14 settembre 2015

Motu proprio divorzista?


di Satiricus

Negli scorsi giorni ho proposto qualche commento al Motu Proprio, senza pretese e senza molti filtri (mi dovrò confessare per imprudenza). Chi desidera, può vedere l’articolo precedente. Redarguito dal mio editor, concludo le mie riflessioni con pochi e sparsi pensieri.
Continuo a non sentirmi in grado di giudicare la portata effettiva del testo, né dal punto di vista canonico, né da quello pastorale. Non so quindi se abbia ragione De Mattei quando sostiene che canonicamente si è sostituito il favor matrimonii col favor nullitatis e quando – prendendo un esempio previo di Burke – indica che alcune pastorali matrimoniali in America hanno già mostrato a suo tempo esiti deleteri ai fini della tenuta coniugale (con annessi e connessi disastri spirituali): “Il cardinale Burke ha ricordato come esiste in proposito una catastrofica esperienza. Negli Stati Uniti, dal luglio 1971 al novembre 1983, entrarono in vigore le cosiddette Provisional Norms che eliminarono di fatto l’obbligatorietà della doppia sentenza conforme. Il risultato fu che la Conferenza Episcopale non negò una sola richiesta di dispensa tra le centinaia di migliaia ricevute e nella percezione comune il processo iniziò ad essere chiamato “il divorzio cattolico” (Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica, Cantagalli, Siena 2014, pp. 222-223)...

“Al favor matrimonii si sostituisce il favor nullitatis, che viene a costituire l’elemento primario del diritto, mentre l’indissolubilità è ridotta a un “ideale” impraticabile”. (SIC)
Certo è che pochi momenti potevano essere tanto sbagliati per pubblicare un simile Motu Proprio. Oppure no?
Papa Francesco voleva gambizzare i tradizionalisti o voleva ammansire i progressisti? Volere a parte, quale effetto avrà un simile provvedimento sul sinodo della Famiglia? Anzi, per unirci al coro del Washington Post: che senso ha convocare i vescovi al Sinodo, se uno dei provvedimenti più clamorosi è già stato preso?
Scarsa collegialità, scarsa prudenza, scarsa resistenza e forse Burke scacciato non tanto per le chiroteche, quanto per l’opposizione al favor nullitatis. (SIC)
Tornando ad altra questione, nella più benevola delle interpretazioni ho tentato gli scorsi giorni di distinguere morale, diritto e psicologia (sempre nell’articolo precedente di questa serie). Serve un'aggiunta: l’aggiornamento psicologico, al fine di sostenere l’evoluzione degli accidenti antropologici dell’epoca contemporanea, non deve esser però né inteso né usato quasi a sostenere una modifica radicale della natura umana substantialiter, e più in generale si richiede che la sfumatura psicologica sia presa non nel senso degli psicologismi riduzionismi di freudiana germinazione, ma nel senso forte di quella psicologia tradizionale, ontologicamente e veritativamente fondata, che ha nella sapienza dei direttori spirituali (soprattutto Padri orientali) il suo modello e guida.
Sarà un macello, ma non mi preoccupo, e non perché mi accascio su auto-compiacimenti individualistici (SIC). Non mi preoccupo perché: 
1) Burke stesso insegna che a certi errori si può porre rimedio, anche se con alcuni decenni di ritardo; 2) l’Africa terrà duro; 3) l’Occidente calerà le braghe, ma tanto gli occidentali a breve saranno massacrati dall’orda dei migranti, nel finto scandalo e compiaciuto sogghigno dei burocrati laicisti.

 

1 commento :

  1. Permettimi una precisazione: io non mi preoccupo perchè credo ancora nella promessa di Gesù che i cancelli degli Inferi non prevarranno. E Gesù è ormai, a tutto gli effetti, l'unica Persona di cui cui mi fido. PMF

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