04 settembre 2015

Il corretto uso della fede. O chi ha paura dell’ecumenismo?


di Enrico Maria Romano 

Con il titolo di Chi ha paura dell’ecumenismo il Vescovo di Pinerolo ha recentemente pubblicato un breve articolo sul quotidiano della Santa Sede (cf. OR, 28 agosto 2015, p. 7) per parlare del rapporto tra cattolici e valdesi, e difendere nel contempo il “cammino irreversibile” dell’ecumenismo sia in generale, sia in particolare con la chiesa valdese. Chiesa valdese a cui papa Francesco il 22 giugno scorso ha chiesto perdono parlando dal Tempio Valdese di Torino.
Nella stessa pagina dell’Osservatore il teologo Bruno Forte si mostrava molto aperto verso i valdesi parlando di “impegno comune per l’evangelizzazione”. La domanda è: quale evangelizzazione? Ricordo infatti ai lettori che i valdesi di oggi, contraddicendo perfino il loro eretico fondatore Pietro Valdo, sono favorevoli al divorzio, all’aborto, alla contraccezione, all’omosessualità, alle nozze gay, alla “laicità dello Stato”, etc. E sono altresì contrari, in questo coerentemente con la loro storia, al Primato del Papa, al Magistero della Chiesa, alla santa Tradizione, al culto dei santi, alle indulgenze e ai 7 sacramenti intesi come canali di grazia. Negano recisamente la presenza reale e sostanziale di Gesù nelle specie eucaristiche e considerano la messa come un’invenzione “romana”. Ripeto: quale evangelizzazione?
Ma non è di questo che vogliamo parlare. O meglio prendiamo spunto dal titolo dell’articolo citato per mostrare che l’ecumenismo, come è inteso e praticato comunemente oggi, deve per forza far paura ai buoni cattolici, e a tutti coloro che amano il Vangelo, che credono all’unicità della Chiesa e che sanno che esiste una sola “vera religione” che coincide con quella professata dalla Chiesa fondata su Pietro e i successori, come insegna ripetutamente il Concilio (cf. Dignitatis humanae, 1).
L’ecumenismo fa paura se si prende per buono ciò che viene detto e fatto in suo nome, e spesse volte proprio dai suoi rappresentanti ufficiali. Così il card. Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ha fatto un intervento al recente Meeting di Rimini, a dir poco ambiguo e distonico in rapporto al Magistero cattolico. Il nostro più vivo desiderio, che ci pare però un’utopia più che un anelito, sarebbe quello di essere corretti o dal summenzionato illustre Prelato o da chi ne fa le veci. Il dialogo in Ecclesia, anche attraverso la stampa e sul web, dovrebbe servire a capirsi meglio e a dare spiegazioni a chi, umilmente, non riesce a conciliare ciò che dice un’autorità della Chiesa e il medesimo Magistero della Chiesa.
L’intervento del Tauran al Meeting è stato pubblicato sull’Osservatore del 26 agosto 2015 (p. 7) con il titolo di Il corretto uso della fede. Ma secondo noi di corretto c’è poco, al di là delle intenzioni e ciò vorremmo dimostrarlo in modo accessibile.
Secondo sua eminenza a fronte dello scientismo e della morale senza Dio oggi si assisterebbe ad “un ritorno al sacro, o piuttosto a una certa religiosità”. Religiosità ambigua sottolinea il cardinale, fondata sull’assioma del believing without belonging e “senza preoccuparsi dei dogmi”. E fin qui siamo d’accordo, anche se parlare di ritorno del sacro per la diffusione dei culti orientali o della New Age ci pare improprio. Comunque sia secondo Tauran “questa nuova religiosità, spesso panteista e sincretista, traduce il bisogno di trascendenza”. Può darsi… E quindi?
Dopo questo quadro iniziale a luci e ombre (dove in realtà prevalgono le ombre del sincretismo e del panteismo), il Tauran passa a difendere non il cattolicesimo di cui è un alto dignitario, ma le religioni umane (senza specificare quali).
“Sappiamo, scrive, in effetti che le religioni possono compiere il meglio e il peggio, porsi al servizio di un progetto di santità o di alienazione, predicare la pace o la guerra”. Qui c’è già qualcosa da distinguere e da precisare. Le religioni, al plurale, possono porsi al servizio di un progetto di santità? Ma cosa può significare questo?
Certo “la Chiesa considera tutto ciò che di buono e di vero si trova nelle religioni come una preparazione al Vangelo” (CCC, 843). Ma se le altre religioni costituissero, in quanto tali, un cammino di santità, a cosa servirebbe la Chiesa cattolica fondata sopra il sangue di Cristo? Certo, che ogni verità viene, in qualche modo, dallo Spirito Santo era già noto a san Tommaso il quale non ricusò di usare le verità intuite dai pagani Aristotele, Platone, Cicerone e dagli stessi autori medioevali arabi ed ebrei.
Ma come insegna il secolare Magistero della Chiesa, nelle altre religioni però non manca mai l’errore, il dubbio, il peccato, il limite e l’inganno. Se questo non è più vero bisogna riscrivere vari brani del Concilio (cf. LG 16), del Catechismo e cancellare di netto la Dichiarazione Dominus Jesus pubblicata il 6 agosto del 2000 sotto l’autorità congiunta di GPII e del card. Ratzinger. Questa Dichiarazione era stata scritta proprio per confutare una serie di errori teologici che minavano la certezza della fede e la necessità della missione.
“Il perenne annuncio missionario della Chiesa viene oggi messo in pericolo da teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de iure (o di principio)” (n. 4).
Potrà mai darsi che un cardinale, che è per di più la massima autorità cattolica in materia di ecumenismo contravvenga a quanto già sancito, definitivamente, dalla Sede Apostolica? Lo valuti serenamente il lettore da quanto riportato.
Secondo Tauran “non esistono oggi conflitti religiosi”, ovvero non sarebbero le religioni ad essere in guerra ma i loro seguaci. Le religioni però senza i seguaci neppure esisterebbero… E poi, se anche i seguaci di tutte le religioni fossero imbelli, pacifisti e relativisti, come si desidera da più parti, resterebbe di fondo lo scontro tra visioni del mondo e dell’uomo incompatibili e auto-escludentisi. Come conciliare per esempio la morale cattolica con quella sopra vista dei valdesi? Come evitare lo scontro e la contrapposizione tra chi ritiene l’aborto un delitto e chi lo ritiene un diritto, come molte religioni del mondo?
Addirittura per evitare lo scontro religioso (mentre oggi la violenza terroristica si pratica su larga scala solo in nome di una religione…) il porporato invoca lo Stato laico il quale “non riconosce alcuna confessione per conoscerle tutte”…  O forse per cancellarle tutte in nome del progresso, della scienza e del nichilismo valoriale?
Quindi l’affondo che sa di eresia: “Tutte le religioni [si badi bene: tutte!] difendono la vita e la dignità della persona umana, sono consapevoli della dignità della famiglia, sanno riunire le persone più diverse, promuovono la fraternità e l’aiuto reciproco”…
Ma se così fosse tutte le religioni non cristiane sarebbero immuni da quegli errori che invece la Dominus Jesus, con il Magistero perenne della Chiesa, riconosce in esse.
Ma se si pensa quello che si scrive perché fare tante storie quando poi si nota che oggi si vive nel supermarket delle religioni in cui ognuno prende ciò che gli garba di più? Proprio in forza di ciò che insegna il Tauran milioni di cattolici nel mondo sono diventati negli ultimi decenni buddisti, mussulmani, evangelici, testimoni di Geova, avventisti, etc.
La Dominus Jesus, citando il Concilio, diceva ben altro. “Innanzitutto, deve essere fermamente creduto che la «Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo è il mediatore e la via della salvezza; ed egli si rende presente a noi nel suo Corpo che è la Chiesa. Ora Cristo, sottolineando a parole esplicite la necessità della fede e del battesimo (cf. Mc 16,16; Gv 3,5), ha insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo come per una porta». Questa dottrina non va contrapposta alla volontà salvifica universale di Dio (cf. 1 Tm 2,4); perciò «è necessario tener congiunte queste due verità , cioè la reale possibilità della salvezza in Cristo per tutti gli uomini e la necessità della Chiesa in ordine a tale salvezza»” (20).
Se è vero che i seguaci delle altre religioni possono ricevere la grazia divina, è pure certo che oggettivamente si trovano in una situazione gravemente deficitaria se paragonata a quella di coloro che, nella Chiesa, hanno la pienezza dei mezzi salvifici” (22).
Questi due punti sono negati, in modo forse implicito ma non troppo, dall’idea che emerge dalla relazione del cardinale secondo cui tutte le religioni sono cammini di salvezza e portatrici di pace e benessere.
Gli errori, le eresie, le assurdità, le menzogne presenti nelle principali religioni del mondo (dalla poligamia islamica alla negazione della divinità di Cristo e al politesimo, dall’ateismo pratico del buddismo all’amoralità presente più o meno in tutte le spiritualità d’Oriente, fino al sacerdozio femminile e al sola scriptura degli eredi della Riforma) oltre a costituire un ostacolo alla salvezza per i loro membri sono altresì dei grandissimi attentati alla pace, alla serenità, alla famiglia e alla stessa civiltà umana come tale.
Concludeva la Dominus Jesus scrivendo: “La presente Dichiarazione, nel riproporre e chiarire alcune verità di fede, ha inteso seguire l'esempio dell'Apostolo Paolo ai fedeli di Corinto: «Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto» (1 Cor 15,3). Di fronte ad alcune proposte problematiche o anche erronee, la riflessione teologica è chiamata a riconfermare la fede della Chiesa e a dare ragione della sua speranza in modo convincente ed efficace. I Padri del Concilio Vaticano II, trattando il tema della vera religione, affermarono: «Noi crediamo che questa unica vera religione sussiste nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato il compito di diffonderla tra tutti gli uomini, dicendo agli apostoli: “Andate dunque, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20). E tutti quanti gli uomini sono tenuti a cercare la verità , specialmente in ciò che riguarda Dio e la sua Chiesa e, una volta conosciuta, ad abbracciarla e custodirla” (23).

La fede cattolica, ben illustrata dalla Dominus Jesus, e la stessa ragione umana ci dicono di opporci ad un relativismo di tipo religioso che appare sempre più come l’altra faccia dell’ateismo e del laicismo.

 

1 commento :

  1. Ottima relazione. Per chi volesse approfondire, il tema è sviscerato in Stat Veritas (Lindau) di Romano Amerio. E anche lì, ahinoi, si conclude chiosando un ambiguo testo pubblicato su OR.

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