19 settembre 2015

Se l'iPhone vale un rene

di Giuliano Guzzo
A raccontarla viene da ridere, o da piangere: dipende da come si preferisce intenderla l’avventura di due cittadini cinesi, tali Wu e Huang, i quali – stando a quanto diffuso dal China Daily – nei giorni scorsi sarebbero arrivati a negoziare la vendita di un rene ciascuno pur di racimolare i quattrini per acquistare il nuovo iPhone 6s; e sarebbero pure giunti, attraverso internet, a contattare un mediatore che li avrebbe inviatati a sottoporsi a test medici in un ospedale di Nanjing, per poi dileguarsi all’improvviso. Conseguentemente uno dei due, Wu, si sarebbe arreso denunciando tutto alla polizia, anche per fermare Huang, a differenza sua intenzionato – pur di non perdersi l’ultimo gioiellino Apple – a procedere con la ricerca di un acquirente dei propri organi.
Reale che sia o meno che sia la vicenda – c’è ovviamente da augurarsi non lo sia -, non c’è dubbio che, se non è accaduta, un giorno non lontano potrebbe verificarsi, a giudicare non tanto dalla Apple mania, ma dal generale rovesciamento di valori dei quali siamo, per la verità ormai da diversi anni, testimoni, con gli uomini di fatto sottomessi alle cose che credono di possedere, vittime di un processo di dipendenza inconsapevole e, proprio per questo, ancora più micidiale. E dire che per uscirne, per liberarsi dalla prigione di un consumismo talmente estremo nel quale è l’uomo a mercificarsi volontariamente, basterebbe ricordarsi che senza lo smartphone l’uomo è vissuto comodamente per millenni, ma senza l’uomo neppure il cellulare più primitivo sarebbe esistito: qualcosa vorrà pur dire, a proposito di ciò che conta davvero.
 

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