10 settembre 2015

La bellezza del Matrimonio Cristiano #1


di Alessio Calò

Basta, non ce la faccio più. Si continua a parlare di separazioni, divorziati risposati, nullità del matrimonio, scioglimento del vincolo... BASTAAAA! E che diamine! Se penso che noi cattoblogger - che proviamo con tutti i nostri limiti a fare un po' di sana informazione - continuiamo a parlare di queste cose tristi e soprattutto brutte - permettetemi di dire brutte, brutte, brutte (ma di una bruttura metafisicamente intesa, ovvero contraria alla Bellezza dell'Assoluto) - mi viene un senso di affanno, mi manca l'aria, mi manda in depressione, mi rende svogliato (e questo la redazione sa quanto sia vero).
Partendo da uno spunto di Fabrice Hadjadj ("C’è bisogno di news, e dunque di cose nuove, ma queste cose nuove ci fanno perdere di vista ciò che già c’è, ciò che è donato. La loro pretesa novità vuole essere dimostrazione di potenza ma in verità si fonda sull’incapacità di meravigliarsi, e conduce così alla scomparsa dell’umano a vantaggio del trans-, del post- o dell’inumano… Noi proveremo a fare qui una cosa diversa. Parleremo dell’umano, per quel poco che gli resta."), vi annuncio il mio impegno a partire da oggi a scrivere una rubrica (anche se per precauzione non fisso cadenza né durata) sulla bellezza del Matrimonio cristiano, benedetto da Dio fin dalle origini ed elevato da Cristo a sacramento, in cui attingerò ampiamente dalla sapienza bimillenaria della Chiesa. Affido questa rubrica ad un Santo che ha fatto del Matrimonio il vessillo del suo Pontificato, il Santo Giovanni Paolo II: pregate affinché mi sproni la volontà e mi illumini l'intelletto.

Allora, partiamo con la rubrica. Ho scritto sopra che il matrimonio è stato benedetto da Dio fin dalle origini. Diciamo che ce n'è già abbastanza per un primo articolo: il matrimonio come creazione di Dio fin dal principio si potrebbe definire - forse osando - la Sua più bella invenzione. Parlando di creazione non posso che fare riferimento ai primi tre capitoli della Genesi (in particolare il secondo racconto della creazione, Gn 2,4b-25): da lì (con un po' di Catechismo e di sana teologia) verranno alcune mie riflessioni.


Il matrimonio come realtà naturale è un concetto da sempre presente nel Magistero: il Catechismo, al punto 1603, dice che "la vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore". Si tratta di una vocazione che realizza pienamente quella relazionalità che differenzia l'uomo dalle altre creature terrestri (derivavando dalla sua natura spirituale), e che si presenta nel momento in cui l'uomo non trova (e con immensa gioia) un aiuto che gli sia simile. Nell'enciclica Caritas in Veritate, al punto 53, Benedetto XVI scrive che la solitudine è una delle più profonde povertà che l'uomo possa sperimentare, e sottolinea che tutte le altre povertà (di tipo materiale e spirituale) nascono dall'isolamento, dal non essere amati e dalla difficoltà di amare: in effetti, e questa è una verità di cui facciamo ogni giorno esperienza, "la creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali", in particolare quella con Dio. Di questa relazionalità fa parte anche la sessualità, essendo l'uomo un essere di carne e spirito, di corpo e anima. Come ci insegna la buona filosofia, l'anima è la forma ed il fine del corpo, il quale è segno di comunicazione e racchiude il senso relazionale dell'essere umano: esso rende presente la persona e attua in modo proprio le relazioni personali. La persona è sessuata perché è corporale: il sesso non è una parte del corpo, ma lo costituisce, e la diversità fisica è una differenza naturale che pervade l'intera persona e rappresenta due modalità dell'essere umano.
Dio inoltre non solo crea maschio e femmina, ma li crea come coppia, e l'unità dei due è il frutto di una scelta libera (che comporta l'abbandono dei genitori) che coinvolge intelletto e volontà, ma che è anche un'unità della e nella carne, fondata sulla complementarietà sessuale, in ordine alla procreazione, una missione ("siate fecondi e moltiplicatevi"). In questo modo la copula diventa atto proprio degli sposi, nella quale uomo e donna si donano mutuamente la potenzialità di diventare padre e madre: i due diventano un unico principio di generazione, origine di nuove relazioni. La sessualità conferisce dunque una potenzialità divina, la pro-creazione, ovvero la capacità di porre in essere un altro individuo, anche lui chiamato a vivere le proprie relazioni interpersonali, tra cui quella con il Signore, partecipando a quel disegno salvifico pensato da Dio prima della creazione del mondo. Meraviglioso.
 

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