03 settembre 2015

Elogio del Giubileo della Misericordia


di Luca Gili 

Papa Francesco ha indetto un giubileo della misericordia dall’8 dicembre prossimo al 20 novembre 2016, che cadrà in occasione del cinquantesimo aninversario dalla fine del Concilio Vaticano II. Nei giorni scorsi la stampa si è occupata della decisione di papa Francesco di concedere a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere la scomunica in cui incorrono quanti hanno commesso un aborto o cooperato alla realizzazione di questo crimine. I giornali si occupano poi dei costi che la città di Roma dovrà sostenere per attrezzarsi ad accogliere i pellegrini. Per quanto importanti siano questi temi, è forse opportuno soffermarci sul significato del giubileo.

Nella bolla Misericordiae Vultus, con cui ha indetto il giubileo, papa Francesco ha scritto:
È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza». Le parole di san Tommaso d’Aquino mostrano quanto la misericordia divina non sia affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio. È per questo che la liturgia, in una delle collette più antiche, fa pregare dicendo: « O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono». Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come Colui che è presente, vicino, provvidente, santo e misericordioso."
Il significato principale del giubileo è far conoscere a tutti gli uomini la misericordia di Dio. La Scrittura è piena di passaggi in cui la misericordia divina è celebrata. Le parole di Isaia, tra le tante che possono essere citate, esprimono bene il desiderio che Dio ha di purificarci dalle nostre colpe:
"«Su, venite e discutiamo» dice il Signore.«Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato». (Isaia, 1, 18-20)"
I vangeli sono pieni di parabole che Gesù adopera per spiegare la misericordia divina e molte rivelazioni private confermano il desiderio che il Padre di vederci riconciliati a lui. Tre le molte rivelazioni private, spiccano quelle a santa Faustina Kowalska, la mistica polacca che propagò la devozione alla Divina Misericordia e il cui diario contiene toccanti colloqui con Cristo che, ancora una volta, ci mostra l’amore infinito che ha verso noi peccatori.
Per questo motivo, durante il periodo giubilare sono offerte delle possibilità ulteriori per ottenere le indulgenze. Il tema delle indulgenze probabilmente non è uno dei più popolari nella predicazione odierna. Fu uno dei motivi del dissidio di Lutero con la Chiesa di Roma. Inoltre, le indulgenze presuppongono la dottrina del purgatorio e, se pochi ancora credono nell’esistenza di inferno e paradiso, ancor meno credo che il purgatorio esista. L’indizione del giubileo ci ricorda l’importanza delle indulgenze e le indulgenze ci ricordano che il purgatorio è una possibilità reale.
È forse opportuno ricordare alcuni punti. Esistono due tipi di peccato: il peccato mortale, che toglie la vita spirituale dell’anima, ossia la grazia santificante, e rende meritevoli dell’inferno, e il peccato veniale che, essendo di lieve entità, non distrugge la vita spirituale. Dio intende perdonare tutti i nostri peccati e ha dato alla chiesa il potere di rimetterli. Tipicamente ci confessiamo dai sacerdoti dicendo loro le nostre colpe. Ad assolverci, però, non è tanto il sacerdote, ma Cristo stesso, che ci parla mediante la grata del confessionale. Se colpevoli di peccato grave, la confessione ben fatta ristabilisce la comunione con Dio e la vita di grazia.
Resta però spesso una pena temporale da scontare, ossia una pena purificatrice che ci liberi dall’attaccamento disordinato a ciò che ci allontana da Dio. Se il peccatore ha una contrizione perfetta, tale pena da scontare è interamente condonata. Ma spesso non è così e Dio, nella sua misericordia, ci offre la possibilità di purificarci sia in questa vita, accettando le avversità e le sofferenze, sia nella vita dopo la morte, con le sofferenze purificatrici del purgatorio.
Esiste però la possibilità delle indulgenze. Le indulgenze rimettono in tutto o in parte la pena temporale che deve essere scontata dal peccatore. Se rimettono la pena per intero sono dette plenarie. Le indulgenze applicano il tesoro dei meriti dei martiri e dei santi a noi peccatori che le otteniamo. Ci sono innumerevoli possibilità di ‘lucrare indulgenze’. La recita del santo rosario in gruppo o la lettura per mezz’ora della Bibbia sono tra le opere più frequenti – alle quali si devono sempre aggiungere le ‘solite condizioni’, ossia la confessione, la comunione, la preghiera secondo le intenzioni del papa e l’affetto distaccato da ogni peccato.
Il giubileo offre molte opportunità di ‘lucrare indulgenze’ e ci ricorda il volto misericordioso di Dio. Papa Francesco fa bene a ricordarci che ciò che Dio ha davvero a cuore è riconciliarci con Lui. In quest’ottica deve essere letta anche la facoltà data ad ogni sacerdote di assolvere il peccato di aborto. Per la sua gravità, il peccato di aborto comporta una scomunica che può essere rimessa dal vescovo diocesano. Per un antico privilegio papale, i sacerdoti di alcuni ordini religiosi, come i Francescani o i Domenicani, hanno la facoltà di assolvere l’aborto. Alcuni vescovi danno questa facoltà a tutti i sacerdoti delle loro diocesi, alle volte per i ‘tempi forti’ dell’anno liturgico, come l’avvento o la quaresima. Il senso della scomunica è pedagogico: serve a sottolineare la gravità del delitto. Dando a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere l’aborto, il papa afferma implicitamente quella che in gergo tecnico è chiamata ‘giurisdizione universale e diretta’, ossia il suo primato tra tutti i vescovi. Infatti, ciò che un vescovo può fare nella sua diocesi, il papa lo può fare in tutto il mondo.
Non so se gli amici protestanti ci presteranno molta attenzione, ma la indizione di questo giubileo riafferma dottrine a loro indigeste come il primato petrino e le indulgenze. Ma a nessuno sfuggirà che Dio è misericordioso e ci attende nel confessionale e sull’altare, per purificarci e renderci simili a Lui.


 

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