensiero di Bergoglio, ma a mio parere siamo ben lontani dal conservatorismo da "Country Alliance" di Roger Scruton.
    Sulla discussa e discutibile "Laudati Si'" mi limito a una sola considerazione critica (ma molte altre sarebbero possibili): vi è una antiscientifica legittimazione di fenomeni indimostrati come il riscaldamento globale e soprattutto la sua origine antropica.
    Poi Rico afferma che la condanna della pena di morte farebbe parte della "dottrina sociale". E' inesatto e non soltanto alla luce della prassi millenaria degli Stati della Chiesa. Lo afferma anche la Dottrina. Il conciliatorista Catechismo della Chiesa Cattolica (2267), pure nella sua seconda versione, già emendata in senso modernista, è chiarissimo nel suo "incipit" (anche se nel prosieguo lo ammorbidisce, secondo la prassi modernista e conciliatorista d affermare e poi confondere e parzialmente ritrattare): "L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani".

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