28 settembre 2015

Per “La Stampa” mamma e papà non servono più. Ma è una bufala.


di Giuliano Guzzo

«Noia, sesso stanco, litigi per i figli: le coppie omo e eterosessuali si assomigliano nella crisi ma le prime ci mettono più impegno per risolverla e restare uniti. È questa la traccia della conferenza “La famiglia omogenitoriale: nuovi orizzonti, nuovo benessere”» si legge sul sito de LaStampa.it in un pezzo firmato da Alessandra Di Pietro che francamente somiglia tanto ad uno spot alle “famiglie arcobaleno”, le quali – oltre che maggiormente equilibrate – risulterebbero pure l’ambiente ideale per la crescita dei figli, dal momento che in queste, rispetto alle famiglie vintage composte da papà e mamma, si riscontrerebbe «una maggiore comunicazione». E’ proprio così? L’articolo in questione, volto a presentare una conferenza il cui citato titolo – “La famiglia omogenitoriale: nuovi orizzonti, nuovo benessere” – tradisce analogo trionfalismo targato LGBT, non sembra lasciare margine a dubbi, eppure una sua lettura minimamente attenta fa sorgere il sospetto che, forse, si sarebbe dovuti essere più cauti. 

Nel testo si trovano infatti appena due rinvii a ricerche che dovrebbero definitivamente sdoganare quell’incompresa – dai bigotti, s’intende – meraviglia che è la “famiglia arcobaleno”. Il primo è a un elenco di studi corposo ma privo di qualsiasi spiegazione – ma la quantità non è qualità -, il secondo è ad uno studio italiano (Sexuality Research and Social Policy 2015, Vol.12;1) realizzato su 40 genitori omosessuali e 40 eterosessuali, con campionamento di convenienza [1], che non consente – né potrebbe farlo – alcuna valutazione generale, e senza considerare fattori decisivi come per esempio classe sociale e quindi possibilità economiche: «There were important limitations to our study», ammettono gli stessi autori. Ma per il barbaradursismo imperante – e per i tanti giornalisti che ne sono campioni – questo conta zero, così preparatevi pure a leggere ancora, e a sentirvi ripetere, che «tutti gli studi» dicono che mamma e papà sono ferri vecchi e che – come direbbe l’hippie interpretato da Verdone in “Un sacco bello” – è l’amore che vince, perché finisce sempre così.

[1] Viene chiamato campionamento di convenienza perché «legato alla semplicità dell’estrazione, o al basso (inesistente) costo di estrazione»: Levine D.M. – Krehbiel T.C. – Berenson M.L., Business Statistics, Pearson 2006 (trad.it Statistica, Apogeo 2006, p.221); nello specifico, i “genitori omosessuali” partecipanti a questo studio, non scelti casualmente fra la popolazione, sono stati reclutati direttamente – si legge nell’articolo – presso l’«Italian Rainbow Family Association».
 

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