21 settembre 2015

La Miss Italia del paese reale


di Salvatore Cammisuli

Non sapevo che esistesse ancora «Miss Italia» e probabilmente avrei continuato a vivere serenamente in questa ignoranza se sulle piattaforme sociali (per gli anglofili, social networks) non si fossero scatenate due polemiche dopo l’elezione dell’ultima miss.
La prima polemica riguarda la stessa eletta, una diciottenne della provincia di Viterbo, ragazza bella ma non bellissima, a detta dei detrattori. Ma in fondo questa è una polemica consueta: tutte le ragazze dicono che, dài!, non è poi così bella, e i fidanzati non possono smentire, per la loro incolumità. Diversi hanno notato che la nuova Miss ha i capelli corti e – dicono – questo la fa sembrare un maschio. Da brutto reazionario posso dire che comunque una miss che sembra un maschio è comunque meglio di una miss che è un maschio. En passant: un vecchio articolo del regolamento di Miss Italia prevede che le candidate siano femmine dalla nascita. Non so se la regola è già stata «superata», come si dice in questi casi.

Polemica più interessante è quella sui gusti storici della neoeletta miss. Alla domanda del giurato Claudio Amendola, attore dei Cesaroni (capite già la gravità dell’argomento) su quale fosse l’epoca storica in cui sarebbe voluta vivere, la eligenda miss, nel suo costume da bagno, ha risposto che sarebbe voluta vivere nel 1942 «per vedere realmente la seconda guerra mondiale, visto che i libri parlano pagine e pagine, beh la volevo… vivere». Apriti cielo!
Ora, mettetevi nei panni di questa povera liceale (metaforicamente, intendo dire): i suoi compagni di classe che s’interessano di politica si spaccano tra fascisti e comunisti. L’imprescindibile valore politico gelosamente custodito delle Vestali del politicamente corretto è l’antifascismo. Intorno alla guerra si appuntano tutte le solennità del calendario liturgico civile (25 aprile, 2 giugno) e incivile (10 febbraio). Ogni anno per una settimana la scuola e la televisione di Stato la martellano con le storie degli ebrei e dei partigiani perseguitati dai fascisti.
La stessa parola «fascista» è l’ultimo insulto rimasto nella società del pluralismo e del capriccio elevato a diritto – ed è, del resto, un insulto polifunzionale: si può applicare a tutto. Hitler, uno dei tanti criminali di quel romanzo splatter che è stata l’ultima coppia di secoli, le è stato presentato fin dalle fasce come l’archetipo del Male; il genocidio degli ebrei, una delle tante ecatombi celebrate sugli altari delle ideologie, le è stato spiegato come il Massimo Crimine della Storia; i partigiani le sono stati raccontati come i migliori paladini del Bene mai apparsi sulla terra… permettete che un po’ di curiosità le venga?
E del resto, quale altra epoca avrebbe dovuto scegliere? È esistito qualcosa prima della seconda guerra mondiale? La memoria – a maggior gloria della Rivoluzione – è stata soppressa. Nella mente dei liceali il passato è una piatta brughiera. Un amico m’ha raccontato che, spiegando a uno studente l’editto di Tessalonica (anno di grazia 380), si è sentito domandare: «E dopo che c’è? Hitler?».
Il passato è come il nonno lasciato alla casa di riposo: sappiamo che esiste ma è meglio lasciarlo dov’è perché tanto è noioso e non serve a niente. Sia chiaro, ci sono le eccezioni: quand’è il momento di attaccare i cattolici, ad esempio, tutti si ricordano che i Crociati facevano le guerre per convertire i Mori, che Galileo Galilei è stato torturato e messo al rogo, che l’Inquisizione nel Medio Evo bruciava gli eretici, le streghe e, secondo gli ultimi aggiornamenti, gli omosessuali.
Il resto non esiste: i cattolici a un sondaggio su quali sono stati i due papi del Concilio Vaticano II possono rispondere Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, secondo i partecipanti a un quiz televisivo Ezra Pound ha visitato l’Italia nel 1979 e così di seguito seguitando: a meno che non ci sia da resuscitate Lutero per dedicargli una piazza, tutto è appiattito sulla contemporaneità. Il passato è stato abrogato. Amen.


Post scriptum: a dire la verità, la miss ha aggiunto un dettaglio: «tanto so’ donna: il militare non l’avrei fatto, sarei stata a casa!». Il maschio va alla guerra e la femmina resta a lavare i piatti: limpido esempio di pregiudizio di genere. Urge un piano straordinario del Ministero dell’Istruzione per la rieducazione gender in tutte le scuole di ordine e grado. Per la storia si può aspettare.

 

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